La Dogana e San Giovanni

In Piazza Soziglia al civ. n. 116r si staglia l’edificio che per lungo tempo ha svolto la funzione di Palazzo della Dogana in sostituzione del poco distante Palazzo San Giorgio.

A sua protezione è stata posta la settecentesca edicola di San Giovanni Battista: sul timpano spezzato il Padre Eterno con la mano destra benedice i passanti, con la sinistra regge un mappamondo. Nella nicchia la statua rappresenta il santo in preghiera con ai piedi il classico agnello.

Questa edicola è ritenuta miracolosa  perché commissionata come voto in ringraziamento di uno scampato incendio che si era sviluppato all’interno del palazzo. Non riuscendo a domarlo i genovesi disperati portarono dalla vicina Cattedrale le ceneri del santo protettore e subito le fiamme si placarono.

Alla sua base l’epigrafe laconicamente recita:

“Nostra Tutela Salve”.

Portale Via Fossatello 2

Purtroppo il cinquecentesco portale del civ. n. 2 di Via Fossatello risulta in pessimo stato di conservazione. L’opera attribuita ai maestri Donato Benti e Benedetto da Rovezzano presenta infatti gli inesorabili segni del tempo.

Al centro del trave si osserva un ovale con il trigramma di Cristo e il monogramma di Maria successivamente apposti per coprire uno stemma abraso.

La presenza sul capitello di destra di una piccola aquila lascia presumere che la dimora appartenesse al patrimonio immobiliare dei D’Oria o comunque di una famiglia ad essi legata. A sinistra invece una figura femminile stringe in mano delle fronde.

Sopra i capitelli spunta una piccola testa di cherubino alato. Alla base dei pilastri dei grifoni posti in posizione speculare con al centro una pisside e, in mezzo, due piccoli cartigli muti dei quali quello di sinistra disegna due profili umani in forma floreale.

Il portale è riccamente scolpito: oltre all’aquila e ai grifoni compaiono altri numerosi animali quali delfini, vari tipi di uccelli, pesci e mostri marini e ancora cornucopie con campanelle, testine e cherubini alati.

Madonna col Bambino in Piazza Fossatello 3

Al civ. n 3 di Piazza Fossatello si trova la Madonna col Bambino conservata all’interno di un tradizionale tabernacolo in marmo con timpano curvo spezzato e lesene con mezze figure di angeli.

La settecentesca immagine originale invece è andata perduta ed è stato sostituita da una più recente (di fine ‘900) riproduzione del celebre pittore e incisore genovese Ugo Lombardo.

 

La Madonna del Cardellino

In Via Fossatello all’angolo con Vico S. Pancrazio fa bella mostra di sé una secentesca Madonna col Bambino. Si tratta di uno splendido dipinto ad olio su ardesia di anonimo autore noto come . Quello visibile nell’edicola è una copia poiché il prezioso originale è custodito presso il Museo di S. Agostino.

“Dettaglio dell’imponente baldacchino”.

Il quadro incorniciato fra due colonne marmoree in singolare pietra verde della Val Polcevera è sovrastato da un sontuoso baldacchino di ardesia che protegge lo stucco con i cherubini e il Padre Eterno Benedicente.

 

Madonna del Loreto in Via Garibaldi 1

In Via Garibaldi n. 1 accanto al portone di Palazzo Agostino Pallavicino si trova il sontuoso tabernacolo della Madonna di Loreto risalente al 1725. L’edicola interamente ricavata dal marmo è protetta da un’imponente grata di ferro battuto che ne impedisce la vista.

Oltre al baldacchino con i soffici panneggi si possono ammirare comunque gli angioletti che poggiano sui riccioli ai lati del piccolo ovale, avvolto da una raggiera con teste di cherubini, che conteneva il Volto di Gesù.

Alla base del tabernacolo il cartiglio recita: ” Miseris / Svccvre Maria / MDCCXXIV.

Il Battista in Vico Gattilusio

In Via Ravecca, all’angolo con Vico Gattilusio, l’edicola in primo piano è quella secentesca di San Giovanni Battista rappresentato all’interno di un tempietto classico in marmo decorato con motivi ad intarsio. Il Santo, mentre cinge il bastone pastorale ed un agnello riposa ai suoi piedi, impartisce la benedizione.

Osservando attentamente la scena si nota un libro posato su di un tronco a cui è arrotolato un serpentello. In basso sulla roccia cui poggia il Battista si scorge anche un piccolo bambino a cavalcioni.

Sulla cornice sono scolpite alcune epigrafi:

sul piedistallo ;”De. Mense. Mail. 1616.

Sulla transazione; ” Vicini. Hvivs. Contractae. Hanc. Statvam. S. Io Bap. Erigendam. Esse. Cvravere”.

Alla base del tempietto infine campeggia: “Sic Hvmilis. Qvisnam. Clamanti. Voce Pvtstvr. Serveriore / Qveit. Vita. Fvlgere, Permni”.

Il vicolo prende il nome dalla nobile famiglia dei Gattilusio o Gattilupo che ebbe in signoria fra il 1262 e il 1462 importanti e redditizi fondaci a Metelino e in altri porti orientali.

Superata l’edicola si percorre un breve passaggio attraverso le Murette che un tempo costituiva il transito alla vicina Porta (Soprana) dei doganieri e al loro relativo posto di guardia.

Fino al 1858 questo piccolo caruggio era noto al vulgo come Vico Spuncia cü (spingiculo) forse, anche se non v’è certezza, per via dei modi non proprio eleganti con cui le guardie perquisivano i passanti.

Il bucato steso da parte a parte come vela di una galea aspetta solo il vento in poppa!

Portale Palazzo Pinelli in Via San Siro 2

Il Portale del Palazzo Castellino Pinelli del civ. n. 2 di Via San Siro è in pietra nera di Promontorio. Ai lati delle colonne si distinguono subito i medaglioni imperiali mentre sulla trabeazione resta traccia abrasa dello stemma del casato. Il capitello di sinistra si è meglio conservato e si nota per via dello sproporzionato pennacchio. Sempre sul lato a sinistro, sul sovra capitello, sono scolpiti due uccelli e due delfini, su quello di destra invece due grifoni rampanti. Sul trave lo stemma della famiglia (di origine germanica), nonostante s’intuiscano i due orgogliosi grifoni che lo reggevano, è completamente abraso. A ben guardare s’intravvedono anche le forme di un uccello esotico e i contorni di fregio a girali che si fonde in un corpo di animale dal collo allungato e la testa rivolta all’indietro nel gesto di volersi mordere da solo.

Portale di S. Giorgio in San Siro

In Via San Siro al n. 6 r il cinquecentesco portale di San Giorgio che uccide il drago rappresentato nella più classica delle forme. Il sovrapporta è scolpito in pietra nera di Promontorio e risulta purtroppo danneggiato in più parti: il cavallo è mutilo di due gambe, gli scudi sono abrasi e il volto della principessa è sfigurato da una crepa.

Edicola di San Donato

Sul muro laterale verso Stradone S. Agostino della chiesa di San Donato domina l’edicola della Madonna col Bambino del 1751 la cui statua è attribuita a Domenico Casella detto, per via del suo irascibile carattere, “Scorticone”.

La Vergine, protetta da una grata, è rappresentata in piedi mentre saluta con Gesù in braccio.  Ai lati due angeli la osservano estasiati mentre svelano il sipario. Sulla base della scultura l’epigrafe: “Solo Saloque Salus”. Sulla mensola il monogramma di Maria con due teste di cherubini alati.

Il sontuoso tabernacolo monumentale in stucco presenta inoltre una grande raggiera con lo Spirito Santo che diviene fulcro della composizione attorno alla quale si dipana il morbido drappeggio che le fa da contorno. Da qui spuntano teste di cherubini ed angioletti in volo.

“Edicola sul muro esterno della chiesa di San Donato”

Edicola delle Cinque Lampadi

Al civ. 11 r. di Vico Cinque Lampadi, protetta da un’elaborata grata in ferro battuto, si trova una delle più famose della città. Si tratta di una Madonna col Bambino e San Giovannino del XVIII sec. Talmente bella e venerata che era illuminata appunto giorno e notte – da qui il nome – da cinque lampade. Immagine assai cara ai genovesi poiché a chi le rivolgeva una preghiera venivano riconosciuti seduta stante 40 giorni di indulgenza. La protezione messa in atto nel 1798 fu necessaria per salvaguardare i numerosi voto in oro e argento che venivano collocati accanto al sacro dipinto.

Accanto all’edicola incastonata nel muro venne anche predisposta  una nicchia marmorea per le elemosine concepita come un piccolo tempio con il timpano ricurvo con la croce al centro e un cherubino alato alla base. Come copertura un’imponente corona in ferro battuto con funzione di baldacchino.