Edicola Vico Salvaghi

All’angolo fra Vico Salvaghi e Vico Gattagà si può ammirare la settecentesca edicola della Madonna col Bambino. I due caruggi devono il nome a due antiche famiglie di epoca medievale: gli Streggiaporco la prima, fondatori di San Marco al Molo, che si mutarono il cognome in “Serveghi”e Gattagà, appunto la seconda, dalla schiatta originaria di Voltri.

La Vergine e il Pargolo sono incoronati e sporgono dal basamento in ardesia sorretto da un cartiglio a forma di cuore la cui scritta è andata perduta.

Il panneggio degli stucchi occupa l’angolo dell’edificio degradando ai lati con due angeli alati e teste di cherubini.

La Madonna degli Afflitti

All’angolo fra Via Giustiniani 29r e Via Chiabrera 19r è incastonata l’edicola della . Il Medaglione marmoreo è secentesco mentre l’edicola in stucco è ottocentesca.

Agli angoli quattro grandi riccioli incorniciano la Vergine e reggono a coronamento una conchiglia con teste di cherubini, fregi floreali e il monogramma di Maria.

Il cartiglio ormai abraso reca l’epigrafe: “Consolatrix Afflictorum 1804″.

Censita dall’Alizeri  anche un’altra scritta oggi rimossa che recitava: ” Cui Morbum Cholericum Arcebat / Deiparae Virgini / Hoc Insignis Grazie Monumentum / Instaurabant / Salvati an. 1855, a ricordo della nefasta epidemia di colera che colpì la città in quell’anno.

Edicola dei Portantini

In si nota la maestosa settecentesca edicola della Madonna col Bambino e i Santi commissionata dalla Società dei Portantini. Sulla cornice poggia un trionfo di cherubini e putti che attorniano la raggiera con la colomba simbolo dello Spirito Santo.

Alla base l’epigrafe recita: ” Quasi Rosa Plantata / Super Rivos Aquarum Fructificabit / Eccll. 39. 1735.

Il dipinto ad olio all’interno del tempietto è stato recentemente restaurato .

Edicola Vico Giannini 11

Il toponimo del caruggio trae origine dalla famiglia Giannini originaria di Favale di Malvaro nell’entroterra chiavarese. Amedeo Pietro emigrato a fine ‘800 in America fondò prima la Banca Italiana della California e poi la Banca d’America e d’ con lo scopo di fornire prestiti senza interessi ai coltivatori in difficoltà che ne avessero effettivamente bisogno.

Al civ. n. 11 si trova l’edicola della Madonna con Bambino del XVIII sec. con struttura in stucco e dipinto ovale. La Vergine indossa una veste turchese. Due teste di cherubini alati sorreggono il timpano curvilineo. Il cartiglio sul basamento risulta illeggibile

A spasso per Ravecca…

Varcata la Porta di S. Andrea, svoltando a sinistra s’imbocca Via di , probabilmente il caruggio più antico della città. , infatti, è l’evoluzione fonetica di Ruga Vecchia termine con il quale nel medioevo s’indicava una strada maestra fra due ali di palazzi. Tutta la contrada che si snoda a mezza costa, parallela alle murette, ne assume il nome.

“Edicola al civ. n.3”.

Al civ. n. 1r in una piccola nicchia semicircolare con  tettuccio in ardesia e basamento di stucco, la Madonna della Misericordia, copia dell’originale del sec. XVII-XVIII, conservata nel museo di S. Agostino.

Proseguendo, al civ. n. 3 un’altra minuscola nicchia priva di cornice sempre con tettuccio in stucco e base in ardesia al cui interno è ricoverata una Madonna col Bambinello anch’essa in stucco. Sul trave del portalino l’epigrafe: “Visitavit et Fecit”.

“Edicola di San Giovanni Battista all’angolo con Vico Gattilusio”.

All’angolo con Vico Gattilusio, il cui nome trae origine dalla nobile famiglia (in realtà furono anche pirati) che tra il 1262 e il 1462 fu signora di Metelino (Mitilene in Grecia) ed ebbe numerosi fondaci in giro per l’oriente, un’edicola di San Giovanni Battista del sec. XVII. Un tempietto classico in marmo decorato con motivi ad intarsio. La statua marmorea raffigura il santo nel consueto atto benedicente, il bastone pastorale e l’agnello ai piedi. Il libro appoggiato su un tronco d’albero da cui spunta un serpentello. Sulla roccia cui poggi il piede il santo, una minuscola figura di bambino a cavalcioni.

Sul piedistallo si legge. “De. Mense. Mail. 1616”, nella trabeazione. “Vicini. Hvivs. Contractae. Hanc. Statvam. S. Io. Bap. Erigendam. Esse. Cvravere. Sulla base infine: “Sic Hvmilis. Qvisnam. Clamanti. Voce. Potatvr. Severiore / Qveit. Vita. Fvlgere. Permini”.

 Questa breve deviazione laterale verso le murette costituiva in passato il passaggio dei doganieri al loro posto di guardia. Fino al 1858 il caruggio era popolarmente identificato come “Vico Spuncia cù”, forse per sottolineare i modi non propriamente garbati con cui le guardie effettuavano i loro controlli.

Al civ. n. 5 sul muro all’altezza del primo piano fra due finestre brani di un dipinto in cui è solo riconoscibile un disegno a rombi di colore rosso.

“L’insegna sbiadita sul marmo dell’antica tripperia”.

Di fronte al 30r. la tipica insegna in marmo di una vecchia tripperia. S’incontrano poi alcuni portalini, stipiti in pietra nera di Promontorio.

“Edicola al civ. n. 50”.

Al civ. n. 50 un tabernacolo con Madonna con Bambino del sec. XVI- XVII. La nicchia poco profonda la fa pensare più adatta ad un dipinto che ad una statuetta. L’originale è andato perso ed è stato sostituito con una moderna e anonima ceramica in rilievo. Alla base è inciso il monogramma di Maria con la corona.

Via Ravecca non è solo un percorso nella storia ma anche un viaggio nel gusto e nella tradizione:

“Gli interni della Sciamadda”.
“L’esterno di Cibi e Libri”.
“Forno Patrone. Dal 1920 la focaccia a ”.

al 19r. “La Sciamadda”, rivendita di torte e farinate, al n. 48 “Cibo e Libri”, un originale locale in cui è possibile consumare pasti etnici e salutistici in compagnia di un buon libro, al n. 72r. “L’Antico forno Patrone”, dove assaporare, fra le innumerevoli specialità, la migliore focaccia dei caruggi.

“Sua maestà il duecentesco campanile in alicados di S. Agostino”.

Percorso il budello di Ravecca si sbuca in Sarzano, nel cuore medievale di Genova, sotto lo sguardo severo ma indulgente del campanile di S. Agostino e allora, per dirla come il poeta, all’imbrunire, si palesa in tutto il suo solare splendore.

“Un chiarore in fondo al deserto della piazza sale tortuoso dal mare dove i vicoli verdi di muffa calano in tranelli d’ombra. In mezzo alla piazza, mozza la testa guarda senz’occhi sopra la cupoletta.

Una donna bianca appare a una finestra aperta.

E’ la notte mediterranea”.

(Canti Orfici, ).

“Il pozzo di Giano nella piazza di ”.

La Madonna del Galeotto…

Le edicole votive nel centro storico costituiscono una preziosa istantanea non solo architettonica e religiosa del loro tempo ma rappresentano anche un originale pretesto per raccontare storie, fatti, leggende di cui sono state silenti testimoni:

Narra, ad esempio, un’antica leggenda che due guardie stavano conducendo in catene verso il Palazzetto Criminale un prigioniero che continuava a professare la propria innocenza a squarciagola. Passando per Campopisano, il detenuto si gettò ai piedi davanti ad un’edicola, professando la propria innocenza, alzò le mani al cielo e, in un fragore assordante, le catene si ruppero di colpo. I militi gridarono al miracolo e, di fronte a tale manifestazione divina, decisero di lasciare subito libero il mal capitato. Il galeotto non ne volle sapere e pretese di essere regolarmente processato e prosciolto da ogni accusa direttamente dal tribunale.

L’immagine della Vergine protagonista di questo portentoso accadimento, tramandato nei secoli, assunse il nome di “”.

“La cinquecentesca edicola della Madonna del Rosario, sostituita con un calco di Madonna con Bambino del sec. XVIII, oggi vuota”..

Quale sia l’edicola in questione rimane ancora d’incerta attribuzione: secondo alcuni sarebbe quella vuota presente sotto l’arcata del ponte di Carignano, secondo altri invece sarebbe quella posta in Vico Superiore di Campopisano al n. 3.

La prima, in muratura, conteneva una statuetta cinquecentesca della Madonna del Rosario, sostituita con un calco di Madonna con Bambino del sec. XVIII. La statuetta oggi è custodita presso la vicina ex chiesa di San Salvatore.

La seconda, collocata in una nicchia semicircolare, accoglie la statua marmorea, purtroppo mutila in alcune sue parti, della Madonna con Bambino e San Giovannino.

Quale che sia la vera Madonna del Galeotto, ogni edicola ha la sua storia da raccontare.

Storia delle Edicole…

di Santi, di Madonne, di galeotti, di pittori e di assassini.

Sul finire del ‘200 che è a per tentare di riappacificare la città con Venezia, vi diffonde il culto della Madonna di cui è devoto.

Genova diventa fra le prime città in a venerare la madre di Gesù. I caruggi, agli angoli dei palazzi, si popolano di edicole (“piccolo tempio” in latino) dedicate ai Santi protettori e a Maria.

Raggiungono la massima diffusione nel ‘700 dopo l’elezione nel 1637 della Madonna a Regina. Ogni corporazione gareggia per avere l’edicola più bella.

E’ un onore essere scelto per la loro cura, manutenzione e illuminazione.

In questo modo la sera Zena, a gratis, è sempre illuminata (altro che Londra o Parigi dicono i viaggiatori del tempo). Molte sono state rubate, altre distrutte dalle intemperie o deturpate dall’incuria: solo che nel centro storico se ne contano ottocentoquarantanove.

Alcune meritano di essere ricordate; “La ” posta sotto il Ponte di Carignano così chiamata perché un giorno un marinaio arrestato ingiustamente si gettò ai suoi piedi per testimoniare la propria innocenza. Le catene si ruppero e il devoto Galeotto fu liberato senza processo;

La settecentesca “” (in ardesia) presso l’omonima piazza, all’angolo con Vico del Filo, talmente bella che veniva illuminata giorno e notte appunto da cinque lanterne.

Secondo altre fonti invece nella zona sarebbe stata in compagnia di ulteriori quattro immagini sacre illuminate da altrettante lampade e, sarebbe quindi questa l’origine del toponimo;
"L'edicola della Madonna delle cinque lampadi".
“L’edicola della Madonna delle cinque lampadi”.

“L’edicola degli orefici” dedicata a S. Egidio patrono degli orafi commissionata al pittore perché fosse, fra tutte, la più sfarzosa. Il Bianco, pittore amico del Piola, quando la vide, comprese quanto l’autore di tale opera gli fosse superiore.

Morso dall’invidia e dalla gelosia, la sera stessa, in Piazza , attese il rivale e lo uccise accoltellandolo.

La leggenda narra che il fantasma del Piola, di notte,

vaghi ancora per la piazza in cerca di vendetta.

"L'edicola barocca di Salita Pollaiuoli".
“L’edicola barocca di Salita Pollaiuoli”.