… Quando in Via dei Conservatori del mare…

c’erano le … quel geniale tipo di serramento rivestito di lamiera lucida al suo interno e scura all’esterno, utilizzato dai genovesi per strappare un po’ di sole e calore fra gli angusti tetti dei caruggi. Serviva infatti per catturare e convogliare la luce dall’alto del vicolo verso l’interno della stanza. Alla sera i pannelli venivano ritirati verso la finestra fungendo da protezione. Essenziali ed efficaci prendono e restituiscono ciò che ricevono, proprio come i genovesi che le hanno inventate.

… Quando c’era il Mercato dei Fiori…

Quando prima che diventasse Piazza delle Americhe in un tripudio di bandiere sventolanti… lo slargo che interseca la fine di Via Tolemaide con Via Tommaso Invrea era la sede del Mercato dei fiori.  Concepito in Piazza Verdi nello stesso stile e nello stesso periodo, quello fascista, del mercato del pesce, venne costruito nel 1934 e demolito negli anni ’80.

… Quando a Priaruggia…

… non c’erano ancora le ricche villette della borghesia… quando il tram scandiva i tempi degli spostamenti, da e verso … quando la spiaggia era dominio indiscusso dei pescatori e ricovero dei gozzi… non come oggi un compromesso fra bagnanti e marinai…

Quando non era chiaro se il toponimo derivasse dal nome del torrente che le scorre attorno o se, al contrario, il rio dovesse il nome alla nobile famiglia dei Pietra Roggia che anticamente aveva possedimenti in zona e vi abitava… o ancora se traesse origine da uno scoglio in pietra rossa, oggi scheggiato dalle libecciate, sito davanti alla baia. Certo è che “” significa pietra da dove scaturisce l’acqua…  e questa di certo non scarseggia…

… Quando la Passeggiata di Nervi…

non era ancora stata intitolata alla moglie dell’eroe dei due mondi… quando il Promontorio di Portofino e la si sorvegliavano a vicenda… intenti a scrutare l’orizzonte.

La passeggiata a mare infatti, portava allora il nome, in onore dei Savoia, “Principessa di Piemonte” (fino al 20/4/1944) poi, durante la Repubblica di Salò, “X Flottiglia Mas”, in omaggio al valoroso corpo militare della Marina. Poco dopo la Liberazione di la Promenade venne definitivamente dedicata ad Anita Garibaldi (19/6/45), coraggiosa e fedele compagna del Generale.

La cinquecentesca torre che ospita oggi alcune associazioni (Lega Navale e Alpini del quartiere) era nota invece con il nome di “torre del fieno”, per via del combustibile usato per produrre segnali di fumo e comunicare a tutto il litorale gli avvistamenti di pirati e nemici. Mutò nome a metà dell’800 in onore del promotore della scenografica passeggiata, il Marchese Gropallo che l’aveva acquistata.

Coppie che passeggiano mano nella mano, eleganti signori che discutono amabilmente, mare mosso e spumeggiante, il sentiero che s’inerpica sulla scogliera, la torre immobile ma vigile e là, in fondo, il gigante sdraiato a protezione… negli ultimi due secoli, in fondo, non è cambiato granché… manca solo la sagoma, oggi abbandonata, della Marinella.

… Quando davanti al Museo di Storia Naturale…

Giacomo Doria c’erano dei giardini botanici, serre e frutteti… quando in tempo di guerra gli orti vennero adibiti alla coltivazione della patata, alimento indispensabile nell’indigenza del momento… quando Viale Brigata Bisagno non era stata ancora intitolata al celebre partigiano e il rettifilo allora si chiamava Via del Prato.

“Il serioso prospetto del museo. Ai lati della statua di Minerva, dea della scienza, gli stemmi di , a sinistra e sabaudo, a destra”.

Il museo venne istituito nel 1867 (il primo domicilio fu presso Villetta Dinegro, nel 1912 venne trasferito nell’attuale sede) per volontà di Giacomo, l’ultimo membro di tal nome, degno della schiatta dei Doria, che volle donare alla città la sua inestimabile collezione di animali, rocce, fossili, minerali e varietà botaniche unica in  a quel tempo, di oltre quattro milioni di esemplari.

… Quando rombavano i motori…

Quando, costruita fra il 1909 e il 1915 su progetto dell’ingegnere Dario Carbone, Corso non era ancora meta delle passeggiate domenicali … quando i padri di famiglia non avevano ancora sottobraccio la moglie e dovevano, con la mano libera, ninnare le carrozzelle dei pargoli… quando, nei primi decenni del Novecento davanti al Lido, sfrecciavano bolidi degni delle formula uno e si correvano gran premi da far invidia a Montecarlo… quando il rombo dei motori sovrastava quello delle cronache della radio.