L’onore dei Capitani…

"La bandiera svedese".

Un giorno un capitano svedese ebbe una terribile avventura: nel Golfo del Leone la sua nave, sballottata tra montagne liquide, non resse ed affondò. Poco distante, a lottare contro lo stesso fortunale, si trovava un grande veliero italiano al comando, manco a dirlo di un camoglino. L’ufficiale genovese, pur così impegnato a difendere la propria nave, la propria vita e quella dei propri marinai, trovò il modo e il coraggio di salvare, con un’arrischiatissima, quasi disperata manovra, gran parte dell’equipaggio svedese. Il capitano camoglino ricevette in premio una medaglia e un orologio d’oro dal Re di in persona, con una dedica incisa nell’interno della cassa della marineria svedese, nonché la riconoscenza imperitura del suo omologo scandinavo.

Il capitano svedese era un tipo alto, massiccio, biondo con gli occhi azzurri, il volto cotto dalla salsedine e arrossato dal sole. Da quel giorno non smise più di onorare l’ con un brindisi  intonando un sincero e genuino “Skal” di ringraziamento ai camoglini che lo avevano salvato.

“Il Golfo del Leone fra Barcellona e Tolone”.

Qualche tempo dopo quel capitano fece ritorno, durante uno dei suoi frequenti viaggi, a e si presentò ad una cena a cui era stato invitato, con un occhio gonfio e un evidente strappo alla sua giacca di panno blu.

Dopo essersi scusato per il ritardo con i padroni di casa spiegò che si era picchiato in porto, lui così contegnoso e serio, con quattro marittimi ubriachi, probabilmente tedeschi, che avevano osato oltraggiare a voce alta l’Italia. Lui che a quel Paese doveva la vita, non poteva permetterlo e si era lanciato da solo contro di loro stendendoli al tappeto, così recitano le cronache del tempo. Quel fiero capitano svedese, degno erede dei suoi avi vichinghi, si chiamava Helmer Wykburg.

“La nave ammiraglia Andrea Doria. Il transatlantico colò a picco il 25 luglio 1956”.
“Il Corriere Mercantile nel 2006, cinquant’anni dopo, ripercorre le vicende del tragico scontro”.
“Il relitto dell’Andrea Doria sessant’anni dopo. Giace a 75 metri di profondità davanti alla costa di Nantucket nel corridoio marittimo in direzione New York”.
“Mareggiata a Camogli, la patria dei migliori marinai“.

Grande eco e risalto ebbe in quel periodo l’affondamento al largo di New York della nave italiana, partita da Genova, “Andrea Doria”. La causa fu proprio una collisione con una nave svedese, la “Stockholm”.  Per l’occasione il capitano scandinavo fece pervenire ai suoi amici genovesi la seguente lettera scritta in un fluente italiano:

“Caro gentile amico, la prego accogliere la mia viva simpatia e l’espressione del mio sincero dolore per il tragico affondamento della vostra nave più bella e più grande: l’ “Andrea Doria”. E prego di non credere che tutti gli svedesi abbiano prestato fede alle notizie circa un cattivo comportamento dei marinai italiani che sappiamo tanto coraggiosi e generosi. Gli svedesi, che conoscono il mare come voi italiani, e sanno quante dure battaglie vi si debbano affrontare, hanno avuto tante prove di questo coraggio e di questa generosità. Io non sono che un cittadino qualunque di Svezia, ma come tale mi dico mortificato per quanto alcuni giornali hanno pubblicato. Non discuto la colpa della sciagura che verrà stabilita dall’inchiesta, ma escludo che si possano fare accuse al contegno dei marinai italiani dopo la terribile sciagura. Questo volevo dirvi a nome mio e di tanti altri svedesi che amano l’Italia, quasi una seconda patria e che stimano profondamente gli italiani”.

Goteborg 25 luglio 1956

Helmer Wykburg …

Questa è la storia del Capitano Helmer… Helmer Wykburg.

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