“Il lupo della steppa… o di mare?”…

"Hermann Hesse premio Nobel per la letteratura nel 1946".

Hermann spesso, in attesa d’imbarcarsi per i suoi frequenti viaggi in oriente, sostò nella nostra città. 

Il grande poeta tedesco, sublime pittore non solo con le parole ma anche con il pennello dei  suoi natii panorami montanari, scoprì la Superba  e, lo dice lui, se ne innamorò. Comprese la differenza fra la limitatezza delle prospettive lacustri, a cui era intimamente legato, e l’infinita, smisurata apertura dell’orizzonte marino, inteso come metafora di nuovi spazi da scrutare e sogni da rincorrere. La diviene  allegoria del viaggio interiore. Nel suo primo romanzo di un certo successo del 1904, intitolato “”, il futuro premio Nobel per la letteratura del 1946, scrive:

“Acquerello di paesaggio alpino di H. Hesse”.
“Il poeta amava scrivere, verseggiare, dipinger, prendere appunti all’aria aperta”.

 “A mi arricchii di un altro grande amore. Era una limpida giornata ventosa, appena dopo mezzogiorno. Avevo appoggiato le braccia ad un largo parapetto: ricca di colori si stendeva alle mie spalle, mentre sotto di me vivevano e si ingrossavano i grandi flutti azzurri del mare. Il  mare. Con il suo cupo  mugghiare e i suoi desideri  incompresi  l’eterno ed immutabile mi si avventava contro, ed io avvertii in me stringere eterna amicizia, per la vita e per la morte, con quei flutti azzurri e schiumosi. Altrettanto fortemente mi commosse l’ampio orizzonte marino. Nuovamente rividi, come  già nella mia  fanciullezza, l’odorosa azzurra lontananza che mi aspettava invitante simile ad una porta aperta… Per uno oscuro impulso crebbe dentro di me l’antico e doloroso desiderio di gettarmi fra le braccia di Dio ed affratellare la mia povera esistenza all’infinito ed all’eterno”.

Ed eccolo l’incontro concreto con il mare:” A lottai per la prima volta contro le onde del mare, e nuotando assaggiai l’acre sapore dell’acqua salata, e provai la potenza dei flutti. Tutto attorno onde azzurre e chiare, scogli color avana, un cielo profondo e tranquillo, e l’eterno, incessante rumoreggiare delle acque.

“Copertina del romanzo Peter Camenzind”.

La vista delle barche che scivolavano al largo sull’acqua, con  la loro nera alberatura e le vele bianche, o il piccolo pennacchio di fumo di un piroscafo che passava lontano mi colpiva ogni volta… Oltre alle mie predilette, le irrequiete nuvole, non conosco simbolo dell’ardente brama di errare per il  mondo più bello e più pregnante di quello di una nave, che passa a grande distanza, diventando sempre più piccola sino a scomparire nell’orizzonte aperto”.

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