Vico della Pece

trae l’origine del suo toponimo dalla presenza in zona di laboratori legati alla corporazione dei . Costoro avevano le proprie botteghe in Vico Stoppieri e con la loro preziosa attività artigiana svolgevano l’indispensabile compito, di impermeabilizzazione delle navi.

Per realizzare ciò in questo caruggio si impregnavano le fibre di canapa o stoppa di pece calda che, al fine di sigillare le fessure del fasciame, venivano interposte fra le assi di legno. Un bravo artigiano prima di ottenere il titolo di maestro calafato impiegava fino a otto lunghi anni di apprendistato.

Essendo a continuo contatto con il fuoco per riscaldare la pece gli elessero a loro patrona Santa Tecla, la santa che secondo la tradizione uscì viva dal rogo.

I calafati avevano la cappella di loro giurisdizione nel secondo altare della navata destra della chiesa di S. Marco al Molo. Nele1735 commissionarono a Francesco Maria Schiaffino un sontuoso gruppo marmoreo raffigurante i SS. Nazario e Celso.

In copertina: Vico della Pece. Foto di Stefano Eloggi.

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