Avere niente e sentirsi padroni…

“Giro per le strade di , è la mia città. Voi gente normale non potete apprezzare cosa si prova ad essere come me, a non aver niente e nello stesso tempo sentirsi padroni”.

Cit. Bruno Lauzi

… pensiero che non è poi molto diverso dai versi del cantore napoletano Pino Daniele quando racconta della sua terra…

“Chi tene ‘o mare
cammina see’a vocca salata
chi tene ‘o mare
‘o sape ca è fesso e cuntento.
Chi tene ‘o mare ‘o ssaje
nun tene niente…”.

Mareggiata a Boccadasse foto di Leti Gagge.

Genovesi d’Oriente

“La torre Galata da quasi 700 anni svetta su Istanbul a secolare ricordo delle glorie genovesi”.

“Nessuno appartiene a quanto i genovesi d’Oriente. Nessuno sa amarla come loro. Per quanto essa cada, la vedono in piedi; per quanto imbruttisca, la vedono bella; per quanto sia rovinata e schernita, la vedono prospera e sovrana. Del suo impero non resta niente, niente eccetto la Corsica e quella magra repubblica costiera dove ogni quartiere dà le spalle all’altro, dove ogni famiglia augura la peste all’altra e dove tutti maledicono il re cattolico pur continuando a sgomitare nell’anticamera dei suoi rappresentanti; nel cielo dei genovesi in esilio, invece, brillano ancora i nomi di Cafra, di Tana, di Jalta, di Mavocastro, di Famagosta, di Tenedo, di Focea, di Pera e Galata, di Samotracia e Cassandra, di Lesbo, di Lemno, di Samo, di Icaria, di Chio e di Gibelleto – tante stelle, tante galassie, tante strade illuminate!”

Cit. Amin Maalouf

Nella foto la Torre Galata svetta su Istanbul.

La città dei miracoli

, con i suoi colossali bastimenti famosi allora nel mondo intero, con le sue case ammonticchiate che spuntano come candele – l’ho amata e l’amo ancora.
Anche Genova bisogna incontrarla venendo dal mare. Avendo proclamato a gran voce che l’amavo, mi sono visto arrivare lettere, segni di amicizia. Ma anche delle domande: dicevo proprio quello che pensavo? Anche in tempo di maestrale, che cola come una sfilza di rivoletti ghiacciati per strade e stradette, Genova mi incanta. Dalla città alta un breve movimento delle spalle, una svolta ad angolo retto, ed eccovi nella città vecchia, nera, un altro universo, segreto, pieno di odori forti… Siete perduti. Ci si riprende, si torna alla ragione solo al termine del pendio, quando appare il mare.

Questa straordinaria città divorante il mondo è la più grande avventura umana del secolo XVI. Genova sembra allora la città dei miracoli”.

Cit. .

Foto di Leti Gagge.

L’incanto di Santa Croce

Di notte l’incanto di Santa Croce

ti rallenta il respiro,

ti toglie la voce.

Alla luce dei lampioni le ombre tetre

ammantano il crepuscolo del fascino

di quelle millenarie pietre.

Dall’edicola della chiesa scomparsa

per volere di Napoleone

e della sua farsa,

protegge e osserva San Giovanni

la piazza da quasi trecento anni.

L’anima intanto cerca pace

e mentre intorno tutto tace

dal volto sgorga inspieganile il pianto

se Santa Croce intona il suo canto.

Ma ora lascio la parola ai poeti… quelli veri!

“Aprimmo la finestra al cielo notturno. Gli uomini come spettri vaganti : vagavano come gli spettri: e la città (le vie le chiese le piazze) si componeva in un sogno cadenzato, come per una melodia invisibile scaturita da quel vagare. Non era dunque il mondo abitato da dolci spettri e nella notte non era il sogno ridesto nelle potenze sue trionfale? Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull’infinito, che tutto ci appare ombra di eternità? A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza? La luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia dietro la chiesa bizantina”.

Cit. .

Foto di Leti Gagge.

Hanno il dominio del mare

“La città è circondata da mura e gli abitanti non sono governati da un re, ma da magistrati che nominano a loro piacimento. Ogni cittadino ha sulla casa una torre, e nei periodi di guerra si combattono fra di loro dall’alto delle torri. Hanno il dominio del mare; costruiscono delle imbarcazioni chiamate galeras e compiono atti di pirateria contro ʾEdom e Išmaʿʾel, dal paese di Javan fino alla Sicilia, ed il bottino dei loro saccheggi lo riportano da ogni parte a . Sono in guerra permanente con i Pisani”.

Cit. .

Fot di Leti Gagge.