Storia della focaccia recchelina…

La storia della focaccia al formaggio affonda le proprie radici in tempi molto lontani: addirittura, secondo alcuni, nel giorno della Pentecoste dell’anno 1189 era già presente nel banchetto imbandito presso l’abbazia di Capodimonte (San Fruttuoso) per celebrare, dopo il solenne Te Deum in chiesa, i crociati in partenza per la terza crociata in Terrasanta.

L’elenco delle cibarie infatti, oltre a pagnotte di farro e grano farcite di miele, fichi secchi e zibibbo, pesce in carpione, agliata e olive, descrive appunto una singolare focaccia di semola con giuncata rappresa.

Secondo altri invece la sua origine sarebbe relativamente più recente e risalirebbe al periodo a cavallo fra ‘500 e ‘600 quando tutta la riviera di levante, e la zona di in particolare, erano oggetto delle frequenti incursioni estive dei pirati musulmani. Gli uomini rimanevano a presidiare il litorale mentre donne, anziani e bambini si recavano nell’entroterra carichi del sale,della farina e dell’olio necessari per sopravvivere. Non potendo infatti curarsi degli orti né dedicarsi alla pesca per provvedere al loro sostentamento, i nostri avi preferivano mettere al sicuro i propri cari per poter meglio occuparsi della difesa delle coste e del territorio.

"La focaccia prima della cottura".
“La focaccia prima della cottura”.

 

Fu così che le donne barattarono olio e sale, che avevano in abbondanza, con il formaggio dei pastori (all’inizio di pecora poi cagliata vaccina, la prescinseua) delle valli limitrofe, impastarono il composto di olio e sale con l’acqua dei torrenti, aggiunsero le formaggette e le cossero su lastre di ardesia creando in questo modo la gustosa focaccia. Per molti anni venne preparata solo per celebrare il 2 novembre, la ricorrenza dei defunti.

Con il tempo alla formaggetta ligure e alla prescinseua è stata sostituita la crescenza lombarda, per il resto ricetta e preparazione sono rimaste sostanzialmente inalterate. Che sia per merito del cenobio di San Fruttuoso e dei o delle donne dei marinai della Repubblica una cosa certa è che fu la cuoca Manuelina, a fine ‘800, a riprendere il piatto dalle antiche origini per riproporlo agli avventori della sua trattoria di Recco. Ben presto la sua fama si sparse anche negli ambienti della bene e divenne, insieme alle trofie, un classico della cucina rechellina.

Il locale che ancora oggi ne porta il nome sforna un’ottima focaccia al formaggio; ma se volete una serata alternativa portatevi della Bianchetta fresca, fermatevi al forno Moltedo sotto il ponte ferroviario, acquistata la focaccia, proseguite verso la Ruta. Dopo pochi chilometri sulla destra troverete un piccolo spiazzo dotato di un paio di panchine, affacciato sul golfo del Tigullio. Assisterete ad un tramonto senza eguali gustando un cibo straordinario e avrete la piacevole sensazione di essere in pace con il mondo.

Storia di Crociati… di Balestrieri…

tornei… di dita tagliate e occhi strappati.

I Balestrieri genovesi, protagonisti della conquista di Gerusalemme, costituirono il corpo scelto più temuto del Medio Evo.

I nostrani, insieme a quelli fiamminghi e provenzali, rimasti a guardia del Tempio, diedero origine al secolare ordine dei Templari.

"Balestrieri genovesi all'assalto delle mura".
genovesi all’assalto delle mura”.

 

Si esercitavano nella zona del (o “Guastato”), dove oggi sorge la chiesa dell’Annunziata, partecipavano a veri e propri tornei di selezione banditi in tutta la Repubblica.

Dovevano avere una certa prestanza e soprattutto una notevole mira per utilizzare la “” (nome della balestra genovese) e scagliare i loro dardi fino a quattrocento metri di distanza con precisione assoluta.

"Balestrieri genovesi impegnati nella battaglia di Crécy".
“Balestrieri genovesi impegnati nella battaglia di Crecy del 1346”.

 

La paga era cospicua ma i contratti rinnovati annualmente. Per poter issare lo stendardo di S. Giorgio dovevano salpare almeno cinque galee in assetto da guerra con almeno una “” per legno, a bordo.

La “Bandiera” era una formazione di venti balestrieri comandata da un “”. I francesi in particolare, ma anche quasi tutti gli altri eserciti europei, li noleggiavano pagando lauti compensi alla Repubblica.

I contingenti potevano raggiungere anche qualche migliaio di individui e, fino all’avvento della polvere da sparo, erano considerati un po’ i “marines” del loro tempo.

Addirittura Federico II, catturatone una formazione nel 1247, fece loro mozzare le dita e orbare gli occhi perché non potessero più nuocere in battaglia.

Il loro utilizzo toccò l’apice durante la Guerra dei Cent’anni a fianco dei francesi e perdurò ancora per gran parte del Cinquecento.

Oggi la Compagnia dei “Balestrieri del Mandraccio” con sede nella Casa del Boia si occupa di mantenerne viva la storia attraverso accurate rievocazioni in costume.

La storia di tutte le storie…

… di un guerriero impavido le cui gesta riecheggiano nell’eternità… di un Sepolcro, di ingegno e di coraggio… di Crociati… tesori e onori.
Nel 1099 Guglelmo , detto Testa di Maglio (“Caput mallei”) per la sua prestanza fisica e per il suo indomabile carattere (era alto un metro e novanta centimetri, per l’epoca un gigante e piuttosto irascibile) insieme a suo fratello Primo arma due galee, l’Embriaga, la Grifona e, con circa duecento uomini fra marinai, soldati e balestrieri, salpa alla volta di Giaffa.
Accortosi dell’arrivo di una numerosa flotta musulmana, sbarca nel porto della città, fa smontare letteralmente le navi, si traveste da mercante e in carovana percorre i venti chilometri che lo separano da .
Giunto al campo crociato si fa ricevere da Goffredo di Buglione, comandante delle forze cristiane e, in cambio di un cospicuo bottino, promette di conquistare la città con i suoi duecento uomini laddove non erano riusciti gli alleati in diecimila.
Fra l’ilarità generale con il legname delle navi fa alzare delle torri alte quaranta metri., le ricopre di pece perché non prendano fuoco e le posiziona sul lato sud della cerchia, da lui ritenuto il più debole.
Sopra le torri, mentre le catapulte devastavano le mura, i Balestrieri scagliavano i loro terribili dardi.
 Embriaco guida l’assalto decisivo scalando per primo le mura e terrorizzando i nemici.
Gerusalemme è conquistata il Genovese consegna le chiavi della città a Baldovino di Fiandra primo re cristiano del Regno latino.
Goffredo di Buglione mantiene le promesse e i genovesi hanno un fondaco, un pozzo, una piazza, una chiesa, trenta case e un terzo del bottino.
Sull’architrave del Santo Sepolcro viene inciso a lettere d’oro “Praepotens Genuensium Praesidium” (“Grazie allo strapotere dei genovesi”).
Tra i numerosi tesori che Guglielmo porterà in patria il Sacro Catino, per secoli ritenuto erroneamente il Graal e le ceneri del Battista, entrambi conservati in S. Lorenzo.
A riconoscimento del prestigio acquisito, per decreto consolare, tutte le torri cittadine verranno mozzate, in modo che nessuna superi in altezza quella del condottiero.
Così sono nati i Crociati e da allora la Croce di S. Giorgio è ufficialmente divenuta simbolo di .
 

Storia di una leggenda… di un affronto…

 di una vendetta lavata con il sangue… e di valorosi genovesi.
Prima ancora della Prima Crociata, decisa nel 1095 e attuata l’anno successivo, Caffaro prezioso politico e cronista del tempo, ci racconta di un curioso antefatto:
I nobili Roberto di Fiandra e Goffredo di Buglione si imbarcarono sulla nave genovese “Pomella” diretti in pellegrinaggio a Gerusalemme.

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“Guglielmo espugna ” affresco di Lazzaro Tavarone presso il Palazzo Cattaneo Adorno di Via Garibaldi 10.
Questi, giunti sulla soglia del Santo Sepolcro, vennero provocati da un guardiano infedele.
Da qui, secondo la leggenda, la decisione di riportare la Città Santa sotto l’influenza occidentale.
In realtà fu la Chiesa orientale a sollevare il problema musulmano e a sollecitare l’intervento del mondo occidentale.
Roma, al fine di riaffermare la propria supremazia, riunì sotto la sua ala tutti i principali nobili cristiani che, sia per spirito religioso, che per interessi commerciali, aderirono con entusiasmo.
I due condottieri giurarono vendetta e, sotto il loro comando, si costituì l’esercito che, per due anni, senza successo, avrebbe tentato l’impresa.
Ci vollero però Guglielmo Embriaco e suo fratello Primo, alla testa di due galee genovesi , per compiere in meno di due mesi e con duecento uomini, quello che gli altri non erano riusciti a portare a termine in due anni con diecimila soldati.
Conquistata Gerusalemme dall’Embriaco, suo fratello Primo fu nominato Governatore, Balduino di Fiandra, fratello di Buglione, eletto re.
Per sua disposizione, a perenne ricordo del determinante apporto genovese, venne inciso a lettere d’oro sulla trave superiore del Santo Sepolcro il monito “Praepotens Januensium presidium” (Presidio della potenza genovese).