Caruggi

Carruggi. Qui, moltitudini di bambini giocano attorno a povere p… nude, o seminude che si offrono sulla soglia dei loro bassi aperti. È una prostituzione simile al piccolo commercio delle strade. Esse si vendono semplicemente, come poco lontano si vendono castagne, fichi, enormi torte dorate, farinate di ceci. Si va nella vita complicata di questi profondi sentieri come si entrerebbe nel mare, nel fondo nero di un oceano stranamente popolato.
Sensazione da novella araba. – Odori concentrati, odori ghiacciati, droghe, formaggi, caffè abbrustoliti, cacao deliziosi finemente tostati da cui s’esala amarume… – Passanti rapidi su questi marmi raschiati dallo scalpello. – Verso le alture, le stradette si arrampicano, ornandosi di passiere di mattoni e ciottoli. – Cipressi, minuscoli duomi, frati.
Cucine fragranti. – Queste torte gigantesche, farine di ceci, mescolanze, sardine all’olio, uova sode imprigionate nella pasta, torte di spinaci, fritture. – Questa cucina è antichissima.
è una cava d’ardesia.

Torte e farinate. Foto di Orlando Vanni.

Cit. Paul Valery (1871 – 1945) scrittore francese.

“La grande Genova…”

“Il viaggio per mare è stato un avvenimento. Come andava gradatamente sparendo lontano, la grande notturna, disseminata di luci, assorbita dal chiaro di luna, così come un sogno trapassa in un altro! […] Come un sogno si sprofonda nel mare. Sono morto per questo mondo, dileguato con l’ultima luce? Oh, fosse così! Sarebbe possibile?”.

Cit. pittore svizzero (1879 – 1940).

Foto di Vilma Bettucchi

Legame genovese

“Non dimenticherò mai, finché vivrò, le mie prime impressioni mentre avanzavo per le vie di , dopo aver contemplato la splendida Vista della città, per un’ora intera, con un telescopio, dal ponte del vapore. Pensavo che fra tutte le più ammuffite, desolate, sonnolente, luride, abbandonate, immobili città del mondo intero, dimenticate da Dio, nessuna la potesse eguagliare. Mi pareva di essere giunto dove tutto finisce, dove non vi è più progresso, movimento, sviluppo, o possibilità di migliorare oltre. Tutto sembrava essersi fermato da secoli, per non riscuotersi mai più, restando immobile sotto il sole in attesa del giorno del Giudizio.
Adesso, invece, mi attira molto andarvi a camminare o girovagare, quando mi ci reco, in una specie di stato sognante, che è anche estremamente distensivo. Mi sembra di pensare, ma non so a che cosa, non ne ho la minima coscienza. Posso sedermi in una chiesa, o fermarmi alla fine di uno stretto Vico, zigzagando come una lurida biscia verso la parte alta, senza sentire il minimo desiderio per alcun altro tipo di divertimento. Non diversamente mi stendo sugli scogli la sera, fissando l’acqua azzurra senza ritegno, o giro per gli stretti vicoli e guardo le lucertole inseguirsi per i muri (così leggere e rapide che mi sembrano sempre ombre di qualcos’altro che passi sulle pietre) e sparire nei loro buchi così all’improvviso da lasciare pezzetti di coda di fuori, senza che se ne rendano conto…

… Non immaginavo, quel giorno, che sarei mai arrivato ad avere un legame persino con le pietre della strada di Genova e che avrei ripensato alla città con affetto, perché connessa con tante ore di felicità e di quiete!”.

Cit. Charles Dickens (1812 – 1870) scrittore britannico.

Foto di Leti Gagge.

Si sogna di essere a Genova

“Non lontano da , sulla cima dell’Appennino, si vede già il mare. Fra i verdi cocuzzoli delle montagne compaiono i flutti azzurri, e le navi che si scorgono qua e là sembrano voler salire sui monti a vele spiegate. Se però si gode questa vista al crepuscolo, quando gli ultimi raggi di sole iniziano il loro mirabile gioco con le prime ombre della sera e tutti i colori e tutte le forme si intrecciano nebulosamente, allora par d’essere veramente in una fiaba, la carrozza scende stridendo, le immagini più dolci e sonnecchianti nell’anima vengono bruscamente scosse e tornano ad appisolarsi, e infine si sogna d’essere a ”.

Cit Heinrich Heine (1797 – 1856) poeta tedesco.

Foto sulle alture di Quezzi. Foto di Andrea Delponte.

Il formicaio del porto

Camalli al lavoro nel porto.

È difficile osservarli: vi guizzano di continuo davanti agli occhi, corrono, si affaccendano, scorrazzano di qua e di là, si affrettano.

I vicoli verso il mare brulicano di gente, ma quelli che stanno fermi non sono genovesi, sono marinai di tutti i mari e di tutti gli oceani, piloti, capitani.

Qui una campana, là un’altra campana: Partenza! Partenza! Una parte del formicaio si dà da fare, gli uni caricano, gli altri scaricano.

Aleksandr Ivanovič Gercen noto come (1812 – 1870) filosofo russo.

Il verde di Genova

è molto bella con le sue case dipinte, i suoi giardini verdi a spalliera e gli Appennini dietro. Ma quanto rumore! Che moltitudine! Su tre uomini che passano per le strade, ci sono un monaco e un soldato.

Cit. Alfred romanziere francese (1810 – 1857).

Villa Piaggio e Castello Bruzzo da Corso Carbonara. Foto di Leti Gagge.