Madonna col Bambino, Santa Caterina da Genova e San Giovannino

Al civ. n. 15 di Vico degli Indoratori si nota un medaglione marmoreo tondo che raffigura la , Santa Caterina da e San Guivannino.

La secentesca edicola, protetta da una pesante grata di ferro, è incisa in forte rilievo e in poco spazio racconta un’articolata scena: la Vergine con il braccio destro tiene in braccio il Bambinello, con quello sinistro si appoggia alla spalla di Caterina Fieschi che inginocchiata offre il suo cuore a Gesù.

Dal drappeggio, a completare il quadretto, spunta San Giovannino in posa di preghiera.

Foto di Stefano Eloggi

L’Immacolata in Canneto il Curto

All’angolo fra via Canneto il Curto e Vico Oliva è collocata la statuetta della Madonna Immacolata del XVIII sec.

All’interno dell’elegante tabernacolo in stucco la scultura marmorea della Vergine poggia su un letto di nubi e teste di cherubini.

Tale edicola venne realizzata a ricordo della rivolta anti austriaca del 1746 del Balilla.

L’iscrizione alla base recita: MDCCXLVI X. / X Bris / Egressa Es / in Salutem / Popoli Tui / Ex cap. 3 / Habac.

Foto di Franco Risso.

Piazza inferiore del Roso

In Piazza inferiore del Roso sul muro di contenimento del giardino del palazzo dell’Università di via Balbi n. 4 si trovano i resti di un’edicola votiva ed un’antica lapide.

Di quel che rimane dell’edicola ormai nel più completo abbandono non si hanno significative notizie.

La lapide invece racconta della concessione, riservandosene comunque i diritti, per l’utilizzo pubblico dell’acqua rilasciata dal proprietario Francesco Balbi:

“MDCXLVII. Idibvs Ianvarii. / Hanc. Aqvam Pvblico Commodo / Sponte Permisit. Franciscvs Ma / Balbi. Cvivs.

Qvoque / Beneplacito. Ivseam / Denegandi. Resevatvr.

Il leone di Pola

All’esterno della chiesa di S. Marco al Molo si nota un bassorilievo che rappresenta un .

Tale effigie venne trafugata come bottino di guerra dai genovesi durante la vittoriosa battaglia di del 1380.

Il leone alato e con aureola, simbolo di Venezia, è purtroppo mutilo di una gamba.

Fra le zampe anteriori regge un libro aperto con delle iscrizioni.

Sopra il rilievo la lapide recita:

“Iste Lapis in Quo est Figura Sanc / ti Marci Delatus Fuit a Civitate / Polae Capta a Nostris MCCCLXXX due XIII Januarii.

La sottostante lastra con due scudi abrasi collocata sotto sotto il felino, datata anch’essa 1380, racconta di un’opera di espurgo del porto.

I dragaggi del Molo

In Via del Molo è presente un’imponente lapide che, all’interno di un elegante tempietto fra stemmi araldici e testine di leone, elenca i lavori di prolungamento dei moli avvenuti nel 1513:

DOM / Solerti Cvra Praestativm Virorvm: Io. Basta De Frachis Co. Carelli: / Andree De Ferrariis: Lavreti Lomellini Qvon Phi: et Thome Catanei: / Patrum Patriae / Tabvlarvm Clavsvra Optime Compaginata: Exhavsta Telone Aqva: / Repvrgato Coeno Post Annos CCXIII: Non Abso Gravi Impresa : ac / Labore: Fvndvm Maris Dvvm Palmorum: ad Dvodeviginti Fvit / Restitvtvm: a Continente: Longitvdine Palmorvm DLXX: / Latitvdine Vero CCC: a Cataneorvm Ponte Vsqve ad Molem: ad / Maximvm Portvs et Commercii Fvndo Deficiente Commodvm / Io Avgvstino Illvminato Tabellione: et / Avgvstino Signorio Svndico / Opvs Accvrate Procvrantibvs Absolvtvm a Qvinta Ivli ad / Vicesimam Octavam Sept / MDXIII.

Il portale di san Silvestro

Nella zona verso S. Maria di Castello i giardini che degradano sul colle in quell’epoca facevano parte del confinante complesso di S. Maria in Passione. Quest’area, oggi chiusa da una grata di ferro, costituiva l’antica piazza di S. Silvestro, l’originario ingresso degli omonimi convento e chiesa.

La contrada venne ripetutamente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale ma nonostante ciò il magnifico portale barocco rimase intatto.

Così l’importante scultura realizzata nel 1707 nel dopo guerra venne trasferita nel cortile del giardino di Palazzo Rosso.

Per la sua complessa realizzazione collaborarono tre maestri dello scalpello:

i due splendidi angeli alati che fungono da telamoni infatti sono opera di Giacomo Gagini, il medaglione sorretto da due angeli di Carlo Cacciatori, mentre gli elementi architettonici, di Angelo Maria Mortola.

Edicola Piazza delle Erbe 25r.

In Piazza delle Erbe in corrispondenza del civ. 25r. si trova una secentesca edicola di .

La statua della Vergine con in braccio Gesù è ricoverata all’interno di una profonda quanto essenziale nicchia.

In origine Maria era incoronata e, a testimonianza della sua importanza, onorata con numerosi ex-voto che pendevano da un ‘apposita cornice lignea.

Alla base l’epigrafe recita:

“Tugermen. Aptum Proferens” e l’anno 1993 data dell’ultimo restauro.

Foto di Giovanni Caciagli.

Madonna con Bambino in Santa Croce

In via di Santa Croce, all’altezza di Salita della Seta, campeggia un’antica .

Dentro una nicchia di stucco la Vergine tiene in braccio il Bambino mutilo purtroppo della testa.

Non si conosce con precisione la datazione della scultura anche se di certo si sa essere posteriore al ‘500, epoca nella quale era stata per anni erroneamente inquadrata.

Si tratta di un calco dell’originale custodito presso il museo di S. Maria di Castello.

Portale di San Filippo Neri

Sulla facciata della chiesa intitolata a protagonista assoluto è il portale che contiene, in un tripudio di angeli, non uno, bensì due settecenteschi capolavori:

il primo è la statua della Madonna Immacolata di Pasquale Bocciardo.

La Vergine incoronata dalla raggiera dello Spirito Santo si erge su una nuvola di cherubini, accompagnata dall’alto dall’amorevole sguardo di un angioletto che spunta dal timpano.

il secondo è il medaglione che raffigura San Filippo opera di Carlo Cacciatori, allievo del più celebre Francesco Maria Schiaffino.

Il Santo sembra dialogare, quasi a rassicurarli, con i due cherubini che sorreggono l’elegante ovale.

In alto due angioletti assistono alla scena.