Piazza Cavour

In Piazza Cavour gli arredi in legno stile vecchia osteria della trattoria Cavour 21 sono collocati su un tratto di strada notevolmente rialzato rispetto al livello della piazza stessa.

Si tratta di quel che rimane dell’antico tracciato della ripa coltelleria, ovvero la naturale continuazione di Sottoripa, demolito nel 1865 per la costruzione di Via Turati.

Ripa coltelleria – si chiama così – perchè qui fin dal 1262 avevano sede le botteghe della corporazione dei coltellieri. Le attività e i commerci di tali artigiani raggiunsero tra sei e settecento il periodo di maggior splendore.

Proprio come in Sottoripa infatti gli edifici, caratterizzati da logge e coperti dai portici, presentano ancora brani originali dell’acquedotto medievale.

Bellezza…

In copertina: Piazza Cavour. Foto di Leti Gagge.

Vico del Fieno

Ubi fenum ponderatur, ovvero dove veniva pesato il fieno.

Nasce così, in una contrada che, fin dal XII secolo ricca di scuderie, necessitava di continuo foraggio per gli animali, il toponimo di Vico del Fieno.

In epoca successiva il caruggio veniva popolarmente identificato come il caröggio di camalli.

Si tratta di un caruggio poco noto ma onusto di significative testimonianze del passato: portali, portalini, edicole votive, medaglioni e archetti sono presenti un po’ ovunque.

In particolare al civ. n. 9r, edificio del XVII appartenuto alla nobile famiglia De Fornari e demolito dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, nel 1751 venne istituita l’Accademia Ligustica di Belle Arti.

Del palazzo originario resta visibile, affacciata su vico della Neve, la loggia.

In primo piano nella foto al civ 18 si trova, nei suggestivi locali liberty di un ex bordello, il ristorante I Cuochi uno dei più rinomati del centro storico.

La Grande Bellezza…

In copertina: Vico del Fieno. Foto di Maria De Mattia.

Fantasie…

In quella che un tempo era la popolosa Via della Madre di Dio odierni giardini Baltimora, all’altezza dello svincolo sopraelevata e Corso Quadrio, si staglia un enorme edificio a specchi.

Nell’ammirare il verde paesaggio riflesso nelle sue finestre me lo sono immaginato come un gigantesco televisore a cristalli.

Allora ho fantasticato su come sarebbe stato bello premere un pulsante dell’ipotetico telecomando e d’incanto veder riapparire sullo schermo il grigio ardesia dei millenari quartieri demoliti.

Bellezza…

In copertina: Foto di Leti Gagge.

Via delle Grazie

In via delle Grazie al congiungimento con via delle Camelie si passa sotto un archivolto in pietra che un tempo era parte di una loggia.

Ne sono inconfutabile testimonianza, seppur in pessimo stato di conservazione, due colonne in conci bicromi con capitelli cubici intarsiati a grappoli d’uva e cordonati.

Era questa l’antica via – detta appunto delle Grazie – che, svoltando sotto l’archivolto, conduceva al santuario delle Grazie meta dei pellegrinaggi dei marinai che vi chiedevano protezione.

All’angolo si notano ancora i resti di un’edicola in pietra contenente un dipinto raffigurante la Madonna delle Grazie oggi ormai illeggibile.

A fianco dell’archivolto spicca l’insegna della Bottega del Conte un locale assai particolare, oggi quasi un caffè museo, che ospitava in passato una bottega di alimentari.

All’ingresso del piano strada c’è una vasca in marmo dove veniva conservato lo stoccafisso. Scendendo i due piani sotterranei attraverso ambienti i pietra e laterizio si accede infine alle cantine e alle antiche cisterne.

Bellezza…

In copertina: Via delle Grazie. Foto di Francesco Auteri.

Piazzetta dei Maruffo

Dietro la chiesa di San Giorgio la piazzetta dei rivendica il suo spazio lottando per un briciolo di sole.

I o Maruffi erano originari dello spezzino e avevano importanti possedimenti a Sestri Levante.

Dopo il 1100 si trasferirono nel ponente genovese (Voltri, Rivarolo, Coronata) e si distinsero nelle guerre contro Pisa Venezia.

In virtù del prestigio conquistato, acquisirono proprietà anche nel centro storico. Ne sono ulteriore testimonianza il palazzo nobiliare in Canneto e, soprattutto, la poderosa torre eretta nel XIII sec. Persino l’Archivolto Baliano che comunica con Piazza Matteotti, un tempo era chiamato dei Maruffi.

Bellezza…

In copertina: Piazzetta dei Maruffo. Foto di Stefano Eloggi.

Piazzetta di San Giovanni il Vecchio

Sul lato sinistro della cattedrale si apre proprio davanti all’omonimo portale la minuscola quanto graziosa piazzetta di San Giovanni il Vecchio.

L’entrata in chiesa da questo lato è chiusa da una modesta cancellata che impedisce di godere appieno dei curiosi fregi che adornano l’ingresso.

Secondo la tradizione cristiana la parte sinistra dell’edificio rappresentava la componente oscurata del creato. Si spiegherebbero così le creature mostruose che lo decorano.

Sulla porta di accesso al Battistero invece si può ammirare, quasi dimenticato dai pedoni assorti nel loro vorticoso andirivieni in via San Lorenzo, il cinquecentesco rilievo con il Battesimo di Gesù.

Il prezioso manufatto è attribuito al magistrale scalpello di Niccolò da Corte.

In copertina: Piazzetta di San Giovanni il Vecchio. Foto di Giovanni Caciagli.

Bellezza…

Piazzetta Metelino

Nella zona di Pre’ dietro al vico di Santa Fede che prende il nome dall’omonima chiesa si apre inaspettato un piccolo spiazzo intitolato a Metelino.

L’antica chiesa, nella sua conformazione originale, un tempo era orientata proprio verso la piazzetta.

Guardano il cielo infatti si vede ancora spuntare il campanile inglobato nell’edificio che ospita le aule universitarie.

Metelino o Mitilene, l’antica Lesbo, è l’isola maggiore delle Sporadi nella quale i genovesi a seguito del Trattato del Ninfeo del 1261 ebbero vantaggiose concessioni commerciali e giurisdizione consolare.

Fino al XVI sec. le nobili famiglie dei Cattaneo prima e dei Gattilusio poi vi esercitarono il potere – con il benestare degli imperatori bizantini – come signoria personale.

La principale risorsa dell’isola era l’allume di rocca dal cui traffico i genovesi traevano grandi ricchezze.

La Grande Bellezza…

In copertina: Piazzetta Metelino. Foto di Stefano Eloggi.

Piazza San Bernardo

In piazza San Bernardo di fronte alla storica vineria Moretti si trova l’Oratorio dei Santissimi Pietro e Paolo.

L’edificio religioso venne realizzato proprio davanti alla scomparsa chiesa di San Bernardo nella cui area sono sorte la vineria di cui sopra e la scuola Baliano.

L’oratorio che venne costruito nel 1722 presenta un significativo altare marmoreo e diverse opere di artisti di scuola genovese.

Nel 1918 venne adibito a deposito della carta dal quotidiano “Il Secolo XIX”.

Attualmente facente capo alla parrocchia di San Donato subisce restauri ciclici e non è visitabile.

A fianco dell’oratorio sul fronte del civ. n. 30, casa natale di Goffredo Mameli, sono affisse due lapidi che celebrano la rivolta antiaustriaca del Balilla nel 1746.

Le due lapidi di Piazza San Bernardo.

La prima recita:

I Figli degli Uomini del 1746 / Sentono / Quali Doveri / Importi / Il pensare ai loro Fratelli / che seppero Morire.

La seconda declama:

I Goliardi Genovesi / nel Giorno Sacro alla Vittoria del Popolo / Gloriando le Nuove Battaglie / per la Cacciata degli Austriaci / in Votivo Pellegrinaggio ad Oregina / dalla Casa Dove Nacque / Goffredi Mameli / Rinnovano / con le Parole del Vate dell’Italia Ridesta / la Serbata Promessa – X. XII. MCMXVI.

La Grande Bellezza…

In copertina Piazza San Bernardo. Foto di Leti Gagge.

Salita Santa Brigida

Percorrendo Via Balbi sulla destra, quasi in fondo direzione Principe, si incontra Salita Santa Brigida.

L’inizio della creuza è impreziosito dallo scenografico portale del demolito omonimo convento (nel 1890).

L’edificio venne eretto nel 1430 e, fino al 1797, anno della soppressione degli ordini religiosi, fu gestito dalle monache Romite di Sarzano.

La lapide in Salita Santa Brigida.

Di tutto ciò rimane la statua marmorea della santa svedese ricoverata all’interno della nicchia posta sopra l’archivolto.

Purtroppo la fama di Salita Santa Brigida è legata, come ricordato da apposita lapide, all’attentato delle Brigate Rosse durante il quale il procuratore Francesco Coco e i due agenti della sua scorta vennero assassinati l’8 giugno 1976.

Per non dimenticare!

La Grande Bellezza…