… Quando Stanlio, Ollio e Buster Keaton…

 Alle 14.30 del 23 giugno del 1950 scesero alla stazione di Piazza Principe ed alloggiarono al Bristol Hotel.

A giudicare dall’enorme folla che aveva bloccato il traffico nell’antistante Piazza Acquaverde la popolarità dei due comici, in declino in America, qui da noi era ancora all’apice.

La sera stessa, dopo una breve esibizione sul palco, parteciparono alla proiezione in loro onore di “Fra Diavolo” in un Carlo Felice ancora dilaniato dalle bombe e stracolmo di spettatori.

Tre anni dopo fu la volta di un’altra vecchia gloria delle comiche hollywoodiane ad approdare nel porto genovese.

Nelle sue “Memorie a rotta di collo”così annotava il comico, ormai sul viale del tramonto e stupito di essere stato invece riconosciuto:

«Ero sul ponte della nave e guardavo un gruppo di stivatori che lavoravano sul molo, otto metri più sotto. Uno di loro mi riconobbe, chiamò i suoi compagni e mi indicò. Subito tutto il gruppo smise di lavorare e cominciò a urlare: “Booster! Booster Keaton!”. Mi salutavano eccitati, e io li risalutai con la mano, stupito, perché dovevano essere passati più di quindici anni dall’uscita del mio ultimo film”.

Foto dei due comici in viaggio tra Sanremo e , archivio Leoni

Fonte “Forse non tutti sanno che a Genova…” di Aldo Padovano.

… Quando c’era Walt Disney…

Quando negli anni ’50 nel porto di attraccavano i grandi transatlantici diretti verso l’America.

Quando capitava che su uno di questi, sorpreso ad ammirare il panorama cittadino, venisse immortalato il genio dei cartoni animati e fumetti.

Chissà se la nostra proverbiale parsimonia avrà in qualche modo influenzato le caratteristiche del da poco ideato zio Paperone?

Quando a Genova c’era

… Quando a Brignole c’erano le mongolfiere…

quando, agli albori del ‘900, davanti alla stazione Brignole a quel tempo in costruzione, gli appassionati assistevano all’ardimentoso spettacolo dei palloni aerostatici…

… quando si costruivano addirittura tribune per permettere al numeroso pubblico di ammirare curioso con il naso all’insù le ardite manovre degli impavidi piloti delle .

Quando nel 1903 in scio pròu sul campo chiamato”Velodromo” che occupava la zona dell’odierna Piazza Verdi vi fu l’ascensione del Pallone “Centauro”.

La struttura venne smantellata poco dopo appena terminata la costruzione della Stazione nel 1905.

In quello stesso spiazzo ma con il terreno di gioco disposto in maniera diversa nel 1913 verrà costruito, per ospitare l’Expo internazionale dell’Igiene, della Marina e delle Colonie dell’anno successivo, lo Stadium.

Tale impianto fu per un paio di partite, causa squalifica del campo di Via del Piano (il futuro Ferraris), lo spelacchiato terreno di gioco del Genoa per la 7^ volta campione d’.

… Quando c’erano i Baracconi…

… quando l’antica chiesa dei Santi Pietro e Bernardo della , distrutta dai bombardamenti del ’44, non era ancora stata ricostruita (1958)…

… quando in un primordiale Piazzale Kennedy costruito negli anni ’50 c’era già il luna park.

Allora si chiamavano e, proprio come oggi, attiravano migliaia di persone che vi cercavano svago e magari, tra una frittella e uno zucchero filato, la vertiginosa ebbrezza delle montagne russe.

… Quando in Piazza del Cavalletto…

…da un lato bambine che, sorvegliate dalle mamme, giocavano forse al pampano, forse al salto della corda, dall’altro ragazzini che si dilettavano con le biglie o le grette.

In mezzo seduti sulla porta di casa altri preferivano chiacchierare mentre in primo piano un carretto parcheggiato con sopra una damigiana aspettava di essere consegnato o scaricato.

Nella zona adiacente le  mura di Santa Chiara, lungo l’ultimo tratto di via Banderali si trova : fino a metà ‘800 la contrada era tutta uliveti e vigneti ed era attraversata dalle mura, che qui prendevano la forma detta in gergo militare “cavalletto”, da cui il toponimo.

… Quando c’era il Balilla…

Preziosa immagine che immortala in località Pratolongo di la casa natale di Giovanni Battista passato alla storia come il .

L’eroe che il 5 dicembre 1746 diede il via all’insurrezione anti austriaca pronunciando il famoso “Che l’inse?”.

Accanto ai familiari che posano per lo scatto si notano in facciata la corona e la lapide che attestano come l’edificio fosse stato dichiarato monumento nazionale.

“Quel che resta oggi della casa “.

Purtroppo della casa oggi sono rimasti solo i ruderi perché gli eredi non si misero mai d’accordo e la lasciarono cadere in malora.