Sottoripa…

"Tratto finale di Sottoripa direzione ponente". Foto di Leti Gagge

Con i suoi 900 metri di copertura è stato il più lungo centro commerciale del medioevo.

Il suo porticato venne costruito per volere dei Padri del Comune a partire dal 1125 fino al 1133, addirittura 30 anni prima dell’erezione delle Mura del Barbarossa e, per questo, costituisce la più antica opera pubblica di rilievo. Il suo percorso si snodava da Porta di S. Fede fino al senza però soluzione di continuità. Ne sono testimonianza il  breve tratto fra Vico San Marcellino e Vico del Campo, detto “ La Scura” per via della sua sopraelevazione e per i porticati più bassi e arretrati rispetto alla ripa. Sarà questa la zona destinata nel ‘600 al ghetto ebraico.

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“Particolari dei decori sulle volte del porticato”.

Sotto ripa letteralmente significa “sotto la riva” perché il porticato infatti era a diretto contatto con i moli del porto antico e lì sotto vi si ricoveravano le imbarcazioni. Con l’allargamento e la sostituzione dei moli di legno con quelli in pietra il porticato andò progressivamente allontanandosi dal mare dal quale distava in origine circa 5 metri. Si impose poi ai commercianti di costruire a proprie spese una copertura che proteggesse le botteghe e le attività commerciali dalle intemperie. In cambio essi ottennero di potervi erigere sopra le proprie abitazioni e la concessione dei relativi spazi commerciali.

Ancora fino al secolo scorso Sottoripa era il luogo dove si concentravano scagni, uffici, taverne e trattorie, dove si ingaggiavano marinai e camalli, dove si contrattavano i prezzi delle merci, un colorato e variegato bazar degno delle casbah orientali. Da qui si diramavano dedali di caruggi diretti verso il cuore della città vecchia oggi, per via della risistemazione ottocentesca del fronte mare, scomparsi.

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“Le costruite fra il 1835 e il 1839 su progetto dell’architetto Ignazio Gardella senior”.

Nel 1836 in pieno regno sabaudo la zona venne rivoluzionata con sbancamenti e demolizioni resesi necessarie per l’apertura della “Carrettera Carlo Alberto”, oggi Via Gramsci, voluta dai piemontesi per snellire il congestionato traffico del porto.

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“Brani dell’antico acquedotto medievale”.

Per lo stesso motivo vennero edificate nel medesimo periodo anche le “Terrazze di marmo” abbandonate poi nel 1885 con l’avvento del trasporto ferroviario. Si concepì allora l’apertura di Via S. Lorenzo cosa che comportò la faraonica opera di arretramento degli attuali palazzi della strada e di Via Vittorio Emanuele II, oggi Via Turati verso levante. I portici da palazzo S. Giorgio a Piazza Cavour vennero abbattuti ed ampliata la piazza stessa. Era questa la parte identificata come “Ripa cultellinorum” dal nome dello stretto vicolo a fianco del porticato dove avevano bottega  coltellieri, fonditori, fabbri, lanternai, bilanciai e i laboratori di metallo utili per gli usi di bordo.

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“Dettaglio delle secolari colonne del porticato con il sovrastante acquedotto”. Foto di Leti Gagge

 

Si procedette, a partire dal 1893, a rivoluzionare tutto l’antico assetto del fronte mare con i riempimenti per la costruzione della Circonvallazione a mare (Corsi Quadrio e Saffi), sparirono all’altezza di Via Ponte Calvi fino a Vico Morchi, le costruzioni sopra il porticato e con esse le tracce dell’antico acquedotto medioevale lungo l’originario percorso romano. Nel tratto compreso tra Vico del Serriglio e Via al Ponte Reale se ne possono ancora oggi ammirare brani superstiti.

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“Il fronte mare di com’era un tempo prima dello scempio”.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale completarono lo stravolgimento, avendo provocato danni incalcolabili, causarono l’abbattimento di numerosi palazzi circostanti e la cancellazione di contrade intere come il caso dello scomparso Vico Lanterna.

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“L’orrida e blasfema palazzata di cemento con a fianco un’esterrefatta e imbarazzata Torre Morchi”.

Il colpo di grazia, ancora oggi un’offesa inaccettabile al nostro panorama, ce lo ha inflitto il Ministero della Pubblica Istruzione quando nel 1950 innalzò, incastonato fra le torri medioevali, quell’indescrivibile mostro architettonico di cemento che si affaccia molesto ed estraneo in Piazza Caricamento.

Nonostante ciò Sottoripa, con i suoi odori, colori, suoni e profumi mantiene tuttora inalterato il suo fascino “in saecula saeculorum”.

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“Sottoripa all’imbrunire”. Foto di Leti Gagge

5 pensieri riguardo “Sottoripa…”

  1. E’ vero Sottoripa ha un fascino particolare,quando la si percorre sembra di essere in un altro mondo e sentendo tutti quei profumi non si può fare a meno di comprare le acciughe sotto sale o il baccalà o tante altre prelibatezze ammassate in quei negozi. Da quanto ci hai descritto capisco che lì si sia svolta una grande parte della storia di Genova commerciale e anche pittoresca.

  2. Purtroppo i nostri governanti hanno lavorato molto per rovinare sottoripa iniziando da quell’ edificio degli anni 50 veramente un obbrobrio. Ma sottoripa rimane affascinante.

  3. Sottotipo purtroppo non é piú quella descritta ma oramai sono chiusi la maggior parte dei negozi tipici e vi un proliferare di negozi che vendono cianfrusaglie che non hanno niente a che fare con quelli tipici di un tempo. Per chi ha vissuto realmente quei tempi é un dispiacere.
    Dove si vendevano panini e si beveva
    Un bianco fresco é frequentato da sudamericani che nel pomeriggio dopo il Lavoro si scolano bottiglie di birra e fanno casino.
    Passarci dopo le 19 c’è da piangere.

  4. Leggere le tue pagine porta a ricordi che fanno rabbrividire vedendo adesso come sottoripa è ridotta e frequentata.
    Verrebbe voglia di far risorgere il nostro Balilla e dire”che linse” ma non con una pietra ma miglisia di mitragliatrici che facciano piazza pulita una volta per sempre.
    Ma i sogni finiscono e la realtà tragica resta.
    E non é finita.
    Grazie comunque per quanto pubblichi per noi genovesi e per i “FORESTI” che debbono capire cosa è stata questa città.

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