La Piazza dei sette dolori…

"Scorcio di Piazzetta Cambiaso". Foto di Leti Gagge.

La Piazzetta dei Cambiaso deve il nome alla nobile famiglia proveniente da San Cipriano in Val Polcevera che ha dato alla patria due dogi e numerosi senatori. A questa schiatta appartiene anche il famoso Luca, il celeberrimo pittore cinquecentesco nato a Moneglia dove suo padre si era trasferito per sfuggire ai rastrellamenti delle truppe borboniche che, appunto, si erano accampate in Val Polcevera.

“L’altro scorcio della piazzetta!. Foto di Leti Gagge.

Lo spiazzo dei Cambiaso, nonostante l’inopportuna presenza, in un contesto così antico di una moderna edicola del XIX sec, costituisce tuttora un affascinante scorcio da far invidia a certi tanto decantati angoli parigini. Tale edicola plasmata nello stucco e dipinta con una Madonna Addolorata fu infatti posta in sostituzione di quella originaria, di cui non si ha più traccia e a cui si doveva il nome dello slargo una volta chiamato Piazza dei sette dolori o del Dolore.

La dimora che subì gravi danni durante i bombardamenti del 1942/43, come del resto gran parte dei palazzi attigui, è un piccolo scrigno dove sono custodite diverse preziose testimonianze:

, Cambiaso poi”. Foto di Leti Gagge.

ad esempio l’atrio del XVI sec. Palazzo Fattinanti, poi Cambiaso sede del teatro Hop Altrove, dal quale si accede al loggiato varcando un semplice portale marmoreo ornato da lesene con capitelli scolpiti con testine e al centro del trave un cartiglio vuoto.

“In primo piano il portone attorno al quale s’intuiscono i colori di un tempo”. Foto di Leti Gagge.

La famiglia Cambiaso, originaria di San Cipriano in Val Polcevera, fu ascritta al patriziato nel 1576 e fu probabilmente a partire da questa data che costoro si occuparono di abbellire il palazzo commissionando importanti opere agli artisti più in vista del tempo. Ciò che rimane della decorazione murale ad affresco pare infatti riferibile alla cerchia di Andrea Ansaldo (1584-1638) mentre quella a grottesche che adorna la volta dell’atrio e delle scale, nella quale si notano affinità con le decorazioni delle volte nel vicino Palazzo Imperiale, furono eseguite da Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco (1525-1569) e ultimate appunto dall’Ansaldo.

Di notevole interesse risulta essere altresì un affresco di autore ignoto che raffigura una finestra aperta su di un tipico paesaggio della tardo cinquecentesca.

“Lo scalone che conduce al loggiato con le volte affrescate dal Bergamasco e terminate dall’Ansaldo”. Foto di Leti Gagge.

La scala si snoda elegante ed è resa ancor più scenografica dagli affreschi delle volte e dalle colonne corinzie. I capitelli sono scolpiti con piccole cornucopie, fogliame, pissidi e piccole teste leonine. Sul capitello della colonna ad inizio scala è inciso lo stemma del casato.

“Atrio con ingresso al teatro e accesso allo scalone”. Foto di Leti Gagge.
“Il loggiato dell’atrio ripreso dall’alto”. Foto di Leti Gagge.
“Ancora le volte affrescate”. Foto di Leti Gagge.
“Particolari degli affreschi”. Foto di Leti Gagge.
“Il tratto iniziale dello scalone ripreso dall’alto”. Foto di Leti Gagge.

Durante alcuni lavori di ristrutturazione nel loggiato del primo piano sotto l’intonaco sono emersi pittoreschi brani di azulejos. Sul muro a fianco sono stati rinvenuti resti in pietra e laterizio dell’edificio originale e con essi un’interessante testimonianza di tubazioni in ceramica a trombette delle condotte dell’acqua, il tipico sistema genovese di ripartizione detto a ”piceda”.

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