Passalento

“Da Voltri a si vedono sempre case, tutto annuncia una grande città. Presto il porto appare e si vede la bella città seduta ai piedi delle montagne. Il faro della , come un minareto, dà all’insieme qualche cosa di orientale e si pensa a Costantinopoli”.

Cit Gustave Flaubert.

“Signore di questo porto

vedi mi avvicino anch’io

vele ancora tese

bandiera genovese

sono io”.

Cit. da Passalento di Ivano Fossati.

Foto di Mario Nicosia.

“La città della meraviglia e della bellezza”…

“Ho scelto di vivere a da adulto, in un singolare momento di grande libertà e privilegio in cui avrei potuto vivere ovunque nel mondo. Ho scelto questa città non per ragioni di lavoro o familiari o affettive, come capita a moltissime persone, ma per puro piacere, considerando la possibilità di sceglierla come il più grato dei privilegi di cui la fortuna mi aveva favorito. Ho scelto quella che è sempre stata ai miei occhi, più di qualunque altra città del mondo che mi è capitato di conoscere, la città della meraviglia e della bellezza. Dello stupore che non finisce mai. E della complicazione: la città dove non basta mai un solo sguardo, una sola idea, un solo concetto, una sola parola, per contenerla tutta, descriverla senza banalizzarla, decidere se volerle bene o volerle male”.

Cit. Maurizio .

“Boccadasse e Capo di S. Chiara”.

“Dove le porta il cuore”…

“Siamo saliti sin quassù (il Righi) a guardare | la città che si stende tra il confine | del mare e le montagne. | È come avvinta | da un suo sogno operoso, di cui giunge | l’indistinto brusio a noi che intenti | ne cerchiamo le strade, i campanili, | le piazze. Grigi tetti ci conducono | al porto irto di gru, ove lente salpano | navi e muovono lievi verso il largo, | con rauco grido […] | le accompagna il cuore”.

Cit. Elio Andriuoli (critico d’arte).

“Panorama della città vecchia”. Foto di Leti Gagge.

Chiese come gusci marini

“Intanto, più che chiese le direi bui gusci marini (conchiglie che sembrano a volte fossilizzate) ed entrare in una di tali chiese di dure pietre grige annerite dai fumi portuali e industriali (in San Donato, in San Giovanni in Prè, per tacer di tutte le altre, arci famose), sempre mi è parso un poco entrare in una sorta di murice, ingrandimento di quelli, ruvidi d’incrostazioni calcaree e saline, che i ragazzi raccattano sul litorale, e accostano all’orecchi per sentire il rumore del mare.

L’intera , nel suo insieme, è città doppia: bifronte come il Giano che ne sormonta lo stemma o ne vigila le aiuole e i giardini.

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“Interni di San Donato”.
“Interni di San Giovanni di Prè”.

… e ancora…

“È un diffuso e impalpabile rumor di mare, quello che senti o ti par di sentire tra le navate nere di secoli e di semi tenebra, ch’è anche, per chi abbia orecchio esercitato ad intenderlo, sommesso brusio di traffici e di lucri: di cantieri in opera lungo i due corni della città, nonché di gravi sirene mercantili, le quali da navi che vengono e vanno, e sempre profonde come bassi d’organo, specie di notte fanno vibrare le invetriate, quando placatosi il concerto delle gru, dei magli e delle perforatrici, odi più chiaro l’ansito della risacca, la cui rotolante ghiaia dà anch’essa il suono e l’idea, nella doppia caligine di quelle chiese, d’un fosforico rotolio di zecchini.

Cit. Giorgio Caproni.

Panni stesi

“C’è qualcosa di diverso qui da altri luoghi, cosa sarà mai? Forse “lo spiro salino che straripa dai moli”? Ti viene in mente questo verso perché lo “spiro salino” è sicuramente il maestrale o un vento simile: libeccio, mistral, scirocco, comunque un vento del Mediterraneo, e dunque siamo in un paese del Sud, e nei paesi del Sud, con questi venti, ci sono anche i panni alla finestra, lenzuola che schioccano al vento come bandiere. Venti nostri, panni nostri. […]

Sono partito da Sottoripa, punto cardinale di una città che serba intatto il suo mistero. Che forse la farebbe pensare avara, perché è guardinga, non si concede, non si fida. Ma chi la pensa avara non ha capito la sua generosità: è città medaglia d’oro della Resistenza.

si concede quando è necessario”.

Cit. Antonio Tabucchi.

“…Non ci capiterà mai più…”

“Raramente noi siamo coscienti del vero valore di un periodo della nostra vita, finché lo viviamo, ma oggi, mentre camminavo lassù dominando , scorrendo con lo sguardo lontano sulla città e sul mare, col tempo più paradisiaco che vi possa essere, rividi nitidamente davanti a me gli ultimi due anni, le loro sofferenze e il lento progresso verso il miglioramento; e intanto un raro senso di beatitudine saliva in me, m’invadeva: la beatitudine di colui che si sente guarire”.

“Come malinconico erravo altre volte per queste strade e stradicciuole, come mi sentivo estraneo a quest’umanità rumorosa e impaziente nel domandare e nel godere, come se, tra i viventi, io non fossi stato che un’ombra. Invece adesso, tra il gridio e il giubilo di questi assetati di vita, io afferro un suono, una nota che trova un’assonanza nell’anima mia”…

(Lettera ad un amico da Genova 22 gennaio 1882)

e ancora…

“Questa volta passi da Genova – un’occasione così non ci capiterà mai più per tutta la vita. Le mostrerò, come fa il diavolo, tutte le «bellezze del mondo», e senza nemmeno l’intenzione di «corromperLa»! –

(Lettera ad un’amica da Genova 3 dicembre 1882)

Friedrich Nietsche .

Dalla Spianata

“Panorama dalla Spianata di Castelletto”.

“Oh covata con gli occhi dalla spianata di Castelletto, la città che lì sotto s’accavalla! un mare in burrasca pietrificato, verso cui d’ogni parte si sporge questa terrazza spazzata dal vento. Fessure vi si aprono le strade e vi si stacca qua e là il verde d’un parco, la nebbia rugginosa dell’Acquasola. Ecco il palazzo a imbuto del Municipio, la colombaia delle monache di clausura, l’occhio giallo del Carlo Felice. A momenti si specchierà nel mare che impaluda tra i docks il mazzo di lumi di San Benigno.
Quassù il caffè Spertino, gabbia di vetro che il tramonto fondeva, pare adesso di madreperla. Dentro vi affiora e risprofonda l’ascensore in un silenzio irreale. Uscendone, una donna mi sfiora. A questo balcone spalancato su si potrebbe, un’ora come questa, aspettare l’Amore.

Cit.

Gelosa Bellezza

“Ci sono giorni in cui la bellezza gelosa di questa città sembra svelarsi: nelle giornate terse, per esempio, di vento, quando una brezza che precede il libeccio spazza le strade schioccando come una vela tesa. Allora le case e i campanili acquistano un nitore troppo reale, dai contorni troppo netti, come una fotografia contrastata, la luce e l’ombra si scontrano con prepotenza, senza coniugarsi, disegnando scacchiere nere e bianche di chiazze d’ombra e di barbagli, di vicoli e di piazzette”.

Cit. .

Foto di Leti Gagge.

Le Alpi Marittime

“Considerando poi le singole parti diremo, che le radici delle Alpi corrono per una linea curva e sinuosa colla concavità rivolta all’. Il centro poi di questa sinuosità è nel paese dei Salassi; e le estremità danno volta da un lato fino all’Ocra ed al fondo del golfo Adriatico, dall’altro verso la spiaggia ligustica fino a , emporio dei Liguri dove i monti Appennini si congiungono colle Alpi “.

Cit. da la “Geografia” di Strabone.

Genova, con il suo inimitabile contrasto di mare azzurro e cime innevate, regala un colpo d’occhio che innamora.

La Collina delle Meraviglie

“Questa chiesa di Carignano sarebbe un vero capolavoro di grazia e di nobiltà accanto a Nostra Signora di Loreto (in via Lafitten a Parigi): se non sbaglio è una croce greca, con un’altissima cupola in mezzo. Per L’ non ha nulla di eccezionale, ma la posizione è stupenda: l’hanno costruita sopra un monticello che interrompe il general digradare di tutto l’anfiteatro di verso il mare, così che la si vede dappertutto, condizione essenziale da queste parti perché una chiesa abbia successo. Bisogna che i marinai a cui la tempesta fa paura la vedano di lontano; allora fanno dei voti a quella Madonna che vedono”.

Cit. .