Storia del “rovigliolo” (raviolo)…

 … del Paese della Cuccagna… di un poeta goliardico e… di un nostalgico musicista…
Già nel 1100 una pasta che conteneva un “roviglio” (ripieno) era patrimonio comune sulle tavole dei genovesi.
Notizie certe sulla sua genesi, basate su fonti storiche, non ne risultano;
molte località del Genovesato, di conseguenza, ne rivendicano la paternità ma, la versione più plausibile è quella che ne farebbe risalire l’origine alla famiglia “Ravioli” di Ligure che, per prima, avrebbe proposto il succulento piatto.
Nel ‘200, complice le fiere e i mercati del Piacentino e dell’Astigiano, il si sarebbe poi diffuso oltre l’Appennino, nel parmense con il nome di “tortello” e in Piemonte con quello di “agnolotto”.
Nel ‘300 nel suo celeberrimo “Decamerone” il lo cita fra le leccornie nella novella sul Paese della Cuccagna: “… stava genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e ravioli e cuocerli in brodo di Capponi.”
Raviolo in brodo certo, o cotto nel vino ma per me, come per il “Signore del violino”, la versione più appetitosa risulta essere quella condita con il “tuccu” (ragù alla genovese).
In una lettera del 1839 di risposta ad un amico, infatti, Paganini ormai prossimo alla morte lontano dalla sua , descrive minuziosamente la ricetta per preparare i ravioli e del “tuccu” con il quale si raccomanda di condirli…
Ecco perché il Raviolo è musica inarrivabile per il nostro palato…