Mare e Muretti

“Coloro che vivono in riva al mare difficilmente possono formare un solo pensiero di cui il mare non sia parte”. Cit. Hermann Broch.

Sarà per questo che ogni mattina è la prima, e la sera l’ultima, cosa che faccio.
Il mare non conosce muri ma solo muretti su cui perdersi con lo sguardo e il cuore, per poi ritrovarsi nella…

Grande Bellezza!

“Muretto a ”. Foto di Leti Gagge.

Il Gozzo di Boccadasse

Si tratta probabilmente del gozzo più famoso di che, da decenni, presidia il millenario Borgo marinaro di Bocca d’asino divenuto, per incapacità dei piemontesi nel tradurne il toponimo dal genovese, Boccadasse.
Fu un lampo infatti per i carabinieri sabaudi, mentre compilavano la nuova toponomastica cittadina sotto il Regno d’, tradurre Bocca d’ase in Boccadasse.
“Ho sempre avuto l’idea che navigando ci siano soltanto due veri maestri, uno è il mare, e l’altro è la barca, E il cielo, state dimenticando il cielo, Si, chiaro, il cielo, I venti, Le nuvole, Il cielo, Si, il cielo”
(José Saramago).

Foto di Leti Gagge.

Il Castello Türke…

Si staglia imperioso sul Capo di S. Chiara a dominare la spiaggia di Sturla e il Borgo di Boccadasse. Il castello Türke venne eretto nel 1903 dall’architetto fiorentino già progettista, fra le altre, di opere assai apprezzate quali il castello Mackenzie prima e quello Bruzzo poi.

Il successo riscontrato per questo suo fiabesco immaginare gli valse numerose committenze da parte della più ricca borghesia cittadina. Sua, ad esempio, anche la firma sulla villa che porta il suo nome in Via Rossetti nel quartiere di Priaruggia e, soprattutto, sulla scenografica e faraonica realizzazione dell’Expo d’Igiene Marina e Colonie del 1914 in occasione della quale, tra Piazza della Vittoria e Piazza Verdi, ideò una vera e propria città nella città.

“Il Castello, visto dal mare, domina il Capo di S. Chiara”.

Per quanto concerne il castello di Sturla la forma adottata è un miscuglio di linguaggi, detto “floreale” in cui si armonizzano diversi stili; dal borghese al moresco, dall’assiro babilonese al medievale, con citazioni del Palazzo della Signoria della natia Firenze, fino al gotico e al neoclassico.

Il Castello Türke, o “del Turco” come comunemente identificato dai residenti del luogo, fa ormai parte di uno degli scorci paesaggistici più suggestivi della città.

Storia di un Borgo di pescatori…

di una dolorosa emigrazione… di un porto argentino e… di una squadra genovese…
Non doveva apparire molto diversa l’immagine che i pescatori genovesi si portarono nel cuore allorquando, nei primi decenni dell’800, abbandonarono il loro quartiere natio, imbarcandosi alla volta di in cerca di fortuna.

"I colori pastello della Boca"
“I colori pastello della Boca”

Fu così che sbarcati in Sudamerica si diedero da fare e costruirono in breve tempo, a immagine, somiglianza e ricordo di quello originario, il Porto della Boca (da … a Boca…).
I genovesi oltre ai colori e agli odori della propria terra portarono seco la necessità di praticare il football.

"Los Xeneizes"
“Los Xeneizes”

Fu così che nel 1905 sei amici, di cui quattro genovesi, fondarono quella che sarebbe diventata la squadra più titolata del pianeta; il .
Nel 1907 il giovane , primo presidente, insieme ai suoi amici intento a osservare nostalgicamente il mare, decise che

"Il porto della Boca nello specchio adibito ai pescatori".
“Il porto della Boca nello specchio adibito ai pescatori”.

il Boca avrebbe adottato i colori della prima nave che fosse giunta in porto.
La prima fu un’imbarcazione svedese.

Per questo il giallo e il blu divennero i colori sociali, associati al titolo “xeneizes” impresso sulla maglietta.
Giusto per non dimenticare mai le proprie origini.
A titolo di curiosità anche l’altra grande squadra argentina fondata già nel 1901 il , il cui primo presidente fu Salvarezza, nacque alla Boca e fu fondata dai genovesi.

"Casacca del River".
“Casacca del River”.
Costui, osservando sulla banchina delle casse di legno chiaro, bollate trasversalmente di rosso con la dicitura “River Plate” in attesa di essere imbarcate (traduzione inglese di Rio de la Plata”), ne trasse ispirazione per la scelta della divisa bianca con banda trasversale rossa del Club.

“Faber”…

"Creuza de ma di Boccadasse".
“Creuza de ma di ”.
L’11 gennaio 1999 rimaneva orfana del suo figlio più devoto….
Il Poeta capace di comporre la più bella lirica per noi che amiamo questa città:
 “Bacan d’a corda marsa d’aegua e de sa che a ne liga e a ne porta nte ‘na Creuza de ma”(padroni di una corda marcia d’acqua e di sale che ci lega e ci porta in una strada di mare).
Nulla, meglio di questi versi intrisi di salsedine, riesce a descrivere duemila anni della nostra cultura.
Faber dipinge con le note e scolpisce con le parole.
A noi non resta altro che, a questa “corda marsa d’aegua e de sa”, rimanere ben ancorati.