Quando Via Caprera…

Quando il ponte di attraversava il sottostante rio Vernazza già a quel tempo sepolto sotto il cemento.

Quando la Via si arrampicava su di un pendio comunque ancora a carattere agreste e parzialmente disabitato.

Quando il traffico era rappresentato da tram, tombarelli e sporadiche automobili.

“Cartolina di Via Caprera a inizio ‘900”.

Quando a Brignole c’era la Caravella…

Quando nell’atrio della stazione ferroviaria di Brignole c’era la riproduzione della caravella (in realtà una caracca) di Colombo a ricordarci il significato del viaggio e della scoperta…

quando la “Santa Maria” costituiva per noi nati negli anni ’60 e ’70 un sicuro approdo ed un inconfondibile punto di ritrovo…

Dopo i lavori del nuovo millennio di riqualificazione della stazione la Caravella è stata trasferita.

Da qualche anno fa bella mostra di sè presso il Galata Museo del Mare.

Quando c’era il Ponte dei Savoia

Quando nel 1885 i Savoia costruirono il ponte che collegava direttamente la loro dimora genovese con la ferrovia e l’imbarcadero lontano da occhi indiscreti.

Quando, per far ciò, non si fecero scrupolo di abbattere la secolare chiesa di San Vittore.
Una parte della chiesa chiusa al culto venne inglobata nelle strutture del Palazzo Reale e una parte sacrificata per l’artificiosa creazione di Piazza dello Statuto.

La navata destra fu invece immolata per l’allargamento di Via Carlo Alberto (1831-39), odierna Via Gramsci.

Quando c’erano ancora i binari solcati dagli inconfondibili tram verdi della Uite.


Il ponte sabaudo fu abbattuto nel 1964 in occasione della costruzione della sopraelevata.

L’origine del toponimo genera ancora oggi confusione poiché tale posticcia appendice è sempre stata impropriamente chiamata .

Il Ponte Reale, quello vero, invece era il passaggio che nei pressi di palazzo San Giorgio, attraversava il torrente “riale” di Soziglia che fungeva da raccoglitore delle acque del rio Bachernia e delle Fontane Marose.

Così rio, “ria” in lingua genovese, per storpiatura nel tempo si è trasformato in “reale” fomentando l’equivoco con il ponte chiamato alla stesso modo che collegava, il Palazzo Reale con l’imbarcadero direttamente in porto.

“Il Ponte Reale dei Savoia nei primi anni ’60 poco prima dell’abbattimento”.

… Quando Cassius Clay…

Quando nell’ottobre del 1971 “The Greatest” partecipò ad un’esibizione al Palasport sponsorizzata da . In quell’occasione il clou della serata era il combattimento davanti a 15000 spettatori per la difesa del titolo mondiale dei welter junior di anche se tutta l’attenzione fu rivolta alla scenografica presenza di Alì.

“Posa scherzosa fra Bruno Arcari e Mohammed Alì”.

Luciano Belloni, titolare dello storico locale, aveva conosciuto il grande pugile grazie all’amicizia con Frank Sinatra e lo aveva ospitato per alcuni giorni accompagnandolo in giro per la Superba. Durante una di queste serate Mohammed Alì fu protagonista di un singolare aneddoto secondo il quale sarebbe stato provocato e sfidato da un inglese brillo. Al suddito di Sua Maestà sarebbe stato consigliato, per non fare una brutta fine, di allontanarsi. Consiglio, per fortuna accettato, visto che i sorrisi di circostanza del Campione si stavano pericolosamente tramutando in smorfie di disappunto.

Narrano le cronache del tempo che Mohammed apprezzò sì il pesto di Zeffirino ma si fece una scorpacciata di 300 grammi di spaghetti conditi con quasi mezzo chilo di ragù arricchito da sei polpette formato “peso massimo”.

… Quando Manuel Fangio era al volante…

Questo pacioso signore con il gomito fuori dalla portiera, in dolce e sorridente compagnia, sorpreso a scorrazzare lungo l’Aurelia è nientepopodimeno che Juan Manuel , il più grande pilota automobilistico della storia. Il penta campione del mondo aveva partecipato a fine anni ’40,  prima ancora che venisse organizzato il campionato di Formula Uno, a diverse gare a ruote scoperte compreso il Gran Premio di Sanremo. Fu così che il fuoriclasse argentino ebbe l’occasione di conoscere ed apprezzare le nostre riviere, in particolare Santa Margherita e Portofino a levante e Sanremo e Bordighera a ponente, luoghi che continuò a frequentare anche a carriera conclusa.

… Quando c’era Corso Giulio Cesare…

Quando non era ancora stata intitolata al primo partigiano d’, nome di battaglia Bisagno come il torrente che attraversa la città, e si chiamava Giulio Cesare in onore del celebre “Dictator” romano.

Quando l’arteria era stata progettata in funzione dell’importante scalo merci della vicina stazione ferroviaria di Terralba.

Quando l’architetto Braccialini non aveva ancora disegnato nè il tracciato con palazzi in stile razionalista né la Casa dello Studente che poi sarebbe diventata “Casa del Fascista Universitario” e teatro di macabre violenze.

… Quando c’era la Torre Piloti…

Quando al molo Giano c’era la Torre dei Piloti dal 1937 vegliata dalla statua della Madonna della SS. Concezione che sovrintendeva a tutte le attività portuali. La Vergine scolpita nel 1638 da Bernardo Carlone era in origine collocata a ornamento della Porta della Lanterna e, quando questa nel 1877 fu demolita, venne temporaneamente trasferita nell’Oratorio di Sant’Antonio della Marina.

Poggiava su un basamento di teste di cherubini da cui spuntava una mezzaluna. Nella mano destra impugnava lo scettro mentre, nella mano sinistra reggeva il Bambinello con in mano il globo”.

Fra la metà degli anni Novanta e il 1997 la vecchia torre venne affiancata dalla nuova concepita sia come sede del corpo piloti che come centro di coordinamento di un’area ininterrotta di 22 chilometri di fascia costiera dedicata alla movimentazione di persone e merci dello scalo genovese.

La nuova torre alta 50 metri aveva una sala di controllo,  di 165 metri quadri di superficie, che si stagliava, per meglio controllare l’arco portuale, a 40 metri dal suolo.

“Vecchia e nuova torre piloti”.

L’area portuale genovese  è dotata di circa 20 terminal privati attrezzati per accogliere ogni tipo di nave per ogni tipo di merce: contenitori, merci varie, prodotti deperibili, metalli, forestali, rinfuse solide e liquide, prodotti petroliferi e passeggeri.

Il Corpo Piloti è attivo 24 ore al giorno, tutto l’anno ed è composto da 22 membri che hanno a disposizione 6 pilotine. La loro sede era la torre sulla testata del Molo Giano dotata di ogni moderna strumentazione possibile immaginabile. Si legge sul sito del Consorzio:  «La sala controllo è provvista di impianti VHF per l’ascolto simultaneo dei canali di soccorso e di quelli di uso portuale, di impianti telex e fax, stazione meteo oceanografica automatica e di impianti AIS (Automatic Identification System) per la copertura dell’intera area portuale»

Il 23 maggio 2013 a causa di una manovra errata della la moto nave Jolly Nero che urtò , la loro sede crollò e alcuni di loro persero tragicamente la vita.

… Quando dalla Rotonda…

Quando in fondo a Via Corsica Piazzale San Francesco d’Assisi, – così da sempre la chiamano gli abitanti del quartiere – ormai da tempo era sgombera dal monumento a Costanzo Ciano.

Non c’erano ancora né chioschi di bibite né automobili parcheggiate. Le aiuole erano spoglie e gli alberi ancora da crescere. Non c’erano nemmeno bambini che scorazzavano in bicicletta e bimbe che giocavano al pampano o che saltellavano con la corda. E mancavano persino quei ragazzacci, accovacciati su quelle panchine, fra i quali il sottoscritto, che correvano dalla mattina alla sera dietro ad un pallone di calcio. La vista era oggi come allora impareggiabile. In certe limpide e terse giornate si poteva spaziare dal Promontorio di Portofino a levante fino a Capo Mele a ponente… e davanti… laggiù in lontananza la Corsica.

 

… Quando in Piazza Goffredo Villa…

Quando le forme delle palazzate di Piazza Goffredo Villa, lo spiazzo dedicato al martire partigiano, richiamavano già nel loro squadrato profilo le sembianze del Castelletto, la fortezza antico simbolo della dominazione foresta, che ancor oggi è all’origine del nome del quartiere.

Quando nei pressi della spianata di che già si chiamava Belvedere Montaldo c’era, e per fortuna c’è ancora, l’ascensore  avrebbe ispirato i versi di Caproni.

In basso al centro, silente testimone, il campanile di N.S. del Carmine una parrocchia ricca d’opere d’arte fra le quali nessuno avrebbe mai immaginato esserci,  il duecentesco ciclo d’affreschi di Manfredino da Pistoia.

Scoperto da circa un decennio dietro all’abside sotto diversi strati di calce e intonaco, le pitture dell’artista toscano, allievo di Cimabue e collega di Giotto, ritraggono l’Annunciazione, gli evangelisti  e i membri di spicco dell’ordine dei carmelitani.

Quando la chiesa aveva già dispensato nel 1893 il battesimo a Palmiro Togliatti, futuro leader del Partito Comunista Italiano ma ancora non sapeva che avrebbe dovuto celebrare nel 2013 i funerali di Don Gallo.