Storia di un’Abbazia poco nota… di santi protettori…

Sulle alture della circonvallazione a monte, sconosciuta ai più, si staglia l’antica abbazia di , chiesa gentilizia della nobile famiglia De Mari.

"La Madonna della Sanità sopra l'altare".
“La Madonna della Sanità sopra l’altare, opera del Narducci del 1615”.

 

Il complesso sorge sul luogo dove precedentemente nel ‘400 esisteva una chiesa intitolata a San Bernardino da Siena (da qui anche il nome del tratto delle mura e della Porta poco distanti) per volere di Stefano De Mari, proprietario dei terreni (così come dell’attigua attuale Villa Gruber, un tempo De Mari). Fu edificata nel 1592 su progetto del Ponzelli ed affidatane la conduzione ai Carmelitani Scalzi di S. Anna.

Con la Rivoluzione franco genovese del 1797 la gestione passò di mano prima ai De Mari, poi al clero secolare, quindi alle monache di clausura.

Nel 1934, con apposito decreto ministeriale, la chiesa fu inserita nell’elenco dei Monumenti di interesse nazionale ma subì gravi danni in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e cadde nell’oblio.

Dopo alterne vicessitudini e passaggi di mano nel dopoguerra il si attivò per la sua ricostruzione affidandone i lavori di ripristino all’Ingegner Umberto Pagnini che, grazie all’aiuto del Genio Civile e alle offerte dei fedeli, potè restituire al complesso il perduto splendore.

Nel 1965 l’Arcivescovo riconsegnò al culto dei fedeli l’Abbazia.

Appena superato l’ampio scalone di accesso, nell’atrio si incontra subito una gradita sorpresa, una splendida “Sacra Famiglia” (con San Giovannino) in ardesia di ,  insuperato maestro del Manierismo genovese: un’opera che sprigiona in egual misura potenza e delicatezza.

Atrio S.Famiglia L.Cambiaso
“Sacra famiglia e San Giovannino, opera in ardesia di Luca Cambiaso”.

 

Degno di nota anche il busto di , uno dei personaggi più illustri della Casata,

"Busto di Ansaldo De Mari, un tempo conservato nella cappella familiare della demolita chiesa di San Domenico".
“Busto di Ansaldo De Mari, un tempo conservato nella cappella gentilizia della demolita chiesa di San Domenico”.

primo ammiraglio dell’Impero ai tempi di Federico Secondo, nella prima metà del ‘200.

 

Una volta varcata la soglia dalla curiosa pianta ottagonale numerose sono le opere di scuola genovese custodite al suo interno e alcune di esse meritano particolare menzione come, ad esempio, le balaustre dell’ Orsolino, scultore molto attivo e noto in città (fra le tante opere, il barchile di Piazza delle Erbe) o la secentesca rappresentazione del Narducci sopra l’altare della Madonna della Sanità ma quella che, più di tutte, mi ha colpito, custodita nella seconda cappella sul lato sinistro, opera di del 1600 è la

“Madonna con i quattro santi protettori di (S. Giorgio, S. Giovanni Battista, S. Siro e S. Lorenzo).

Genova orgogliosa e impettita non si svela facilmente, basta a se stessa, si lascia trovare solo da chi ha voglia di cercare e la Sanità, a mio modesto parere, ne è emblematica dimostrazione.

2° Cappella Sx
“I quattro santi protettori di Genova, opera di G. B. Paggi”.

 

 

 

 

 

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