Il leone di Pola

All’esterno della chiesa di S. Marco al Molo si nota un bassorilievo che rappresenta un .

Tale effigie venne trafugata come bottino di guerra dai genovesi durante la vittoriosa battaglia di del 1380.

Il leone alato e con aureola, simbolo di Venezia, è purtroppo mutilo di una gamba.

Fra le zampe anteriori regge un libro aperto con delle iscrizioni.

Sopra il rilievo la lapide recita:

“Iste Lapis in Quo est Figura Sanc / ti Marci Delatus Fuit a Civitate / Polae Capta a Nostris MCCCLXXX due XIII Januarii.

La sottostante lastra con due scudi abrasi collocata sotto sotto il felino, datata anch’essa 1380, racconta di un’opera di espurgo del porto.

I dragaggi del Molo

In Via del Molo è presente un’imponente lapide che, all’interno di un elegante tempietto fra stemmi araldici e testine di leone, elenca i lavori di prolungamento dei moli avvenuti nel 1513:

DOM / Solerti Cvra Praestativm Virorvm: Io. Basta De Frachis Co. Carelli: / Andree De Ferrariis: Lavreti Lomellini Qvon Phi: et Thome Catanei: / Patrum Patriae / Tabvlarvm Clavsvra Optime Compaginata: Exhavsta Telone Aqva: / Repvrgato Coeno Post Annos CCXIII: Non Abso Gravi Impresa : ac / Labore: Fvndvm Maris Dvvm Palmorum: ad Dvodeviginti Fvit / Restitvtvm: a Continente: Longitvdine Palmorvm DLXX: / Latitvdine Vero CCC: a Cataneorvm Ponte Vsqve ad Molem: ad / Maximvm Portvs et Commercii Fvndo Deficiente Commodvm / Io Avgvstino Illvminato Tabellione: et / Avgvstino Signorio Svndico / Opvs Accvrate Procvrantibvs Absolvtvm a Qvinta Ivli ad / Vicesimam Octavam Sept / MDXIII.

L’aquila in Canneto

Sul portale del civ. n. 17 di si nota lo stemma delle famiglie Cicala e Donghi che si sono succedute nella proprietà dell’edificio.

Nell’ovale marmoreo è raffigurata un’aquila coronata, mentre sul trave è inciso il motto: “Mora non Reqvies”.

Curioso il fatto che il rapace fosse il simbolo di entrambe le famiglie:

un’aquila su sfondo rosso coronata d’argento quello moderno dei Cicala, su azzurro coronata d’oro quella dei Donghi.

La lapide in Vico Griffoni

Proprio sotto la targa che identifica il caruggio dedicato all’animale mitologico metà aquila e metà leone, simbolo di Genova, si trova una lapide dalla difficoltosa interpretazione.

Causa infatti parti mancanti ed una profonda crepa il testo risulta poco decifrabile:

Facvltas Concessa M.co Philippo Cattan Q . Io Iacob / Collocandi in vitro (…) ine Hvivs Vicvl – / Rastra Ferrea ad Ipsi (…) ingressvm Noctv / Prohibendvm Sit ad Beneplacitvm Ill.m / Magvs. Patrvm Commvnis et cvm Onere / ea Divrnis Temporibvs Aperiendi Habita / Pro Caeteris Relatio (…) ad Decretvm Con / Die 25 Ian: 1686.

Il portale di san Silvestro

Nella zona verso S. Maria di Castello i giardini che degradano sul colle in quell’epoca facevano parte del confinante complesso di S. Maria in Passione. Quest’area, oggi chiusa da una grata di ferro, costituiva l’antica piazza di S. Silvestro, l’originario ingresso degli omonimi convento e chiesa.

La contrada venne ripetutamente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale ma nonostante ciò il magnifico portale barocco rimase intatto.

Così l’importante scultura realizzata nel 1707 nel dopo guerra venne trasferita nel cortile del giardino di Palazzo Rosso.

Per la sua complessa realizzazione collaborarono tre maestri dello scalpello:

i due splendidi angeli alati che fungono da telamoni infatti sono opera di Giacomo Gagini, il medaglione sorretto da due angeli di Carlo Cacciatori, mentre gli elementi architettonici, di Angelo Maria Mortola.

Il Ninfeo sospeso

In Salita Pollaiuoli distogliendo un attimo lo sguardo dal vorticoso via vai di persone che si inoltrano nel budello dei caruggi si rimane sorpresi. All’angolo con Vico Lavezzi a meravigliare è la singolare posizione del portale, quasi sospeso, che si scorge all’altezza del del civ. 50r.

Si tratta del secentesco Ninfeo collocato sul terrazzo del retro di palazzo Spinola Serra. Splendide sono le due figure fito antropomorfe che sorreggono il timpano.

A tale sontuosa dimora si accede da Via Canneto il Lungo 31.

Edicola Piazza delle Erbe 25r.

In Piazza delle Erbe in corrispondenza del civ. 25r. si trova una secentesca edicola di Madonna col Bambino.

La statua della Vergine con in braccio Gesù è ricoverata all’interno di una profonda quanto essenziale nicchia.

In origine Maria era incoronata e, a testimonianza della sua importanza, onorata con numerosi ex-voto che pendevano da un ‘apposita cornice lignea.

Alla base l’epigrafe recita:

“Tugermen. Aptum Proferens” e l’anno 1993 data dell’ultimo restauro.

Foto di Giovanni Caciagli.

Madonna con Bambino in Santa Croce

In via di Santa Croce, all’altezza di Salita della Seta, campeggia un’antica Madonna col Bambino.

Dentro una nicchia di stucco la Vergine tiene in braccio il Bambino mutilo purtroppo della testa.

Non si conosce con precisione la datazione della scultura anche se di certo si sa essere posteriore al ‘500, epoca nella quale era stata per anni erroneamente inquadrata.

Si tratta di un calco dell’originale custodito presso il museo di S. Maria di Castello.