Finestre murate


Al tempo della Repubblica Ligure nel 1798, il governo per rimpinguare le esangui casse statali, casse istituì una tassa dal titolo assai curioso e pretenzioso:

“Sussidio patriottico sulle finestre “. Un modo come un altro per ridistribuire la ricchezza in un sistema, quello democratico della Repubblica, che si sostituiva a quello dell’oligarchia patrizia dell’Ancien Régime.

Beffarda trovata quella del funzionario dell’erario che ha inventato – passatemi il gioco di parole – l’imposta sulle imposte.


In sostanza a chi possedeva case con più di cinque finestre, fu richiesto un contributo calcolato sulla base del numero delle aperture sui muri esterni.

La balzana – è il caso di dirlo – imposta non piacque ai nobili che risultarono essere ovviamente i più danneggiati.

Costoro decisero così, pur di non versare l’odioso obolo, di murare le finestre esistenti e di sostituirle con quelle finte.


Alla luce si rinuncia ma non al gusto estetico ed ecco che si incaricano gli artigiani di decorare quegli spazi con l’ingannevole tecnica del Trompe – l’Oeil che fa sembrare tridimensionali come sculture dei semplici disegni.

Con certosina perizia in un gioco di pennelli, di contrasti di luci e ombre, di prospettive e colori, gli artisti riuscirono così a dipingere illusoriamente quello che non c’era: persiane, vasi di fiori, marmi e capitelli si mostrano ancora oggi ai nostri occhi in un magico immaginario.

La Grande Bellezza.

In copertina sul palazzo ad angolo fra Via San Lorenzo e Piazza della Raibetta sopra la macelleria Balleari.

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