San Giorgio che uccide il drago in Via Canneto il Lungo 67a/r

In Via di Canneto il Lungo, all’angolo con vico Valoria, al civ. 67a/r si trova un portale di San Giorgio che uccide il drago.

La rappresentazione è quella classica con il santo a cavallo che proviene da destra e ai lati della scena angeli alati.

Particolare in alto a sinistra la principessa inginoccchiata tiene al guinzaglio il sdraiato.

Tale immagine deriva dalla narrazione del finale della Leggenda di Jacopo da Varagine in cui il vescovo descrive l’ingresso nella città libica di Salem della principessa con il mostro.

Il santo infatti dopo aver ferito e sottomesso il ordina alle guardie di legare al collo della bestia la cintura della principessa.

Ella può così condurlo docilmente in città dove il popolo grato e festante si converte alla fede cristiana ed assiste euforico alla sua uccisione.

In copertina: che uccide il drago.

La Lapide di Antonio Gavotti

Sul fronte del civ. n. 19 in Via Chiabrera una lapide ricorda che qui, nell’abitazione di Antonio Gavotti, fra il 1830 e il 1832 si riunivano i cospiratori della Giovine Italia:

In Queste Mura / Nella Sala d’Armi / di Antonio Gavotti / Uniti nel Pensiero della redenzione Italica / Convennero dal 1830 al 1832 / Mazzini, Ruffini, Biglia, Miglio, Orsini / e altri Patrioti / che la Gloria della Fondata / Giovine Italia / Fecondarono col carcere coll’esiglio della Morte / Il Circolo Libero Pensiero 5 Maggio 1894.

Portone Piazza Pinelli n. 1

Al civ. n 1 di Piazza Pinelli è possibile ammirare uno splendido portone in pietra con semi colonne doriche in marmo.

Il trave in pietra nera è impreziosito da decorazioni con elmi e clipei marmorei.

Come altri nell’omonima piazza il è proprietà della famiglia di origine germanica e di fede ghibellina dei Pinelli, fondatori dell’albergo nobiliare degli Scipionibus.

Il portone è in ferro battuto con borchie e baracchino decorato.

Sulla facciata del sono ancora visibili cospicue porzioni dei colorati affreschi secentesche che lo decoravano.

In copertina: Portone di Pinelli. n. 1.

Foto di Leti Gagge.

Edicola di Via Sant’Agnese n 13

Nel in via n. 13 si trova quel che resta del tabernacolo vuoto di una settecentesca edicola barocca.

In origine il piccolo tempio conteneva una statua di Madonna con Bambino, oggi scomparsa.

Sul fastigio si distingue una testa di cherubino mentre alla base si nota un cartiglio con il monogramma di Maria.

L’azzurro intenso del rivestimento lascia immaginare quanto fosse colorata e vivace quest’edicola che, oggi purtroppo, versa nel più completo abbandono.

Antonio il mercante esploratore…

In piazza Cattaneo è affissa una lapide che ricorda mercante genovese del XV sec.

La pietra celebrativa venne apposta nel 1936 in piena epoca fascista come propaganda delle imprese colonialiste del regime.

Antonio Malfante fu infatti il primo uomo occidentale di cui si ha notizia a viaggiare via terra nel nord Africa.

Tra il 1446 e il 1447 la carovana di Antonio penetrò nella zona sahariana e sub sahariana spingendosi poi alla ricerca del leggendario oro di Palola.

Imparò diverse lingue locali e strinse rapporti commerciali con i potentati degli attuali stati di Marocco e Algeria. Presso quest’ultimo sultanato ottenne addirittura protezione dallo sceicco Sidi Yahia ben-Idir.

Antonio raccolse in un diario le informazioni, frutto delle conversazioni con lo sceicco, sulle popolazioni del Sahel e dell’Antica nera.

A lui si devono, ad esempio, le prime notizie sulla tribù nomade dei Tuareg.

Il pioniere genovese fece in tempo a tornare a Genova per illustrare alla nobiltà mercantile cittadina le enormi potenzialità delle terre da lui visitate.

Il coraggioso esploratore morì purtroppo a soli quarant’anni nel 1450 a Maiorca nelle Canarie scoperte anch’esse, guarda caso, nel 1312 da un altro navigatore genovese, Lanzarotto Maloccello.

Il mondo conosciuto in quei secoli stava allargando i propri orizzonti e i Genovesi, con le loro abilità nautiche e cartografiche, ne furono i principali protagonisti.

Piazza della Stampa

Piazza della Stampa deve il suo nome al fatto che nel 1471 fu la sede del primo laboratorio tipografico cittadino fondato da due artigiani alemanni Lamberto di Delft e Antonio da Anversa.

Protagonista assoluta del luogo è la duecentesca loggia delimitata da due grandi arcate ogivali in conci bicrome e sormontata da una cornice di archetti.

Piazza della Stampa. Foto di Roberto Crisci.

Al centro, come se nulla fosse, una spettacolare colonna romana in granito con capitello a foglie grasse.

La base tonda della colonna poggia su un grande basamento in conci quadrati che ha la funzione di sollevarla dal livello scosceso del civico.

La loggia è occupata da un esercizio commerciale. Per ragioni pratiche è stata spaccata e chiusa con una pacchiana lunetta in ferro e vetro.

La lapide di Stefano Ansaldo.

A fianco è affissa una lapide inerente questioni di vicinato che recita:

Servitvti Perpetve Erga Domos / Vicinas / Et ad Beneplacitvm Dominorvm Earvndem / Platea hec Obnoxia Esto / vt ex Instrvmento Penes. Not. Ioem Stephanvm / Ansaldvm Diei 9 Aprilis 1699.

In copertina: la loggia di Piazza della Stampa. Foto di Roberto Crisci.

La Madonna del Rosario

Alla fine di Via Balbi direzione Principe, sul civ n. 146r. è affisso un bassorilievo marmoreo dalla curiosa forma ottagonale.

L’edicola tardo secentesca è nota con il nome di Madonna del Rosario perché la Vergine, al centro della scena, tiene in braccio il bambino e in mano – appunto- il rosario.

Ai lati due dei quattro santi patroni della città San Giovanni Battista e San Lorenzo sono a lei rivolti.

La composizione poggia su un cumulo di nubi che avvolgono il fregio con il monogramma di Maria e una piccola luna.

Purtroppo l’originale tavella in splendente marmo bianco è completamente annerita da smog e fuliggine.

Poco sotto si nota anche un piccolo ovale marmoreo settecentesco con il bassorilievo di Gesù bambino addormentato sulla croce.

In copertina: La Madonna del Rosario. Foto di Raffaella Repetto.

Edicola in Via Mascherona N. 19

All’altezza del civ. N. 9 di Salita Mascherona rimane testimone del tempo che fu un tabernacolo vuoto e abbandonato.

Osservando la nicchia s’intravvedono ancora brani dei vivaci colori che decoravano l’edicola.

La statua della Vergine è per fortuna conservata al Museo di S. Agostino.

Secondo lo storico Remondini alla base della scultura marmorea vi era incisa l’epigrafe:

Ab Omnibus Propinqvis M.DC.XVII. Die. XV Luglio.

In copertina: Edicola di Mascherona 19. Foto di Stefano Eloggi.

Nostra Signora delle Grazie

All’esterno della loggia, lato via Banchi all’angolo con piazza Senarega, è affisso un bassorilievo del XVI-XVII sec. della Madonna delle Grazie.

L’ovale marmoreo della Madonna è inserito in un tempietto decorato.

La Vergine e il Bambino siedono sulle nuvole e sotto si essi un nugolo di anime imploranti del Purgatorio.

Sotto la mensa l’epigrafe incisa recita Nostra Signora delle Grazie.

In copertina: Nostra Signora delle Grazie. Foto di Giovanni Caciagli.

L’Annunciazione dei Francescani

All’inizio di Via Balbi, proprio sul retro del lato sinistro della chiesa dell’Annunziata, si trova una minuscola piazzetta con l’accesso al Convento Francescano.

L’imponente portone dell’edificio è sovrastato sul timpano spezzato da un’elegante edicola rettangolare.

Primo piano dell’Annunciazione.

La scena raffigurata è quella classica con la Vergine inginocchiata che riceve dell’arcangelo Gabriele la buona novella.

Sul trave del portale un cherubino alato con sotto un rilievo con due braccia incrociate.