Il verde di Genova

è molto bella con le sue case dipinte, i suoi giardini verdi a spalliera e gli Appennini dietro. Ma quanto rumore! Che moltitudine! Su tre uomini che passano per le strade, ci sono un monaco e un soldato.

Cit. Alfred romanziere francese (1810 – 1857).

Villa Piaggio e Castello Bruzzo da Corso Carbonara. Foto di Leti Gagge.

La città come una fortezza

“Disdegnando la terra, che ignorava e disprezzava, questa città ha ammucchiato sullo stretto lembo, tra mare e monte, di gradino in gradino, come una titanica scalata di marmorei palazzi, che, da lontano, appaiono gli uni sugli altri. Questi piani stupendi, intersecati da aranceti, da terrazze, colpiscono e sorprendono prima ancora di affascinare. Perché? Si partecipa alla fatica di un sì grande sforzo; si avverte troppo sensibilmente che un tale popolo, poco amante della natura, non lo ha compiuto per semplice divertimento. I palazzi sono fortezze, in basso tutti difesi da inferriate, chiusi da porte di ferro massiccio come quelle di una città, che stanno a difesa dei forzieri. Le terrazze pensili, che si sforzano di salire sempre più in alto, di guardare al di sopra dei vicini, sono degli osservatorii, da dove il capitalista osservava le sue navi sul mare, e l’armatore seguiva con gli occhi i suoi corsari”.

Cit. Jules (1798 – 1874) storico francese.

Torre De Castro, campanile di S. Giorgio e S. Maria di Castello. Foto di Leti Gagge.

Io mi sono guardato Genova

. Io mi sono guardato questa città, con le sue ville, i suoi parchi e l’ampio circondario delle sue colline e dei suoi declivi, tutti abitati, per un bel po’; debbo infine dire che vedo volti di stirpi passate, ché questa regione è disseminata di immagini di uomini arditi e sicuri di sé.

Hanno vissuto e voluto continuare a vivere: me lo dicono con le loro case, costruite e abbellite per i secoli, e non per l’ora fugace; amavano la vita, per quanto spesso potessero essere malvagi con se stessi”.

Cit.

Foto di Agnese Barbara Cittadini.

Le scogliere di Nervi

! La mia città natale – città gloriosa! Volgendo lo sguardo alle onde azzurre del Mediterraneo – non ti ricordi di me nella mia giovinezza, quando le tue scogliere e i promontori, il tuo cielo luminoso e gli allegri vigneti, erano il mio mondo?”

Così annotava l’autrice di “Frankenstein” durante il suo soggiorno in Albaro avvenuto fra il 1822 e il 1823 presso Villa Negrotto.

Cit. (1797-1851) scrittrice anglosassone.

Foto di Leti Gagge.

“Purtroppo piove molto”…

“Qui, la grande, vivace città di mare – dove ogni anno gettano l’ancora più di 10 000 navi – mi consente di starmene tranquillo e con me stesso. In più ho una mansarda con un letto meraviglioso, cibo semplice e sano (ho semplificato tutto), aria di mare, indispensabile per la mia testa; strade dal selciato stupendo, e, per essere in novembre, un tepore gradevolissimo! (Purtroppo piove molto).

Lettera ad un amico (24 novembre 1880).

Cit. .

… e ancora aggiunge il filosofo tedesco…

“Piogge gelide, venti furiosi, insomma è inverno, rigido e carico di minacce. J. Burckhardt ha ragione ma ora che sono mezzo cieco ogni nuovo tentativo di vivere in qualche città e qualsiasi viaggio in genere rappresentano per me tormenti assolutamente insopportabili; questa città (e anche questa gente) si accorda con il mio carattere, mi dà la forza di resistere e di non abbandonare i miei sforzi”.

Lettera ad un amico (21 ottobre 1881)

Nietzsche.

Via Prè sotto la pioggia.

Foto di Leti Gagge.

“Un grido di ammirazione”.

Nell’ atrio di Palazzo Angelo Giovanni Spinola i membri del casato, in omaggio alla gloriosa stirpe, sono rappresentati nelle nobili vesti di condottieri romani”. Foto degli affreschi dei fratelli Calvi di Francesco Auteri.

“Mi trovai a insieme con certi americani che avevano attraversato l’Oceano da pochissimo tempo. li colpì.

Vedevano coi loro occhi tutto quel che avevano letto sul vecchio mondo e non potevano saziarsi di contemplare le vie medievali, ripide, strette, buie, l’insolita altezza delle case, le fortificazioni e i viadotti semi diroccati, ecc.
Entrammo nell’atrio di un palazzo. Un grido di ammirazione si sprigionò dal petto di uno di essi: «Come visse questa gente! – ripeteva, – che dimensioni, che bellezza! No, da noi non c’è nulla di simile!» Ed era pronto ad arrossire per la sua America. Gettammo un’occhiata nell’interno d’un vasto salone: ritratti degli antichi padroni, quadri, pareti scolorite, vecchi mobili, vecchi stemmi, aria morta, vuoto… e il vecchio custode con la cuffia di maglia nera, in logora giacchetta nera, col mazzo delle chiavi… tutto diceva che quella non era più una casa, ma una rarità, un sarcofago, il vestigio opulento d’una vita passata.
– Sì, – dissi nell’uscire agli americani, – avete completamente ragione, questa gente visse bene”.

Cit. Aleksandr Ivanovič (1812 – 1870) scrittore e filosofo russo.

In copertina: affreschi dei fratelli Calvi nell’atrio di Palazzo Angelo Giovanni Spinola.

Foto di Francesco Auteri.

Le nere dame genovesi.

“E vidi un’altra novità in quella città, che dura da la state al verno, che strana pare, quando si novella: io dico che i demoni de lo ‘nferno non son sì neri, come stan dipinte le donne qui, ché più non ne discerno che gli occhi e i denti, sì son forte tinte”.

Cit. . poeta trecentesco fiorentino.

I lunghi veli, le belle capigliature nere di cui le Genovesi hanno gran cura e di cui sono giustamente orgogliose formano un magnifico accordo e fanno apparir belle le Genovesi a dieci passi di distanza. Più da vicino sono come le altre, sono come tutte: ce n’è alcune belle e le altre sono semplicemente donne: è già molto.

Cit. Alphonse (1808 – 1890) scrittore francese.


Marchesa Elena Grimaldi Cattaneo , 1623, olio su tela, Widener Collection, Stati Uniti. Anthony .

“Genova è incontestabilmente bella”.

“Vidi , per la prima volta, una mattina d’inverno: l’atmosfera era perfettamente trasparente, il cielo blu pallido e ad un tempo profondo. Durante la notte era nevicato. La neve immacolata – che ancora nessuno aveva calpestato – colorava d’un delicato rosa la cima dei monti che, argentea cresta, era illuminata dai raggi obliqui del sole nascente. […] Ogni idea che sfumava calma, limpida freschezza, serenità, si svegliarono in me quando dalla prora del vascello contemplai questa bella : la fronte nella neve, i suoi piedi di bianco marmo dolcemente carezzati dalle onde. La città mostrava, per piani, il suo anfiteatro di chiese e palazzi. Nel ricordo si presenta, talvolta, ancor oggi, con una fedeltà ineffabile.
Questa prima vista di Genova è incontestabilmente bella, e occorre gioirne con calma, a lungo, senza ingordigia”.

Cit. Louis Énault‎ (1824 – 1900) romanziere francese.

Foto di Flavio Tedesco.