Genova come una fiaba

“Non lontano da , sulla cima dell’Appennino, si vede già il mare. Fra i verdi cocuzzoli delle montagne compaiono i flutti azzurri, e le navi che si scorgono qua e là sembrano voler salire sui monti a vele spiegate. Se però si gode questa vista al crepuscolo, quando gli ultimi raggi di sole iniziano il loro mirabile gioco con le prime ombre della sera e tutti i colori e tutte le forme si intrecciano nebulosamente, allora par d’essere veramente in una fiaba, la carrozza scende stridendo, le immagini più dolci e sonnecchianti nell’anima vengono bruscamente scosse e tornano ad appisolarsi, e infine si sogna d’essere a ”.

Cit. Heinrich

Foto di Agnese Barbara Cittadini.

“Il più bello dei golfi…”

storia di un poeta, anzi del Poeta romantico… e di un magico notturno genovese…
“Questa città antica senza antichità, raccolta senza intimità e sudicia oltre ogni limite.
È costruita su una roccia, ai piedi di un anfiteatro di montagne che quasi abbracciano il più bello dei golfi.
I Genovesi hanno ricevuto dalla natura il porto migliore e più sicuro.
Poichè, come ho detto, tutta la città è costruita su un unico blocco di roccia, i Genovesi per sfruttare lo spazio, hanno costruito case altissime e strade strettissime, cosicché quelle sono quasi tutte buie, e solo in due di queste può passare una carrozza”.
Così apparve nel 1828 agli occhi del poeta Heinrich , massimo esponente del Romanticismo tedesco.
Ancor più intrigante è la sua visione notturna della città:
“Vista dal mare, specialmente verso sera, la città sembra più bella.
Giace sulla riva come lo scheletro imbiancato di un animale gigantesco vomitato dal mare, formiche nere che si chiamano Genovesi, vi strisciano sopra, onde azzurre lo bagnano e il loro sciacquio sembra una ninna nanna; la luna, occhio pallido della notte, guarda dall’alto malinconica”.
Questa è la nenia più dolce che tu possa sentire….