Panchina con vista

“Affaticato dal camminare, mi siedo su una panchina, testimone ammirato del modo con cui quel fiero dominatore, ch’è stato per millenni l’eroe del giorno e lo sarà fino all’ultimo giorno, del modo con cui il sole nel suo tramonto di fuoco investe delle sue figurazioni l’intero paesaggio, mentre il mio occhio portandosi al di là del muro che circonda il giardino, contempla quell’eterno simbolo dell’eternità: l’orizzonte infinito”.
Søren Kierkegaar

… Quando c’erano i Cannoni e le Caserme…

Quando anche con un cielo terso vicino alla Lanterna i nembi volavano bassi. Ma non erano soffici nuvole bensì colonne di fumo prodotte dai colpi di cannone.

Quando intorno al Faro, a difesa del porto erano state predisposte e potenziate, a varie riprese, volute dai Savoia, le batterie di cannoni di San Benigno. Tale artiglieria, continuò ad essere presidiata e puntigliosamente mantenuta in funzione grazie a regolari esercitazioni fino al 1915, anno della sua definitiva dismissione.

Sul sovrastante colle di San Benigno, dove un tempo sorgeva l’omonimo secolare monastero (XII sec.) intitolato a San Paolo, d0po i moti del 1849 furono erette, per volere del generale La Marmora, anche due grandi  Caserme adibite ad ospitare la truppa.

“A sinistra la . Al centro e a destra ledue caserme di san Benigno. Cartolina del 1912.

Vennero anch’esse dismesse nel 1920 e poi, nel 1925, definitivamente demolite.

Storia di un faro…

di una fortezza, di una torre, della …..

La tradizione per convenzione adotta il 1128 come anno di fondazione del nostro Faro ma si sa che già precedentemente, nel luogo dove sarebbe poi sorta si bruciavano steli di brisca, la ginestra raccolta a Briscata in Val Bisagno, per comunicare con le navi.

La Lanterna aveva la duplice funzione di faro e fortificazione e tutti gli utenti del Porto erano tenuti a contribuire alla sua manutenzione.

"La Lanterna al tramonto".
“La Lanterna al tramonto”. Foto di Irene Tasso.

A partire dal 1320 venne dotata di cinquantadue lampade ad olio e di vetri piombati provenienti da Altare e Masone.

Nel ‘500 ai suoi piedi, per volere dei francesi, venne edificata la fortezza della Briglia per controllare la città dal mare così come facevano dal Castelletto da terra.

I Genovesi si ribellarono e distrussero i simboli dell’occupazione straniera.

Nel demolire la Briglia la Lanterna venne danneggiata e rimase per circa cinquant’anni senza un piano, a metà.

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” Veduta di ”. Lanterna e Torre dei Greci a presidio dell’arco portuale, opera di Cristoforo Grassi 1597 Museo Navale di Pegli. Il quadro rappresenta la parata militare della spedizione cristiana voluta da Papa Sisto IV e dal Cardinale Paolo Fregoso per liberare nel 1481 Otranto dai Turchi”.

Come la vediamo noi oggi risale a metà del ‘500 e da allora ha sopportato valorosa i bombardamenti del 1684 del Re Sole, del 1746 della Rivolta anti austriaca del Balilla, del 1849 del piemontese La Marmora, del 1800 degli inglesi che assediavano il generale napoleonico Massena, fino a quelli della seconda Guerra Mondiale.

Comprendendo la scogliera di Capo di Faro, Promontorio o San Benigno, che dir si voglia, su cui svetta, alta 117  metri, la Lanterna ci illumina e ci protegge in “saecula saeculorum”.

Storia del nipotino della Lanterna…

 

Più o meno nella stessa posizione in cui era ubicata la scomparsa antenata, la Torre dei Greci, nel 1820 venne collocato il Faro del Mandraccio, affettuosamente soprannominato “il Lanternino”.
La costruzione durò poco più di un secolo perché, nel 1929, con l’avvento dei grandi transatlantici che necessitavano di maggior spazio per le loro manovre, venne abbattuta.
In Copertina: “Il Lanternino del Mandraccio, cartolina tratta dalla Collezione di Stefano Finauri”.

Storia dell’altra Lanterna…

… di un faro che non c’è più … ormai dimenticato…
Nel 1324 i “Salvatores portus et moduli” deliberano la costruzione di una nuova torre destinata a presidiare il lato levantino del porto.
È tempo dunque che madre partorisca e che la Lanterna abbia una sorella.
Viene posizionata nella zona degli attuali Magazzini del Cotone, davanti al Baluardo e alla .
Il suo nome deriva dal fatto che, quello di S.Marco al Molo, il quartiere dove viene eretta, è la zona dove i mercanti greci avevano le loro abitazioni e vi gestivano traffici e merci.
Per circa 300 anni la Torre dei Greci ha coadiuvato la nel difficile compito di proteggere il porto e difendere la città.

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“La Torre dei Greci” dettaglio del 1520 circa…

Nel ‘600, in seguito ai lavori resisi necessari per l’ampliamento del Molo, è stata demolita.
Di tutto ciò resta solo il prezioso ricordo testimoniato da numerose “vedute” di quadri, stampe e incisioni, come quella qui rappresentata del 1520.