… Quando c’erano i Baracconi…

… quando l’antica chiesa dei Santi Pietro e Bernardo della , distrutta dai bombardamenti del ’44, non era ancora stata ricostruita (1958)…

… quando in un primordiale Piazzale Kennedy costruito negli anni ’50 c’era già il luna park.

Allora si chiamavano e, proprio come oggi, attiravano migliaia di persone che vi cercavano svago e magari, tra una frittella e uno zucchero filato, la vertiginosa ebbrezza delle montagne russe.

… Quando c’era il Balilla…

Preziosa immagine che immortala in località Pratolongo di la casa natale di Giovanni Battista passato alla storia come il .

L’eroe che il 5 dicembre 1746 diede il via all’insurrezione anti austriaca pronunciando il famoso “Che l’inse?”.

Accanto ai familiari che posano per lo scatto si notano in facciata la corona e la lapide che attestano come l’edificio fosse stato dichiarato monumento nazionale.

“Quel che resta oggi della casa “.

Purtroppo della casa oggi sono rimasti solo i ruderi perché gli eredi non si misero mai d’accordo e la lasciarono cadere in malora.

…. Quando era ancora Quarto…

… e i Mille di Garibaldi suscitavano emozioni ancora troppo vicine per meritarsi la gloria del ricordo…

No, non siamo in qualche sperduta landa del Far West, ma alla stazione ferroviaria di inaugurata nel 1868 lungo la tratta Chiavari.

I personaggi immortalati nello scatto a cavallo tra i due secoli non sono coloni, cow boys o sceriffi, ma operai, donne e capostazione, nostri concittadini.

Solo nel 1913 infatti divenne Quarto dei Mille in onore dell’impresa dei garibaldini partiti – appunto – dal celebre scoglio vicino allo scalo ferroviario.

… Quando al cimitero monumentale…

Il 5 giugno 1958 l’ex presidente degli Stati Uniti Harry Truman (quello con il cappello in mano) con la moglie Virginia visitò la nostra città.

Prima di recarsi a fece tappa sulle mura delle Cappuccine per godersi il panorama della città da Piazza della Vittoria.

Infine, appassionato di scultura, si diresse al Cimitero Monumentale di .

A fargli da guida e cicerone fu il marchese Giuseppe Lercaro.

Foto archivio famiglia Lercaro.

Quando la Commenda venne dimenticata

Quando la Commenda era stata privata della sua quasi millenaria vocazione storica, religiosa e militare della città.

Quando venne inopinatamente destinata ad abitazioni private, botteghe, cantine e magazzini.

Persino bar e farmacia e le sue preziose arcate di pietra di Promontorio murate senza ritegno.

Quando addirittura dove l’Embriaco era tornato da eroe con le spoglie del Precursore e i tesori della Crociata c’erano le auto.

Il secolare Campanile a cinque guglie assiste incredulo. Chissà che dispiacere per Guglielmo di Voltaggio suo fondatore e per Ugo Canefri (S. Ugo) suo leggendario Priore.

negli anni ’50 del secolo scorso”.

Quando Via Caprera…

Quando il ponte di attraversava il sottostante rio Vernazza già a quel tempo sepolto sotto il cemento.

Quando la Via si arrampicava su di un pendio comunque ancora a carattere agreste e parzialmente disabitato.

Quando il traffico era rappresentato da tram, tombarelli e sporadiche automobili.

“Cartolina di Via Caprera a inizio ‘900”.

Quando a Brignole c’era la Caravella…

Quando nell’atrio della stazione ferroviaria di Brignole c’era la riproduzione della caravella (in realtà una caracca) di Colombo a ricordarci il significato del viaggio e della scoperta…

quando la “Santa Maria” costituiva per noi nati negli anni ’60 e ’70 un sicuro approdo ed un inconfondibile punto di ritrovo…

Dopo i lavori del nuovo millennio di riqualificazione della stazione la Caravella è stata trasferita.

Da qualche anno fa bella mostra di sè presso il Galata Museo del Mare.

Quando c’era il Ponte dei Savoia

Quando nel 1885 i Savoia costruirono il ponte che collegava direttamente la loro dimora genovese con la ferrovia e l’imbarcadero lontano da occhi indiscreti.

Quando, per far ciò, non si fecero scrupolo di abbattere la secolare chiesa di San Vittore.
Una parte della chiesa chiusa al culto venne inglobata nelle strutture del Palazzo Reale e una parte sacrificata per l’artificiosa creazione di Piazza dello Statuto.

La navata destra fu invece immolata per l’allargamento di Via Carlo Alberto (1831-39), odierna Via Gramsci.

Quando c’erano ancora i binari solcati dagli inconfondibili tram verdi della Uite.


Il ponte sabaudo fu abbattuto nel 1964 in occasione della costruzione della sopraelevata.

L’origine del toponimo genera ancora oggi confusione poiché tale posticcia appendice è sempre stata impropriamente chiamata .

Il Ponte Reale, quello vero, invece era il passaggio che nei pressi di palazzo San Giorgio, attraversava il torrente “riale” di Soziglia che fungeva da raccoglitore delle acque del rio Bachernia e delle Fontane Marose.

Così rio, “ria” in lingua genovese, per storpiatura nel tempo si è trasformato in “reale” fomentando l’equivoco con il ponte chiamato alla stesso modo che collegava, il Palazzo Reale con l’imbarcadero direttamente in porto.

“Il Ponte Reale dei Savoia nei primi anni ’60 poco prima dell’abbattimento”.