“O caroggio do fi u nu va ciù dritu a San Loenso”…

"Vico del Filo nel tratto in cui si spegne nel loggiato di Palazzo Cicala". Foto di Milo Patrone

Carrubeo Fili questo era il suo antico nome. Il toponimo trae origine dalla zona dove fino al XIV sec. si lavorava il lino. Nel 1400 vi si stabilirono anche le botteghe dei copisti, gli artigiani che riproducevano i manoscritti su pergamena decorandoli con preziose miniature.

Per secoli, prima del riassetto urbanistico iniziato nel 1835, il vicolo si dipanava in salita, districandosi in un dedalo intricato di caruggi, fino a pochi metri dalla porta di destra della cattedrale. La sistemazione del quartiere si era resa necessaria sia per fornire il duomo di una piazza degna di tal nome, che per dare adeguato sfogo alle merci che transitavano in Piazza Caricamento.

Ebbe così origine, in quell’epoca, il celebre detto “O caroggio do fi u nu va ciù dritu a San Loenso”, ovvero il caruggio del filo non va più dritto in San Lorenzo, ad indicare che a volte, purtroppo, le cose vanno storte e non più dritte come ai bei tempi.

“Edicola di all’incrocio con Vico Cinque Lampadi”.

Dell’antico percorso oggi rimane traccia fino al punto in cui, a pochi passi da San Lorenzo, il caruggio gira a sinistra spegnendosi nel loggiato di Palazzo Cicala.

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