L’incanto di Santa Croce

Di notte l’incanto di Santa Croce

ti rallenta il respiro,

ti toglie la voce.

Alla luce dei lampioni le ombre tetre

ammantano il crepuscolo del fascino

di quelle millenarie pietre.

Dall’edicola della chiesa scomparsa

per volere di Napoleone

e della sua farsa,

protegge e osserva San Giovanni

la piazza da quasi trecento anni.

L’anima intanto cerca pace

e mentre intorno tutto tace

dal volto sgorga inspieganile il pianto

se Santa Croce intona il suo canto.

Ma ora lascio la parola ai poeti… quelli veri!

“Aprimmo la finestra al cielo notturno. Gli uomini come spettri vaganti : vagavano come gli spettri: e la città (le vie le chiese le piazze) si componeva in un sogno cadenzato, come per una melodia invisibile scaturita da quel vagare. Non era dunque il mondo abitato da dolci spettri e nella notte non era il sogno ridesto nelle potenze sue trionfale? Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull’infinito, che tutto ci appare ombra di eternità? A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza? La luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia dietro la chiesa bizantina”.

Cit. .

Foto di Leti Gagge.

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