Storia della Settima…

"Dipinto di Cornelis Claesz van Wieingen che illustra la presa di Damietta".
… di una flotta a perdita d’occhio… di un Re… di un Sultano ingegnoso … e di Balestrieri coraggiosi… anche nella sconfitta…
Nel 1248 salpa da Aigues Mortes in Francia la Settima Crociata costituita da circa 1200 legni, molti dei quali opera di maestranze genovesi.
Gran parte della flotta fu infatti commissionata alla Repubblica la quale, dal canto suo, ne trasse cospicuo guadagno.
Parteciparono, oltre ai francesi e ai genovesi anche fiamminghi e pisani.
A capo della spedizione Re Luigi IX, il Santo, accompagnato dai fratelli Roberto d’Artois e Alfonso di Poitiers.
I Cristiani, liberata Cipro, occuparono agevolmente Damietta, porto strategico sul delta del Nilo e proseguirono verso gli ultimi avamposti latini in Siria.
Nella battaglia di Almansourah (1250 d.C.) i Crociati trionfarono ma, il Sultano Mamelucco Baybars, ebbe una geniale trovata
Squarciò le dighe del Nilo, la cui inondazione rese fangoso e impraticabile il campo di battaglia.
Così i Cristiani, esausti, ritornarono a Damietta ma, durante la ritirata, i Saraceni catturarono re Luigi che promisero di liberare solo in cambio di un forte riscatto e della restituzione della città.
Si racconta che un contingente di Infedeli avesse scortato il re e il suo seguito fino al fiume dove, ad attenderli, erano attraccate alcune galee genovesi pronte a salpare, come pattuito, alla volta di Cipro.
A bordo non videro che pochi marinai intenti nelle loro manovre.
Lo scarso numero di questi fece balenare nelle menti dei Saraceni l’idea di impadronirsi delle galee e di ricondurre i prigionieri a Damietta.
Invece non appena il re mise piede sulla passerella, si udì un fischio ben ritmato e, improvvisamente dalle murate delle galee comparve uno stuolo di Balestrieri in assetto da guerra con gli archi tesi.
Ai Saraceni non rimase altro che rinunciare all’impresa e alle cattive intenzioni.
 

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