Madonna di Città di Palazzo Rosso

Nel lato destro del cortile di Palazzo Rosso è posta una Madonna di Città assisa in trono con il Bambinello in braccio. Il tabernacolo che contiene la statua è decorato con riccioli, frutti, ghirlande, stelline e quadrifogli.

Un cherubino alato in rilievo fra i panneggi sorregge l’edicola che sulla cornice della base reca l’epigrafe: “Virg Virginvm Mater Dei Ora Pro Nobis”.

Madonna del Carmine

Sarà per via del meraviglioso colore turchese che domina la scena ma l’edicola della Madonna del Carmine, all’angolo fra Vico Superiore del Ferro e Vico Speranza, è una delle mie preferite.

La marmorea edicola presenta infatti un sontuoso baldacchino a drappi in stucco dipinto in blu e ocra.

Purtroppo la statua originale, andata perduta, è stata sostituita con un’anonimo e insipido simulacro di recente fattura.

Ai lati della nicchia due teste di cherubini sorreggono il timpano.

Alla base l’epigrafe recita:

“Ave Maria / Aera Habintantium / in Hoc Viculo / 1789.

Madonna Assunta di Palazzo S. Giorgio

Sul retro di Palazzo di nella parte verso Piazza della Raibetta si trova l’edicola della Madonna Assunta del sec. XVIII.

Due angeli alati offrono dei vassoi colmi di fiori alla Vergine la  cui marmorea statua custodita nella nicchia è protetta da un’orribile grata in ferro.

Sotto il fastigio ondulato spiccano una conchiglia e due teste di cherubini. Sopra altre due teste di cherubini alati accompagnano il ricciolo del profilo.

Più in alto due angeli in volo sorreggono la grande corona della Madonna Regina della Città.

In cima il monogramma di Maria scolpito in una ciotola floreale con raggiera domina lo sfarzoso baldacchino dorato, decorato con fregi floreali.

Sul cartiglio l’epigrafe:

“Viciniae Opifices / Sibi Svisqve”.

Dal resoconto dell’Alizeri risultava anche un’altra dicitura: “Pulchra ut Luna”, oggi scomparsa.

 

Edicola Vico Sauli 9

In dal nome della famiglia originaria di Sori al civ. n. 9 si trova la secentesca edicola della Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. L’ovale che sarebbe in marmo bianco risulta completamente annerito dalla fuliggine e dalle deiezioni dei piccioni. Il tettuccio di lamiera è danneggiato esponendo la scultura alle piogge e alle intemperie lasciandola nel più completo degrado.

La Madonna in piedi regge il Bambinello intento ad elargire la sua benedizione. Ai lati i due santi e in basso un’aquila e un agnello. Ai lati della Vergine campeggia l’epigrafe “Eia Ergo”. L’aquila invece mostra fra gli artigli il Vangelo in cui si legge “In Principio Erat Verbum”.

Portale di Piazza Cattaneo 25

Da sempre per i genovesi questo spettacolare portale di 25 rimanda al negozio di colori di Edoardo Piccinini fondato intorno al 1820. In realtà il sovrapporta scolpito in pietra nera con teste imperiali e capitelli vari era l’accesso di un sontuoso palazzo adiacente la canonica della chiesa della comunità pisana, di San Torpete.

Il fregio rappresenta candelabra e delfini con due angeli che reggono uno stemma abraso.

S. Giorgio di Piazza Cattaneo

Il sovrapporta di che sconfigge il drago di 29r presenta una curiosa variabile della classica scena: la principessa è in atto di preghiera e con un braccio alzato in segno di sorpresa. Con l’altra mano tiene il mostro al guinzaglio. Ai due lati due angeli alati reggono delle fiaccole.

Il portalino marmoreo che fa da cornice all’ingresso è intarsiato di fregi di fogliami.

Sulla sinistra del portale incastonato nel prospetto un pilastro ottagonale con capitello cubico cordonato.

Madonna della Misericordia in Via T. Reggio

All’angolo fra Via Tommaso Reggio e Scurreria la Vecchia si trova l’edicola barocca della Madonna della Misericordia del sec. XVII – XVIII. La statua di fattura posteriore è stata apposta per sostituire quella originale sparita.

La profonda nicchia è decorata con fiori, riccioli e tralci. Sotto la copertura in ardesia spiccano due teste di cherubini ed una piccola teca tonda, oggi vuota, che probabilmente proteggeva un rilievo marmoreo.

“Primo piano dell’Edicola”. Foto di Francesco Auteri.

Alla base campeggia un’epigrafe che si riferisce, per ignoto motivo, non alla Madonna bensì al Padre Santo (Francesco da Camporosso).

 

San Giorgio in San Matteo

Al civ. 14 Palazzo Giorgio Doria, meglio noto come Doria Quartara, celebre per uno dei sovrapporta di S. Giorgio e il Drago più belli della città, frutto della maestria di Giovanni Gagini nel 1457.

La scena è quella classica ma arricchita in questo caso da personaggi secondari che rimandano alla coeva “Adorazione dei Magi” di Via degli Orefici. Il pastore che suona la cornamusa e il gregge al pascolo si trovano infatti anche nel celeberrimo “Presepe” e costituiscono una sorta di tratto distintivo.

Seppure complessivamente in buono stato di conservazione il Portale presenta gli scudi dei due armigeri abrasi e il volto del Santo mancante.

“L’Edicola dei Beccai”…

Spesso ho parlato delle votive perché costituiscono, per lo meno nella loro spontanea e sincera testimonianza devozionale, una caratteristica peculiare dei nostri caruggi.
Senza considerare quelle fuori le mura, lungo ponti o creuze, dentro chiostri, oratori o palazzi privati, se ne contano ben 849.
Ve ne sono d’ogni forma e foggia: a tempio, bassorilievo, medaglione e dipinto.
Ad esempio molto grande e conosciuta è quella settecentesca, commissionata dalla Corporazione dei Beccai, sita all’incrocio fra la via e piazzetta dei Macelli di Soziglia.

“Scorcio della Piazzetta dei Macelli di e ”.

L’edicola, fatto inusuale è posta non in alto come al solito, ma quasi all’altezza dei passanti.
Presenta un grande tabernacolo in stucco che custodisce al s
uo interno la settecentesca statua marmorea di “Madonna di Città” la quale, seduta, porta il Bambinello in braccio con due curiose teste di cherubini che spuntano dai drappeggi.

Alla base un cherubino alato sorregge la mensola , ai lati due grandi angeli in soffici vesti, reggono il timpano curvo con la raggiera e lo Spirito Santo.
Ai piedi l’epigrafe recita:

“Laniorum Ars Huius / Modi Deipare Simula / Crum Posvit Anno / Dni MDCCXXIV (1724)”.
In latino “Laniorum” è il genitivo plurale da “Lanis” (macellaio) e significa “dei macellai” da non confondersi con “Lanariorum” che deriva da “Lanarius” e significa “dei lanaiuoli”.