I Dipinti sotto edicola di San Giovanni Battista e Santa Caterina

All’angolo fra Vico Cinque Lampadi e Vico del Filo la settecentesca Battista e Santa Caterina da Genova.

Sotto al tabernacolo due dipinti in ardesia rivolti verso i due rispettivi caruggi: quello ormai irriconoscibile lato Vico Cinque Lampadi rappresentava la Passione di Cristo.

La lastra rettangolare in ardesia con la Passione di Cristo è inserita in una cornice marmorea con incastonati un braccio e altri fregi e simboli poco decifrabili riconducibili – forse – a qualche congregazione.

L’altro, quello della foto, verso Vico del Filo, racconta la Decollazione di San Giovanni Battista.

Portale di San Giovanni Battista

All’angolo con Vico San Sepolcro l’antico portale in pietra nera di promontorio che rappresenta il Battista nel deserto al cospetto del Dio padre che affida la sua famiglia alla protezione divina. Il bassorilievo ricco di simbologie orientali e pagane rappresenta un’allegoria della famiglia proprietaria, quella dei Grillo, che volle affidarsi direttamente al Divino senza troppe intermediazioni.
A destra una cicogna, forse uno struzzo vicino ad un leopardo sdraiato a terra davanti ad uno sfondo di alberi e rocce. Sulla sinistra San Giuseppe accompagna con la mano una figura femminile alata che esce da uno scudo. La scena rappresenta la presentazione del casato al cospetto del Dio Padre che appare all’estrema sinistra pronto ad accogliere benignamente la richiesta.

Edicole e parëgua

Protagonisti certo sembrano i colorati ombrellini che hanno allietato i primaverili cittadini.
Ma sullo sfondo, all’angolo fra e Vico Speranza, spicca lo sfarzoso baldacchino della settecentesca edicola della Madonna del Carmine.
Assai scenografici i drappi colorati di blu con i profili in giallo ocra che sembrano fare pendant con i sovrastanti azzurri parëgua.
Ai lati della nicchia due teste di cherubini sorreggono il timpano alla cui base campeggia l’iscrizione:
“Ave Maria / Aera Habintantium / in Hoc Viculo / 1789.
La statua originale, andata persa, è stata sostituita con un’anonima immagine di fine ‘900.
Mattina presto: mentre il bar prepara i tavolini per i suoi avventori, il caruggio non si è ancora svegliato.

Bellezza…

Portale in Vico della Posta Vecchia

Città scavata nella roccia con pavimentazioni in porfido e abbondanza di in pietra: queste le principali caratteristiche che, di primo acchito, stupivano il visitatore foresto.
E come non meravigliarsi di fronte a questo minuzioso sovrapporta del Spinola di n. 16?
Si tratta del cinquecentesco portale che rappresenta le Virtù degli Spinola opera attribuita a Pace Gaggini: lo stemma a forma di testa di cavallo del casato è retto da putti alati trainato sul carro della gloria, scortato da armigeri.
Tutto il perimetro risulta finemente decorato e intarsiato con fregi e figure d’ogni sorta.

“Il Portale con tutto il suo intarsiato profilo”. Foto di Leti Gagge.

“Raramente la grande bellezza e la grande virtù dimorano assieme”.
(Francesco Petrarca)

A Genova succede…

Portale di San Giorgio In Via Prè…

Al civ. 68 di Via Prè si trova un quattrocentesco portale di San Giorgio che uccide il drago in pietra nera di Promontorio. Si tratta di una rappresentazione molto particolare poiché il Santo è rivolto verso la destra di chi guarda quindi al contrario rispetto alla classica raffigurazione. Ai lati due armigeri con scudi a testa di cavallo e il rilievo di orgogliosi Grifoni rampanti. Dietro all’immancabile principessa in ginocchio il Castello sullo sfondo.
Più Genova di così si muore… Grifoni e San Giorgio… a ricordarci che in questo palazzo ha dimorato un capitano che con coraggio ha difeso il vessillo della Repubblica. Solo ad essi infatti era concesso adornare le proprie abitazioni con le effigie del Santo.

Storia di un magnifico portale e del suo glorioso stemma…

… storia del palazzo Antonio Doria, poi Massimiliano Spinola…

Se Andrea fra il 1521 e il 1529 fece edificare il suo strepitoso Palazzo del Principe fuori le mura commissionandolo a Perin del Vaga, Antonio, dal canto suo, non volle essere da meno. Il capitano parente del più celebre ammiraglio costruì infatti nel 1541 la propria degna dimora ingaggiando sia Bernardo Cantone che G.B. Castello detto il Bergamasco in un’area immersa nel verde degli orti e della collina retrostante nella zona di S. Caterina vicino alla Porta dell’Acquasola.

Il magnifico palazzo, oggi sede della Provincia e della Prefettura, ha mantenuto nei secoli la sua smagliante bellezza anche se nel 1879 è stato fortemente ridimensionato soprattutto nella parte concernente il suo sontuoso giardino per l’apertura di Via Roma e della Galleria N. Bixio.

I prospetti rivolti su Largo Lanfranco e Piazza Corvetto sono stati affrescati dalla bottega dei fratelli Calvi e celebrano, attraverso scene di Trionfi di Antichi romani, le gesta del casato. All’altezza dei balconi del primo piano sono ancora leggibili alcune iscrizioni che raccontano le avventure della famiglia: Gli affreschi cinquecenteschi della facciata, opera di Lazzaro e Pantaleo Calvi che raccontano le gesta dei Doria, sono stati restaurati nel 2001.

“Affreschi della bottega Calvi”.
“Ancora affreschi dei Calvi in facciata”.

“Ansaldus Doria Rebus Optime et Felicissime Gestis Victor in Patriam Redit An. MCXLVII –

Magna in Almeriam Instructa Classe AN . MCXLVII Ansaldus Doria ex Coss Triremium XXV

Praef Mauros Profligavit Genuensis Haud Impar Nomini”.

Spettacolare è il portale scolpito intorno al 1580 da Taddeo Carlone autore anche della maggior parte degli affreschi interni. Monumentale è il portone con doppio ordine di colonne doriche scanalate. Sul trave statue con armature e due armigeri che reggono lo stemma nobiliare degli Spinola il casato che subentrò ai Doria nel 1624; Metope con bucrani, clipei ed elmi, due teste di Medusa alternate a mensole intarsiate a triglifi.

Lo stemma ad inizio ‘800 fu oggetto di una orgogliosa disputa per un contrasto tra il Marchese Massimiliano Spinola proprietario del palazzo e Re Vittorio Emanuele I. Lo Spinola era stato nominato Ciambellano del Re. Avendo egli rifiutato la carica, il Re lo chiamò a Corte. Chiestogli il motivo del rifiuto di cotanto onore lo Spinola rispose: “Maestà son nato per essere servito e non per servire gli altri”.

Congedato dal Re con l’avviso che da quel giorno non avrebbe più avuto relazioni con la Reggia, lo Spinola, di ritorno a Genova, fece apporre sul portone del palazzo l’epigrafe “Omnia Tempus Habent” (ogni cosa ha il suo tempo)  in risposta al poco gradito motto utilizzato dal sovrano sabaudo “Sic Transit Gloria Mundi” (così passa la gloria di questo mondo). Il Governatore ne intimò la rimozione per ordine reale e non avendo il Marchese obbedito la fece coattivamente eseguire.

“Il portale di Taddeo Carlone”.
“Lo stemma degli Spinola sul trave”.
“Primo piano dello stemma del casato”.
“Particolare”.
“L’ingresso visto dall’interno”. Foto di Leti Gagge.

Varcato l’ingresso subito si nota la volta dell’atrio affrescata da M. A. Calvi con al centro il medaglione che raffigura il capitano Antonio Doria. Proseguendo lungo le scale che iniziano con teste imperiali si accede al cortile interno allestito con due ordini di loggiato che conduce al piano nobile. Il perimetro del cortile è decorato con ritratti di guerrieri.

“La volta con al centro il Capitano Antonio Doria”.
“Uno dei guerrieri dipinti lungo il perimetro del cortile”.
“I guerrieri sotto il loggiato”.
“Ancora guerrieri sotto il loggiato”.
“Decorazioni delle volte”.
“Il doppio loggiato”. Foto di Leti Gagge

Nel cortile si trova anche un secondo portale che un tempo consentiva il passaggio verso la parte di palazzo rivolta sui i giardini oggi convertiti in maniera più pragmatica a posteggi per la Prefettura.

“Il doppio ordine de loggiato con al centro il portale proveniente dal palazzo del Principe”.
“Dettaglio del portale in pietra nera con la nicchia vuota”. Foto di Leti Gagge.
“Sbirciando dentro alle vetrate”. Foto di Leti Gagge.

Tale portale con colonne ioniche in marmo è completato da un fastigio in pietra nera di promontorio. Nella nicchia Al centro del piccolo tempio era ricoverato un tempo il busto dell’Imperatore Carlo V, grande amico ed alleato di Andrea. In origine infatti tale portale era custodito nel palazzo del Principe ma non se ne conosce né la locazione esatta né il motivo del trasferimento.

A testimonianza del prestigio dei Doria che avevano interessi commerciali sparsi un po’ ovunque la loggia superiore è impreziosita da una serie di vedute a fresco di città realizzate da Felice Calvi: Genova, Venezia, Milano, Gerusalemme. Firenze, Anversa e Napoli.

“Le rappresentazioni cittadine di Felice Calvi”,

Nel XVII secolo Bartolomeo Bianco apportò significative migliorie fra le quali, a levante, la costruzione di una galleria (affrescata poi da Andrea Ansaldo) e l’aggiunta di balaustre marmoree sul prospetto principale. Tra il 1791 e il 1797 l’edificio viene sopraelevato di un piano.

“Salone maggiore affrescato da Giovanni e Luca Cambiaso”.
“Particolare di Ercole in lotta con le Amazzoni. Foto di Marco Toma.
“Apollo che saetta i Greci di Luca Cambiaso”. Foto di Leti Gagge.

Oltre alle opere di Aurelio, Lazzaro, Pantaleo e Felice Calvi, e quelle di Andrea Ansaldo il palazzo conserva due pregevoli affreschi di Giovanni e Luca Cambiaso: nella Sala degli Arazzi “Ercole in lotta con le Amazzoni” e nel Salone della Vendetta alle pareti “Storie della guerra di Troia” e sul soffitto “Apollo che saetta i Greci alle porte di Troia”. Si tratta, quest’ultima della prima commessa di una certa importanza, in autonomia dal padre Giovanni, realizzata dal giovane Luca. L’allora diciassettenne artista monegliese, che in età matura verrà chiamato dai reali di Spagna per decorare nientemeno che l’’Escorial madrileno, sprigiona qui tutto il suo emergente talento, sebbene ancora influenzato dal fascino manieristico di Giulio Romano e Perin del Vaga. Artisti dei quali Cambiaso aveva avuto occasione di ammirare le opere dal vivo in città (“Decollazione di S. Stefano” del primo e “Sala degli Eroi” del secondo).

“L’edicola della Madonna Assunta incastonata nell’angolo del palazzo”. Foto di Bruno Evrinetti.

 

“Edicola della Madonna dell’Assunta”. Foto di Bruno Evrinetti.
“L’attigua Salita di S. Caterina decorata con gli ombrellini colorati”. Foto di Leti Gagge.

Tornati nel traffico della sottostante Via Roma e del viavai di Salita S. Caterina, oltre che osservare ammirati il cielo per i colorati ombrellini, è opportuno rivolgere una preghiera all’edicola della Madonna Assunta del XVII-XVIII sec. Un’elegante edicola barocca di pregevole fattura. Posta sull’angolo dell’edifico in direzione della Salita. La statua della Madonna poggia su un basamento sporgente mentre dalla cornice con riccioli e volute, spuntano due angeli adoranti ai lati: uno prega e l’altro porta le braccia al petto.

Poco distante in cima alla torre Grimaldina sventola orgoglioso il vessillo di San Giorgio.

“La Croce di San Giorgio svetta sulla torre Grimaldina”. Foto di Leti Gagge.

La Madonna del pluviale…

Collocata all’altezza del secondo piano del civ. n. 26 di Via Luccoli si trova un edicola del XIV sec. della Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo, una delle poche in stile gotico della città. Fin qui nulla di strano –direte voi- una delle tante edicole sparse per i caruggi. Peccato che il muro al quale si appoggi risulti sommariamente intonacato e la statua,  infastidita da una sbatacchiante persiana, sia affiancata da un orrendo tubo di raccolta delle acque piovane. Per questo l’ho amaramente ribattezzata “la Madonna del pluviale”.

La particolarità di quest’immagine sta nel fatto che non è, come di solito avviene, contenuta in un tempietto, bensì concepita come un trittico di una pala: al centro la statua della Vergine con il bambinello mentre , ai lati, sotto due cuspidi coniche , i santi Giovanni Battista e Michele con quest’ultimo che calpesta il drago.

Alla base una grottesca rappresentazione della natura umana.

L’Adorazione segreta …

In Vico dei Carmagnola, dal nome dell’illustre famiglia piemontese trasferitasi nella zona attorno alla metà del ‘400, si trova il Palazzo di Giovanni Garibaldi, casato originario di Né nell’entroterra di Lavagna.

Una dimora dal fascino antico e decadente la cui bellezza s’intuisce già dal portale in pietra nera di Promontorio che ne nobilita l’ingresso. Decorato con fregi di teste imperiali, volatili, elmi e coppe onuste di fiori. Sui sopra capitelli due delfini legati a una coppa pisside.

“Il Portale in Pietra nera di Promontorio di Palazzo G. Garibaldi”. Foto di Milena Esse.
“Primo piano del Portale”. Foto di Alessandro Donato.

Ma la vera meraviglia si trova al primo piano dove si dipana lo scalone monumentale sorretto da colonne doriche. Qui, a fianco dell’immancabile medaglione tondo in pietra nera con l’effigie di S. Giorgio in lotta con il drago, s’incontra un’Adorazione dei Magi del XV sec.

“Lo scenografico scalone”. Foto di Alessandro Donato.
“In primo piano le colonne doriche. Sullo sfondo s’intravede il sovrapporta dell’Adorazione”. Foto di Alessandro Donato.

La dinamica della scena richiama fortemente quella della più celebre Adorazione del Presepe degli Orefici. I tratti e gli stilemi dell’artista, essendo il periodo coevo, sono molto simili, ma non sono gli stessi. Lo scultore, in questo caso, non riesce ad eguagliare la perizia, manifestata in Via Orefici, da Elia e Giovani Gagini. La pietra utilizzata è di minor pregio, le figure non sono così morbide e mancano della cura del  dettaglio. Ciò nonostante il risultato d’insieme adempie alla sua scenografica funzione.

Un quattrocentesco bassorilievo che ovunque farebbe bella mostra di sé in qualsiasi museo, a Genova giace dimenticato in disparte nel ballatoio di un palazzo come tanti.

 

“La Madonna imprigionata”…

In Piazza del Ferro, all’angolo con Vico Spada, sul retro del palazzo di Pantaleo Spinola (Via Garibaldi 2) un’edicola di Madonna col bambino del XVII sec. La semplice nicchia è chiusa da un’invadente grata di ferro addobbata con un mazzetto di fiori. All’interno la statua marmorea della Vergine con in braccio il bambino benedicente.

L’origine dell’etimo che da origine alla piazza è di natura incerta. Secondo alcuni storici deriverebbe da una famiglia Ferro che abitava la piazza, secondo altri dal nome di un’antica osteria. Molto più probabilmente invece discenderebbe, dai depositi di metalli e dalle botteghe dei fabbri che gravitavano nella zona.

“Il palazzo curvo al civ. 3 di Piazza del Ferro”.

Singolare il palazzo al civ.3 con il fronte curvo a seguire il dislivello del terreno. Da qui iniziava la salita che conduceva al Castelletto.