“Chroniques”

"Chroniques di Jean d'Auton".
“Chroniques di Jean d’Auton”. Versione integrale

Già da tempo ormai aveva mutato la sua vocazione marittima dal periodo in cui era detta la , a quella finanziaria della ma la sua primaria caratteristica era rimasta ancora intatta:
“… l’abilità nautica di Genova è tenuta in tale reputazione e stima in tutto il mondo che i Genovesi sono detti signori del mare”.
Questo il commento nel 1502 nelle “Cronache del Regno di ” di Jean d’Auton, annalista, religioso e scrittore, al seguito del Re in visita a Genova.

Storia del matrimonio medievale genovese…

Questa la regola che, nell’alto Medioevo, sanciva le unioni nella :
“Se una donna prende marito, lo prende secondo l’uso e la consuetudine di questa terra, cioè secondo l’antifatto e la tercia.”
L’antifatto è un istituto giuridico per cui, a fronte della dote portata dalla moglie, il marito costituisce sui propri beni un fondo a garanzia della stessa e commisurato alla sua entità.
La tercia deriva invece dall’usanza germanica del “morghincap”, un donativo maritale alla sposa, considerato come un compenso per le attività svolte dalla moglie.
Al tempo dei questo emolumento ammontava ad un quarto dei beni del marito, poi aumentato ad un terzo, presso i . Di qui il nome tercia.
La tercia inoltre concedeva alla donna un diritto, per l’epoca, rivoluzionario, per cui il marito non poteva disporre della moglie, senza consenso della stessa.
Nel 1143 i Consoli abolirono questo diritto,
scontentando non poco le mogli, che ne ottennero la sostituzione, con un compenso comunque non superiore alle 100 lire genovesi.
Per ovviare a questa novità le Grandi Casate nobiliari stipularono, con appositi atti notarili, dei veri e propri contratti prematrimoniali e matrimoniali.