Via degli Orefici

Via degli Orefici è un caruggio che, seguendo l’andamento del sottostante rio che scende da Soziglia, si arrampica fino a Campetto.

Tutta la contrada, come testimoniato dai vicini toponimi (Scudai, Indoratori e Campus Fabrorum), era sede già da prima del 1200 delle attività legate alla lavorazione dei metalli.

In questo contesto spicca proprio il Caroggio dei Fraveghi, come era chiamata nel Medioevo, la strada dei fabbri e degli orafi, ovvero degli artigiani specializzati nella lavorazione di oro e argento.

In Via degli Orefici meritano menzione al civ. n.7 il Palazzo di Gio. Batta con il suo strepitoso portale attribuito a G. Della Porta decorato con le Fatiche di Ercole; al civ. n.8 la Madonna degli Orefici il famoso dipinto della Vergine, commissionato dalla Corporazione degli Orefici al maestro Pellegro Piola, fratello del più celebre Dimenico; al civ. 47r sopra una storica armeria il quattrocentesco sovrapporta con L’Adorazione dei Magi, nota ai come “Il Presepe”, eseguito da Elia e Giovanni Gagini.

In Copertina: Via degli Orefici. Foto di Giovanni Cogorno.

Clangore di spade…

e non Piazza Campetto, come erroneamente si dice, in origine era un rigoglioso orto addossato alle mura dell’antico castrum romano.

Fu nel 1155 con l’erezione delle poderose mura del Barbarossa che divenne snodo cruciale della nuova viabilità cittadina e sede di numerose botteghe artigiane. Il “campus fabrorum”, così indicato nelle antiche mappe, era la zona dei fabbri. Di conseguenza le contrade vicine presero toponimi legati alla lavorazione dei metalli e delle armi: Via degli Orefici, Vico Scudai e Vico degli Indoratori erano le fabbriche dove, fino al ‘600, si forgiavano le spade, gli scudi e le armature della Repubblica, prima che queste attività venissero trasferite nella zona fra la Maddalena e Strada Nuova in Vico del Ferro.

“Panoramica notturna di Campetto”. Foto di Leti Gagge.

“La statua di Ercole di Filippo Parodi”. Foto di Leti Gagge

“Palazzo del Melograno”. Foto di Leti Gagge.

Su si affacciano diverse prestigiose dimore quali, ai civ. n. 8 e 8a, il cinquecentesco Palazzo di Gio. Vincenzo Imperiale disegnato da Giovanni Battista Castello, detto il “Bergamasco”, una ricca magione patrizia affrescata da Luca Cambiaso e dal Bergamasco stesso; al civ. n. 2 il Palazzo Ottaviano Sauli, poi Casareto De Mari, a tutti noto come “il palazzo del Melograno”. Al suo interno, nell’atrio di un grande magazzino, la secentesca statua di “Ercole”, frutto della superba mano di e “la Madonna della Misericordia”, pregevole settecentesca creazione di Francesco Maria Schiaffino che, posta in una nicchia rinvenuta durante un restauro, ornava il “pregadio” privato della famiglia.

Al centro dello spiazzo il con il fauno che suona la conchiglia. La fontanella risale al 1643 scolpita da Giovanni Mazzetti e un tempo si trovava nel quartiere di Ponticello, più o meno nella zona alla confluenza con Via Fieschi, occupata oggi da Piazza Dante. Prima di giungere in la scultura dal 1936 al 1990 venne spostata nel cortile minore del Ducale quando il Palazzo svolgeva le funzioni di Tribunale.

“La targa che omaggia G. B. Ottone”.

Sopra il civ. n. 1r una lapide marmorea ricorda il prezioso contributo di G. B. Ottone durante la rivolta anti austriaca del Balilla nel 1746. Il commerciante che aveva qui la sua bottega acquistò e distribuì a sue spese le armi e guidò l’insurrezione.

“La lapide in ricordo di Sir James R. Spensley”.

Ai civici n. 3 e 5 palazzi secenteschi i cui sbiaditi affreschi e i ricchi portali sono trascurata testimonianza di glorie passate.

“Antica cartolina in cui si nota, al centro, l’insegna dell’Albergo Unione”. Collezione di Stefano Finauri.

Al civ. n. 19r occupato oggi da un supermercato di alimentari sorgeva dal 1216 la piccola chiesa di San Paolo. Nel 1600 l’edificio fu destinato a convento dai padri Barnabiti poi, a fine ‘700 soppresso dagli editti napoleonici, trasformato prima in stalla, poi in macelleria in ultimo, fino al 1821, in teatro (“piccolo Teatro di Campetto”). Le colonne della chiesa furono smontate e riutilizzate per la facciata neoclassica della basilica delle Vigne. Alzando lo sguardo tra le corsie del supermercato e sbirciando dietro alle colonne è tuttora possibile ammirare brani di antiche pitture, stucchi e decori.

“Affreschi di a palazzo Gio. Battista Imperiale”.

Al civ. n. 9 Palazzo di Gio. Battista Imperiale i cui sfarzosi affreschi sono ancora visibili lato Via di Scurreria, a fine ‘800 venne impiegato come albergo, il famoso “Albergo Unione”, allora alloggio privilegiato dai sudditi di Sua Maestà. Non a caso nell’atrio una lapide ricorda che vi soggiornò il Dott. James R. Spensley, fra i fondatori del CFC nel 1893 e padre dello scoutismo genovese.

è molto, molto più di una semplice piazza…