Palazzo del San Giorgio.

Anche se per la toponomastica di risulta al civ. n. 14 di via Bottego il detto del si trova in via Cantore.

L’edificio fu costruito nel 1926 con duplice ingresso: uno sul fianco a levante ed un altro speculare a ponente.

Quest’ultimo corrisponde al civ 3 di via Chiesa delle Grazie.

Qui sulla facciata, all’altezza del 5° piano, centrale, si nota una gigantesca statua di san Giorgio che uccide il drago.

Sotto la scultura in un imponente riquadro sono riportati i celebri versi di Giosuè Carducci: “Io vo vedere il cavalier de’ santi, il santo io vo veder de’ cavalieri“ (la stessa dedica è apposta sotto l’affresco del santo nel cortile di palazzo San Giorgio).

La citazione è tratta dal 7° ed 8° verso del sonetto XIV delle Rime Nuove  scritte nel 1886 col titolo originale di “Ripassando per Firenze” e poi pubblicato col titolo definitivo “ di Donatello”.

Presente l’effigie di San Giorgio, a completare i simboli storici di Genova, non poteva mancare nel cartiglio sottostante l’immagine del Grifone.

Prima della costruzione di Via Cantore quel tratto di via era intitolato proprio al poeta toscano perché era stato fra gli intellettuali che nel 1889 si era battuto per la salvaguardia del Palazzo che rischiava invece di essere abbattuto in nome della modernità.

Per l’occasione Carducci scrisse una poesia intitolata appunto “ di san Giorgio” rimasta un frammento, pubblicato come “aggiunta” alle “Odi Barbare – Rime e ritmi”:

san Giorgio – aggiunta di poesie – XVII – luglio 1889.

   «Stava su gli archi vigile vindice

   «il grifio: sotto l’artiglio ferreo

   «la lupa anelava, parea

   «l’aquila stridere, franta l’ale.

   «tale i nemici di Genova infrangere

   «usa: diceva la scritta…

Il futuro premio Nobel per la Letteratura – a spiegarlo è egli stesso in un appunto autografo – usa volutamente il termine “grifio” come simbolo di Genova che preme un’aquila stemma dell’imperatore Federico, ed una lupa stemma di Pisa.

Chiaro il riferimento al secolare e glorioso motto di guerra della Repubblica “Griphus ut has angit sic hostes Ianua frangit” secondo il quale il Grifone artiglia con una zampa l’aquila e con l’altra la volpe (l’illustre letterato si era dunque confuso scambiando la volpe con la lupa).

Per questo in suo onore, a tramandarne memoria, sul sono stati trascritti i suoi versi.

In Copertina: del a Sampierdarena.

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