“Le Oche di Albert”…

"Piazza delle Oche con la lapide in onore di Albert Einstein".

Dietro la chiesa del Vigne, nel cuore della città vecchia, si trova uno dei tanti angoli nascosti e poco noti ai genovesi stessi. Si tratta di Piazzetta delle Oche, uno spiazzo triangolare privato appartenuto nei secoli passati alla nobile famiglia dei Vivaldi, la stessa che ha dato i natali agli intraprendenti navigatori ispiratori del “folle volo” dantesco.

“La caratteristica forma triangolare della Piazzetta”.

Veniva utilizzata come aia, popolata da muli e altri animali da cortile che vi razzolavano in libertà. Ma, a farla da padrone, come in Campidoglio, era un gruppo di starnazzanti oche. Di qui il toponimo testimoniato da un murale che le raffigura.

In questo luogo nel lontano 1895 dimorò per qualche mese un ragazzotto di nome . A sedici anni, il futuro Premio Nobel della Fisica giunse a , dopo aver attraversato a piedi la Val Trebbia.

Era partito da Pavia dove, in seguito ad un’accesa discussione, aveva abbandonato la casa dei genitori.

“Il Portone del Palazzo che ha ospitato il fisico tedesco”.

Einstein era stato infatti, lui futuro genio della scienza, appena bocciato all’esame di ammissione al prestigioso Politecnico di Zurigo. Così, deluso, aveva deciso, preso il suo inseparabile violino, di recarsi nella città di Paganini, ospite di Jacob Koch, lo zio materno mercante di grano all’ingrosso che nella piazzetta aveva ufficio e dimora.

Rimangono traccia nei suoi appunti genovesi dell’ammirazione per la Cattedrale di San Lorenzo, dello splendore di Strada Nuova e soprattutto delle golose prelibatezze della Pasticceria Romanengo di Campetto.

Ed io me lo immagino il giovane Albert ingurgitare manciate di frutta candita ed ogni genere di leccornie da Romanengo, mentre Verdi ,il genio della musica, è seduto lì vicino da Klainguti, a pochi passi, intento a gustare i suoi prediletti “Falstaff”.

A Genova ebbe modo di conoscere Ernestina Marangoni con la quale instaurò, mantenendo un fitto rapporto epistolare, un duraturo e sincero rapporto di amicizia.

In una di queste lettere, molti anni dopo, il grande scienziato ormai all’apice del successo scriveva in un incerto italiano: “I mesi felici del mio soggiorno in sono le più belle ricordanze”.

“La lapide affissa in ricordo del soggiorno genovese di Einstein”.

A ricordo dell’illustre ospite, a cura dei condomini del palazzo, è stata di recente affissa una lapide che ne testimonia il gradito soggiorno.

“Non ho alcun talento particolare. Sono solo appassionato e curioso” disse il fisico e se “La logica vi porterà da A a B. – aggiunse- “ L’immaginazione vi porterà dappertutto”…. Soprattutto a Genova…

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