“Alla Liguria”…

"Dietro una pietra impervia, il blu cobalto del mare di Framura".

Sulle tue montagne, nella ruota

di giovinezza, ho costruito una strada,

in alto fra i castagni;

gli sterratori sollevavano macigni

e stanavano vipere a grappoli.

Era l’estate degli usignoli

Meridiani delle terre bianche,

della foce del fiume Roja.

Scrivevo versi della più oscura

Materia delle cose,

volendo mutare la distruzione,

cercando amore e saggezza

nella solitudine delle tue foglie sole,

e franava la montagna e l’estate.

Anche lungo il mare

Avara in è la terra,

come misurato è il gesto

di chi nasce sulle pietre

delle sue rive. Ma se Il Ligure

alza una mano,

la muove in segno di giustizia.

Carico della pazienza

di tutto il tempo della sua tristezza.

E sempre il navigatore

spinge lontano il mare

dalle sue case per crescere la terra

al suo passo di figlio delle acque.

“Salvatore ”.

 Il poeta siciliano futuro premio Nobel per la letteratura nel 1959 s’innamorò perdutamente della Liguria nel 1930 quando, trasferito al Genio civile di Imperia prima e di poi, ebbe modo di conoscere e frequentare Camillo ed Eugenio , collaborando alla rivista letteraria “Circoli”.

Tre artisti, di cui due premi Nobel e uno Sbarbaro certo non da meno che, da questa terra incrociandosi, trassero feconda ispirazione per influenzare la poesia mondiale del ‘900.

“Corniglia, aggrappata alla roccia, sospesa fra cielo e mare”.

Quasimodo nella sua ultima raccolta ““Dare e avere” 1960 – ‘65” consegna ai posteri una meravigliosa poesia dedicata “Liguria”.

In questo componimento il poeta riesce a rievocare l’asprezza della montagna, il sibilo delle vipere, il canto degli usignoli, lo scrosciare delle acque del Roja e, in un continuo crescendo emotivo, l’eterna lotta fra il mare e la terra ma il verso che da sempre mi ha colpito è quel “Ma se il Ligure alza una mano, la muove in segno di giustizia”… e allora sfilano nella mia mente tutte quelle popolazioni liguri che si opposero fieramente all’occupazione della Roma imperiale; i marinai che, sprezzanti del pericolo, difesero le nostre coste dai Turchi e dai Saraceni; i genovesi tutti che, coraggiosi e indomiti, nel 1684 non si piegarono alla boria del Re Sole; il Balilla e la sua audace ribellione contro gli austriaci; i Capitani e e la loro disperata difesa contro i bersaglieri del La Marmora; Genova intera che nel 1800, oltre ogni umana aspettativa, resistette all’assedio austro piemontese e inglese; i camalli che nel 1924 protestarono contro l’omicidio Matteotti e impedirono alle Camicie Nere l’accesso al porto; i Partigiani che tra l’8 settembre 1943 e l’aprile 1945 contribuirono alla liberazione della Superba, unica caso in Europa nell’era moderna, dai Tedeschi prima dell’ingresso degli alleati; i lavoratori che scioperarono nel giugno 1960 contro la scellerata idea di convocare il congresso nazionale del rinato Partito Fascista in città, contribuendo alla caduta del governo Tambroni.

L’avara Liguria è la mia terra!

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