… Quando a De Ferrari…

quando il alle ore 18 dal balcone di Piazza Venezia a Roma dichiarava guerra a Francia ed Inghilterra…

quando una Piazza De Ferrari gremita fino all’inverosimile ascoltava infervorata il bellicoso discorso del Duce diffuso dall’Eiar, la radio di regime…

quando il Generale dall’alto del suo piedistallo, lui che di camicia indossava quella rossa, assisteva perplesso in sella al suo destriero…

“Combattenti di terra, di mare, dell’aria.

 Camicie nere della rivoluzione e delle legioni.

Uomini e donne d’, dell’Impero e del Regno d’Albania.

Ascoltate!

Un’ora, segnata dal destino, batte nel cielo della nostra patria.

L’ora delle decisioni irrevocabili.

La è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.

Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano…(omissis)

(omissis)…L’Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai.

La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti.

Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: vincere!

E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo”.

quando né i genovesi né Garibaldi potevano immaginare che di lì a poco, dopo soli quattro giorni, sarebbe stata la prima città colpita dai francesi…

e che la vuota retorica fascista si sarebbe sciolta come neve al sole…