La nave del piacere

Giovanni Andrea I D’Oria parente (cugino di terzo grado) del più celebre Andrea resterà nella storia sia come ammiraglio, avendo ereditato il comando delle galee spagnole a e successivamente il titolo di almirante mayor della corona di Spagna nel Mediterraneo, per aver partecipato con discusse fortune alla battaglia di Lepanto, sia come mecenate per aver impreziosito la sontuosa dimora del Principe.

Fu lui infatti a commissionare fra le altre, la statua di Nettuno e quella di Giove per abbellire il giardino della villa e i meravigliosi arazzi dell’impresa di Lepanto, custoditi all’interno del palazzo nella sala del Naufragio.

Non tutti sanno però che, oltre ad aver incrementato in maniera esponenziale la fortuna ereditata dell’illustre avo fino a diventare il privato cittadino più ricco d’Europa, fu l’audace e irriverente imprenditore che volle una ancorata in Darsena.

Da alcuni decenni infatti il frequentato quartiere a luci rosse sotto il Castelletto era stato demolito, proprio al tempo e su iniziativa di Andrea, per far posto a metà ‘500 alla monumentale Strada Nuova detta anche Via Aurea.

Inoltre le prostitute come ricordato dal detto popolare “a l’è cheita na bagascia in maa sensa bagnase” non potevano né avvicinarsi ai moli, né di conseguenza salire a bordo delle navi.

“Ritratto di Alessandro Vaiani conservato presso il Palazzo del Principe che raffigura Giovanni Andrea I con l’abito dei Cavalieri di San Giacomo della Spada in compagnia del cane Roldano dono del re di Spagna Filippo II”.

Ma “se Maometto non va alla montagna- come recita un altro abusato proverbio- la montagna va da Maometto” e fu così che Giovanni I Andrea D’Oria ebbe la brillante idea di acquistare una galea battente bandiera spagnola, di ormeggiarla nella darsena e di allestire al suo interno un lussuoso bordello.

Con questo arguto stratagemma la nave risultava quindi essere fuori dalla giurisdizione della Repubblica e di conseguenza esonerata dalla tassazione e dalle regole in vigore sulla terraferma.

L’attività, nonostante i numerosi contenziosi nel tentativo di bloccarla, prosperò per oltre un secolo fino a quando nel 1716 il doge Lorenzo Centurione, per porre fine alla scandalosa situazione acquistò dagli eredi, pagandola una cifra folle, la nave.

In copertina il Galeone Neptune ancorato in Darsena nel porto antico di Genova. Foto di Leti Gagge.

La Fontana di Nettuno

La secentesca di Taddeo Carlone nei giardini della Villa del Principe. Lo scatto frontale esprime tutta la potenza dell’opera, quello dal retro ne esalta la dinamicità. La statua fu voluta da Giovanni Andrea D’Oria in omaggio all’illustre avo Andrea, il Signore del mare: “Questo è quel Doria che fa dei pirati, sicuro il vostro mare da tutti i lati”.
Ludovico Ariosto. Cit. “Orlando Furioso”.

“La Fontana di Nettuno. Scatto frontale”.

Storia di un Principe…

due Dei… un gigante… e di un fedele guardiano…

Nei primi decenni del ‘500 in località Fassolo fuori le mura, l’ammiraglio Andrea Doria commissiona all’architetto , la sua principesca dimora nella quale ospiterà degnamente i potenti del suo tempo.

"Giove e Nettuno si parlano...".
“Giove e Nettuno si parlano…”.

 

Posizionato davanti alla Porta di S. Tommaso (dove oggi sorge la Stazione marittima), in modo da poter accedere autonomamente alle proprie galee ricoverate in Darsena, di fronte alla Superba Lanterna, il palazzo è concepito in maniera da essere autosufficiente in caso di assedio.
Lungo tutta la collina sovrastante sono presenti abbondanti selvaggina e frutteti, verso San Teodoro il Principe fa addirittura costruire un lago artificiale (ancora oggi presente ricoperto dal campo da calcio), chiamato poi, nell’800 Lagaccio, da cui il celebre biscotto (ma queste sono altre storie).

 

il-giardino-del-gigante
“Originale rappresentazione dei giardini settentrionali con raffigurato anche l’autore nell’atto di dipingere”.

 

Di fronte, prima di accedere al porto, un ampio giardino dove troneggia una fontana che lo ritrae nei panni di Nettuno, chiaro riferimento alla sua supremazia marittima.
Dove oggi si staglia il Miramare il nipote Gian Andrea, nel 1566 in omaggio al nonno, farà erigere la (a immagine di Carlo V), rivolta verso Nettuno, perché gli tenesse compagnia.
Il Dio del Mare e il Padre degli Dei sembrano infatti comunicare fra di loro.

"Ritratto del Gran Roldano presso il Palazzo del Principe".
“Ritratto del Gran Roldano opera di Aurelio Lomi presso il Palazzo del Principe”.

 

La Statua di Giove, alta circa otto metri, fu soprannominata del “Gigante”e, ai suoi piedi nel 1615 come ricordato da una lapide “per la molta sua fede et benevolentia”, fu ricavata la tomba del “Gran Roldano”, il cane da guardia donato dal re di Spagna Filippo II a Gian Andrea, erede dell’ammiraglio, in segno di stima e amicizia, come già aveva fatto il suo antenato Carlo V con, appunto, Andrea.
Nel 1939, ormai trascurata e fastidiosa alle nuove strutture circostanti, venne demolita.

“La targa, postra dietro al Miramare, della sepoltura del Gran Roldano coperta dai rovi”.