“La Principessa Sissi sale al Gazzo”…

"Panorama dal Monte Gazzo". Foto di Elena Russo Delmonte

Con lo scopo di commissionare un monumento funebre degno di tal nome per la tomba del figlio Rodolfo, da pochi anni morto suicida, sua Maestà Elisabetta d’Austria, a tutti nota come , giunse a . Scese nel tardo pomeriggio del 26 marzo 1893 dal treno proveniente da Milano alla stazione di Piazza Principe sotto le mentite spoglie di “Lady Parker”. Noleggiata una carrozza, in incognito, raggiunse Ponte Federico Guglielmo dove ad attenderla c’era lo yacht Miramar giunto da Nizza. L’imperatrice era già a bordo quando arrivarono a Calata delle Grazie i suoi bagagli, ben sessantanove colli sistemati su tre carri.
Il giorno successivo dopo la colazione a bordo, l’imperatrice mandò verso le 11 il suo cameriere a fare acquisto d’una guida di Genova e un’ora dopo, accompagnata dalla sua dama di compagnia e dal suo professore di greco, scese a terra… Nessuno fece caso al suo passaggio. Si diresse verso il centro della città, fino alla chiesa dell’Annunziata dove entrò e si trattenne parecchio ad ammirare le numerose opere d’arte custodite al suo interno.

“Ritratto della Principessa Sissi”.

Uscita dalla chiesa, Elisabetta si diresse in corso Carbonara dove aveva lo studio lo scultore Domenico Carli. Si fermò ad esaminare monumenti quasi terminati. E da lì, proseguì a piedi con passo sostenuto, lungo la Circonvallazione a Monte, per arrivare a piazza Manin.

Di qui, discendendo per via Montaldo, arrivò alla monumentale necropoli di Staglieno, orgoglio dei genovesi pedinata da un cronista del Secolo XIX che nel frattempo si era messo sulle sue tracce.

“Il Monumento dello Scanzi”.
“Sagrato in risseu davanti all’ingresso del Santuario”.

Annota il giornalista: “…Nel cimitero si fermava con compiacenza ad ammirare le opere di Monteverde, Villa, Saccomanno, Sclavi, Carli, Moreno, Fabiani… Dinanzi al monumento di Giacomo Carpaneto dello Scanzi, raffigurante una barca con un angelo, fece copiare sul suo taccuino l’epigrafe: “Avventurato chi nel mar della vita ebbe nocchier si fido”.

Panorama dal belvedere del Gazzo”. Foto di Elena Russo Delmonte

Chiese l’indirizzo dello studio dello scultore… Ritornò in città con una vettura chiusa… In via Roma nel negozio filogranista signor Savelli, fece diversi acquisti e, dopo essersi fermata alquanto nell’offelleria Ferro e Cassanello in piazza De Ferrari, scese in via Orefici, entrando a far spese nella pasticceria della vedova Romanengo”. “Non è dato sapere – precisa il cronista – a quale scultore Sissi  commissionasse il lavoro per il sepolcro del figlio Rodolfo”.

“Il terzo giorno, martedì 29 marzo, venne organizzata un’escursione nel ponente genovese. Verso le 11, vestita con un elegante abito nero, in mano un ombrellino color cenere, assieme alla contessa Festelia e al professor Barker salì su una carrozza scoperta ad un cavallo. La prima sosta fu appena fuori la porta della Lanterna, a ridosso del bastione di San Benigno, per ammirare il paesaggio della cornice rivierasca. Risaliti in vettura proseguirono per Pegli dove giunsero poco prima di mezzogiorno alla Villa Pallavicini. Alle 14 la visita era terminata. Diretta verso Sestri Ponente, la piccola comitiva fece ancora una breve fermata a Villa Rostan, a Multedo, per ammirare il parco di querce secolari ed il laghetto.

Ripreso il cammino, attorno alle tre pomeridiane arrivarono a Sestri. Qui del proposito di Sissi di salire sulla vetta del monte Gazzo doveva essere giunta notizia, perchè a Palazzo Fieschi dalla mattina stavano armeggiando per trasformare in portantina una comoda poltrona, uno di quei capaci e maestosi “careguin” in cuoio di Cordova che allora attorniavano il salone municipale. Portatori sarebbero stati i “camalli da menna”, capitanati dal leggendario “Perrucca”, assai noto a Sestri per il suo pugno proibito e per il trasporto del grandioso gruppo ligneo della Decollazione del Maragliano durante la processione delle Casacce.

“La statua della Madonna, opera del savonese Antonio Brilla”. Foto di Elena R. D.

Nonostante al mattino non si fosse risparmiata, Elisabetta d’Austria – formidabile camminatrice, instancabile e svelta – rinunziò alla portantina preferendo arrampicarsi a piedi fin sulla cima del monte. Fece fermare la carrozza in San Giovanni Battista, dove ad attenderla c’era la guida Francesco Patrone che l’accompagnò fino al santuario, a 421 metri d’altezza”.

Dall’altura il panorama (a quel tempo una distesa di spiagge) era davvero stupendo e l’imperatrice – annota fedelmente il reporter de “Il Secolo XIX” che dal suo arrivo la pedinava discretamente come un’ombra – “espresse il suo compiacimento con delle frequenti esclamazioni di jolie! jolie!”.

” La statua fu scolpita di notevoli dimensioni, alta ben cinque metri, per essere visibile dal mare”. Foto di Elena R. D.

L’imperatrice nei suoi programmi avrebbe voluto fermarsi qualche giorno di più se le fosse riuscito – come era suo desiderio – di passare inosservata. Ma la notizia del suo arrivo aveva ormai fatto il giro della città e nei salotti buoni non si parlava d’altro. Ragion per cui diede ordine al comandante di salpare l’indomani. Il mattino dopo, alle nove in punto, lo yacht imperiale uscì dal porto e costeggiando la riviera di levante puntò deciso verso Napoli, tappa successiva di quel continuo ed inquieto peregrinare. Un moto fine a se stesso, senza una direzione nè un senso, che spinse Sissi a scrivere sul suo diario: “Non si sa che farsi di me perchè vivo al di fuori delle convenzioni. Nulla fa sentire il peso dell’esistenza come il contatto con gli uomini, mentre il mare e le foreste liberano di tutto ciò che è terrestre.”
A ricordare la visita di Elisabetta d’Austria a Genova è rimasta, unica testimonianza, una lapide nel piazzale del santuario del monte Gazzo, murata sulla facciata lato mare del vecchio ospizio dei pellegrini.
L’iscrizione, dettata sul finire dell’800 da Angelo Boscassi, archivista del Comune di Genova, suona così:

“La statua della Madonna del Gazzo come doveva apparire ai tempi della Principessa”.
“La lapide affissa sull’antico ospizio che ricorda il passaggio dell’Imperatrice”. Foto di Elena Russo Delmonte.

“Perchè non cada nell’oblìo – d’Austria Ungheria – alcuni devoti di questo Santuario – posero il presente ricordo”. l’Augusta visita qui fatta il 29 marzo 1893 dalla piissima Imperatrice Regina Elisabetta”.

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