La casa di Andrea

Al civ. n. 17 di Piazza San Matteo si trova il palazzo donato nel 1528 dalla Repubblica all’ammiraglio per i suoi servigi alla patria.

Ad Andrea D’Oria e ad i suoi eredi fu inoltre riconosciuta l’esenzione perpetua dalle tasse.

L’edificio originario che venne edificato da Lazzaro D’Oria attorno al 1460 ha subito nel corso dei secoli diversi rimaneggiamenti e cambiamenti fino a raggiungere, nella forma attuale, una riuscita fusione tra tardo gotico e primo rinascimento.

Il portale di scuola toscana attribuito a e , secondo altri invece a Michele d’Aria e Giovanni Camplone, è un autentico capolavoro.

Figure zoomorfe e decorazioni a candelabri riempono ogni spazio possibile: testine, animali fantastici, lucertole, teste di montone e leone, pavoni, sirene e ninfe danzanti, uccelli che beccano dai fiori, roditori spuntano dalle cornucopie, pesci mostruosi e grifoni appollaiati sui capitelli.

A questi motivi se ne intrecciano altri floreali come girali e corone di fiori.

Nei sopracapitelli quadrati, a ricordare la fazione politica di appartenenza, due teste di imperatore.

Sopra l’architrave è scolpita l’epigrafe retta da due putti alati che certifica la donazione:

Senat. Cins Andre / Ae De Oria Patriae /Liberatori Mvnvs / Pvbblicvm.

Incisa sulla lapide l’immagine di una sfinge simbolo e sintesi dei quattro elementi che costituiscono il creato.

I fregi ornamentali originali sul prospetto principale sono opera dei maestri antelami Giovanni da Lancio e Matteo da Bissone.

La classica facciata in marmo bianco e nero alternato presenta in alto sulla sinistra due piccole logge una sopra l’altra chiuse da una terrazza decorata con archetti.

All’angolo della prima un pilastro marmoreo è scolpito con guerrieri del casato in nicchie con conchiglie sulle volte.

La seconda loggia invece aperta presenta arcate a tutto sesto, volte a crociera e fregi di archetti.

In realtà il celebre ammiraglio non visse mai in questa casa preferendo stabilirsi nella sua lussuosa dimora di Fassolo.

In copertina: la casa di Andrea D’Oria in San Matteo. Foto di Stefano Eloggi.

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