Chiese e Santuari

"Ebony and Ivory"...

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Prima di percorrere ed ammirare i brani delle antiche mura del Barbarossa , allo...
Alla scoperta di S. Francesco d'Albaro...

Alla scoperta di S. Francesco d'Albaro...

Da tempo immemore i Frati Minori Conventuali dalla vicina Abbazia di S. Giuliano, si ritirarono in un...
I tesori di San Donato...

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Nel cuore della città vecchia, a pochi passi sia dalla zona di San Lorenzo e del palazzo Ducale che ...
Il Palazzo del Vescovo...

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Durante i della Seconda Guerra Mondiale tutta l’area di Sarzano subì gravi danni, ne...
L'Abbazia di San Fruttuoso...

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Come una perla nascosta in fondo a uno scrigno, riparata da un'incantevole baia, in uno dei luoghi...
L'Arciconfraternita della Morte ed Orazione

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L'orribile edificio di vetro e cemento in piazza Santa Sabina che ospita una filiale della Carige...
La chiesa del Gesù...

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In Piazza Matteotti , accanto al palazzo Ducale, si affaccia la chiesa insieme all'Annunziata , più ...
La chiesa dove splende sempre il sole...

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Fuori dalle Mura del Barbarossa , costruite fra il 1155 e il 1163, si trovava la zona militare dove...
La chiesa inferiore di San Giovanni di Pre'

La chiesa inferiore di San Giovanni di Pre'

L'ambiente essenziale e austero proietta in un baleno il visitatore indietro di quasi nove secoli in...
La chiesa superiore di San Giovanni

La chiesa superiore di San Giovanni

La evangelista costituisce insieme a quella inferiore , al convento...
La cripta più antica

La cripta più antica

Nella versione attuale il santuario delle Grazie, causa i della seconda guerra mondiale,...
La sacrestia delle meraviglie

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La sacrestia di Santa Maria di Castello costituisce un ambiente assai suggestivo, degna anteprima...
Le Filippine in Via Polleri

Le Filippine in Via Polleri

A pochi passi dalla chiesa dell'Annunziata a fianco di piazza Bandiera si snoda via Polleri la strada...
Nostra Signora del Monte...

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Sulla collina di San Fruttuoso si staglia il santuario di Nostra Signora del Monte, uno dei luoghi di...
Oratorio delle Cinque Piaghe

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L'Oratorio di San Tommaso era in origine attiguo all'omonima chiesa di Principe e vicino all'ospedale...
S. Bartolomeo dell'Olivella...

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Complesso conventuale eretto nel 1305 dai monaci Cistercensi come ci ricorda una lapide, posta all'ingresso...
S. Marco al Molo... non solo storia di un leone...

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Con lo sviluppo delle attività marittime la famiglia Striggiaporco ottenne nel 1173 dal Vescovo Ugo ...
S. Maria delle Vigne...

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Fin dal al V. sec. d. C. si ha notizia di una minuscola cappella intitolata, in zona, alla Madonna. M...
S. Michele ieri... S. Stefano oggi...

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Nel luogo dove si staglia oggi la chiesa di S. Stefano un tempo esisteva quella antichissima voluta dai...
S. Salvatore... dove si riflette l'anima...

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Nel cuore medievale di Genova, in Piazza Sarzano , poco distante da S. Agostino e da S. Silvestro ,...
San Giacomo delle Fucine

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San Marcellino

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San Pancrazio

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Nella zona retrostante Sottoripa, Fossatello e la Basilica di S. Siro, si incontra la chiesa intitolata...
San Torpete

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In piazza San Giorgio , in quello che un tempo era l'antico mercato bizantino, sorgono una accanto all'altra...
Santa Maria in Passione

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Percorrendo la salita che costeggia sulla sinistra la Basilica di Santa Maria di Castello si giunge...
SS. Cosma e Damiano...

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Si tratta indiscutibilmente di uno dei luoghi di culto più affascinanti della città. Collocata sotto la...
Storia di un santuario antichissimo...

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 e di un Frate speciale.... In Piazza delle Grazie, davanti all'omonimo santuario, svetta opera ...
Storia di un Santuario...

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... di un presidio secolare di Libertà... di una battaglia impari... di uomini coraggiosi e... di un ...
Storia di un santuario... di un presepe...

Storia di un santuario... di un presepe...

e di ospiti molto altolocati... Sulle alture del Monte Galletto si staglia il settecentesco Santuario...
Storia di un'Abbazia poco nota... di santi protettori...

Storia di un'Abbazia poco nota... di santi protettori...

Sulle alture della circonvallazione a monte, sconosciuta ai più, si staglia l'antica abbazia di S. Maria ...
Storia di una Chiesa particolare...

Storia di una Chiesa particolare...

 profondamente genovese... In Piazza Banchi attigua all'antica Porta di S. Pietro fin dal 862...
Storia di una contesa...

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d'onore e di una Chiesa... ormai dimenticata... Non è la Cattedrale, né S. Agostino , né Sa...
Storia di una leggenda...

Storia di una leggenda...

... di una chiesa... e di un campanile.... molto particolare... Alla sua morte, avvenuta nel...
Storia...di tre Cattedrali estive ed invernali....

Storia...di tre Cattedrali estive ed invernali....

La più antica cattedrale cittadina era l'odierna chiesa di S. Siro fondata, fuori le Mura , nel lV ...

S. Maria delle Vigne…

"Volta affrescata della navata centrale".
“Volta affrescata della navata centrale”.

Fin dal al V. sec. d. C. si ha notizia di una minuscola cappella intitolata, in zona, alla Madonna. Ma fu solo poco prima dell’anno mille che il visconte di Carmandino concesse l’edificazione nella sua proprietà “in Vineis” (presso le vigne, la zona era adibita infatti a vigneto) fuori le mura, di una vera e propria chiesa intitolata a Maria. Nacque così la parrocchia di S. Maria delle Vigne la più antica sede del culto mariano in città, originariamente costruita in forme gotiche con pietra di taglio, restaurata ed ingrandita nel ‘500 su progetto del Vannone. La facciata attuale invece risale al 1841 ad opera del Cremona.

"Campanile delle Vigne".
“Campanile delle Vigne”.

“Le Vigne” come familiarmente chiamata dai genovesi presenta già all’esterno numerose sorprese: in primis lo splendido campanile romanico del XII sec. perfettamente conservato poi, sul fianco destro, un portale quattrocentesco con le statue coeve di S. Lorenzo (oggi al Museo Diocesano) del Gaggini e di S. Giorgio del Rodari (rubata e mai recuperata) sovrastate da un Padre eterno benedicente con nella lunetta sottostante, l’affresco della Madonna con bambino e San Giovannino di Domenico Piola.

"Sul lato sinistro gli archi delle tombe paleocristiane".
“Sul lato sinistro gli archi delle tombe paleocristiane”.
"La Madonna del Piola"
“La Madonna del Piola”

Sempre all’esterno, percorrendo il Vico del Campanile delle Vigne si incontrano degli archetti che farebbero pensare a qualche antica cantina o magazzino, trattasi invece più probabilmente di antichi resti di tombe di un cimitero paleocristiano. Poco più avanti, sotto l’arco del campanile, ci si imbatte poi in uno strepitoso sarcofago del II sec. d.C. raffigurante la morte di Fedra. Nel 1304 venne utilizzato per conservare le spoglie mortali di Anselmo d’Incisa, astronomo, alchimista e medico personale di Papa Bonifacio VIII e di Filippo il Bello, re di Francia.

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“Il Chiostro” foto di Leti Gagge

Proprio di fronte, concepito su due piani con doppio ordine di colonne, ecco il chiostro protetto dall’immancabile S. Giorgio ricco di antiche lapidi che ne raccontano la lunga storia (costruito nel 1025). Una di queste racconta la visita nel 1815 di Papa Pio VII, un’altra più curiosa, ricorda come in questo luogo sia stata fondata la prima comunità scoutistica cattolica italiana nel 1913 ad opera di Mario Mazza e del dottor James Spensley (fondatore anche del CFC Genoa).

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che uccide il drago”. Foto di Leti Gagge

All’interno numerose sono le opere d’arte che meriterebbero menzione; artisti come il Piola, Il Maragliano, Domenico Parodi, Gregorio De Ferrari, il Mazone, Filippo Parodi, Giovanni e Taddeo Carlone, Lazzaro Tavarone

"Madonna trecentesca del senese Taddeo di Bartolo".
“Madonna trecentesca del senese Taddeo di Bartolo”.
"Targa commemorativa della fondazione dello scoutismo".
“Targa commemorativa della fondazione dello scoutismo”.
"Tomba in arcosolio di Anselmo d'Incisa". Quella esposta all'esterno è un fedele calco, l'originale è conservato nel Museo Diocesano.
“Tomba in arcosolio di Anselmo d’Incisa”. Quella esposta all’esterno è un fedele calco, l’originale è conservato nel Museo Diocesano.

e molti altri ancora, impossibile citarli tutti ma, fra tutte, quella che più rimane nel cuore è la meravigliosa Madonna trecentesca di Taddeo di Bartolo. Qui è sepolto anche il musicista Stradella assassinato nel 1682 per affari di cuore davanti a S. Pietro in Banchi.

Papa Pio VII vi celebrò messa per tre mesi, Giacomo della Chiesa, futuro Papa Benedetto XV, vi venne battezzato nel 1854. Forse anche per questi motivi S. Maria delle Vigne beneficia di alcuni singolari privilegi: ancora oggi al suo prevosto è riconosciuto il titolo di “prelato d’onore di Sua Santità” e Papa Giovanni Paolo II l’ha elevata nel 1983 al rango di Basilica minore inoltre, a differenza di quasi tutti gli altri luoghi di culto cittadini, come attestato da apposita iscrizione, non gode di immunità.

I tesori di San Donato…

Nel cuore della città vecchia, a pochi passi sia dalla zona di San Lorenzo e del palazzo Ducale che della piazza delle Erbe, quasi nascosta fra gli edifici e le logge medievali, si incontra l’antica chiesa di San Donato.

Venne eretta nell’XI sec., probabilmente sulle basi di una più antica cappella preesistente del VII sec., per onorare  la figura del vescovo martire aretino Donato. In zona infatti era a quel tempo forte la presenza di una comunità assai fiorente di mercanti provenienti da Arezzo, dediti al commercio di metalli, di spezie, di stoffe e di derrate alimentari.

Attorno al 1160 vantava già il titolo di parrocchia e nel 1189, grazie all’arcivescovo Bonifacio che ne era stato prevosto, venne consacrata ed affidata alla collegiata dei canonici.

San Donato ricoprì un ruolo importante anche nell’ambito civile visto che fu una delle sedi in cui si riunivano i consoli dei placiti per deliberare le loro sentenze e che fu una delle chiese sul cui portale furono affissi gli anelli delle catene di Portopisano, prestigioso bottino di guerra a ricordo della vittoria sui pisani.

Come ricordato da apposita lapide sul portale la parrocchia venne fregiata della facoltà di indire messa in regime di “Indulgentia plenaria”, garantendo l’assoluzione ai crociati e non solo, di ritorno dalla Terrasanta.

"La torre nolare del campanile di San Donato".
“La torre nolare del campanile di San Donato”.

Come altri edifici della zona San Donato subì gravi danni in seguito al bombardamento di Re Sole del 1684 e soprattutto di quelli del 22 ottobre e del 6 novembre del 1942 e del 4 settembre 1944 durante la seconda guerra mondiale.

Legata alle vicende della parrocchia e soprattutto a quelle della città è la presenza di una lapide su un moderno palazzo di Vico Biscotti dove un tempo sorgeva l’attiguo oratorio della Morte e della Misericordia eretto nel 1637 per volere della potentissima Arciconfraternita della Morte che si occupava di dare cristiana e decorosa sepoltura ai meno abbienti: le pesti e i morbi che decimavano la popolazione infatti erano frequenti e non tutti potevano permettersi un dignitoso funerale.

La chiesa di San Donato ancora oggi è nota ai per il suo singolare campanile ottagonale e per la sua sontuosa edicola barocca opera del Casella meglio noto, per il suo carattere irascibile e rissaiolo, come lo “Scorticone”.

"L'edicola barocca di Domenico Fiasella".
“L’edicola barocca di Gian Domenico Casella”.
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La Madonna del Latte di Barnaba da Modena.

Ma è al suo interno che cela i suoi tesori più preziosi: oltre ad un crocifisso proveniente dalle crociate, ad una statua lignea processionale della Madonna del Carmine, ad un’altra statua di Madonna col bambino del Casella e alla celebre trecentesca Madonna del Latte di Barnaba da Modena, nella cappella dei falegnami di San Giuseppe sono presenti tre straordinari capolavori oggetto di visita e ammirazione soprattutto da parte di turisti stranieri ammaliati dalla loro bellezza:

Il trittico dell’Adorazione dei Magi opera del 1515 di Joos Van Cleve artista fiammingo assai stimato in tutta Europa, la trecentesca Madonna con bambino capolavoro di assolutamente degna dei maestri senesi dai quali trasse ispirazione e una secentesca Sacra Famiglia, commissionata a Domenico Piola dalla Confraternita dei falegnami, la cui singolarità consta nel fatto che Gesù non è in braccio alla Vergine ma a Giuseppe.

"Madonna con bambino di Nicolò da Voltri".
“Madonna con bambino di Nicolò da Voltri”.

 

"L'adorazione dei Mafi" di Joos Van Cleve.
“L’adorazione dei Magi” di Joos Van Cleve.

 

"Sacra famiglia" di Domenico Piola.
“Sacra Famiglia” di Domenico Piola.

 

“Documento del Battesimo di Paganini del 28 ottobre 1782”.

Ultima  curiosità, proprio di fronte al polittico, il certificato di battesimo di Niccolò Paganini, sacramento ricevuto dal musicista nella vicina chiesa di S. Salvatore.

A differenza del cavallo del popolare  a San Donato val la pena di “guardare in bocca”…

S. Michele ieri… S. Stefano oggi…

Nel luogo dove si staglia oggi la chiesa di S. Stefano un tempo esisteva quella antichissima voluta dai Longobardi intitolata a S. Michele arcangelo, il loro santo guerriero. Il noto campanile in origine era una torre arimannica utilizzata come presidio dai soldati di stanza in città.

Sulle fondamenta della chiesa longobarda nel 960 d.C. il vescovo Teodolfo affidò ai monaci benedettini l’erezione del nuovo tempio intitolato a S. Stefano, ancora oggi, nonostante le varie ristrutturazioni occorse nei secoli, uno splendido esempio di stile romanico ligure.

Per la prima volta a Genova si inaugura l’usanza di costruire gli edifici religiosi a lesene bianco nere. Gli esterni della chiesa sono infatti costituiti da fasce di marmo nere provenienti dalla cava di S. Benigno (il famoso marmo di Promontorio) e bianche originarie delle Alpi Apuane.

"L'essenziale interno della chiesa"
“L’essenziale interno della chiesa”

 

Fino ad allora le chiese genovesi erano scolpite nel marmo nero poi, con il graduale ridursi della vena del Promontorio, si stabilì di utilizzare anche quello bianco di Carrara.

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“S. Stefano con sotto l’ottocentesco porticato di Via XX settembre”. Foto di Leti Gagge.

“La parte esterna più antica della chiesa”. Foto di Leti Gagge.

Oltre che per la costruzione dei templi (S. Maria in Via Lata, San Lorenzo, S. Matteo, S. Agostino…) venne concesso, in ossequio al loro prestigio, anche alle quattro grandi nobili famiglie genovesi Doria, Fieschi, Spinola e Grimaldi di sfoggiare i marmi bicromi per la realizzazione delle proprie dimore.

Storia di un santuario… di un presepe…

e di ospiti molto altolocati…

Sulle alture del Monte Galletto si staglia il settecentesco Santuario della Madonnetta.
Il solo ufficialmente riconosciuto dalla Repubblica con tanto di autentica dogale.
È un altro di quei luoghi speciali che Genova sa regalare ai suoi amanti, ricco di opere d’arte e curiosità.
Disposto su quattro livelli di continui sali e scendi per ricordare ai fedeli che, come Gesù è sceso in terra per salvare gli uomini, così costoro devono salire a lui per purificarsi.
Ti accoglie con un meraviglioso sagrato in rissoeu, uno dei meglio conservati in città.

"Il Risseu".
“Il Rissoeu”.

Al suo interno la statua in alabastro della Madonnetta, una versione di quella, più celebre, di Trapani, venerata in tutto il Mediterraneo.
È una rappresentazione unica perché il Bambinello non guarda in avanti ma si rivolge alla Madre e le stringe il pugno… come a dire “Proteggili”.
Il vestito che fascia Gesù è lo stesso che avvolge la Madonna a sottolineare che sono una cosa sola.

"La chiesa a pianta ottagonale e lo scranno dogale".
“La chiesa a pianta ottagonale e, sulla destra lo scranno dogale e quelli dei rappresentanti del Senato”.

Infine l’ampio

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“La Madonnetta”.

drappeggio dell’abito, più grande del necessario, sta ad indicare che c’è posto e protezione per tutti.
Incastonate nelle pareti della chiesa ottagonale (l’otto nella simbologia cristiana rappresenta la Resurrezione) sono presenti circa venticinquemila reliquie di santi, provenienti dalle prime catacombe romane.
La volta della cripta è affrescata dal Guidobono e molti dei maggiori artisti del ‘700 genovese hanno lasciato qui la propria impronta.
Impossibile non ricordare il Bissone con la Statua della Madonna Regina e le statuine del presepe nella scena della Natività.
O il Maragliano con uno dei suoi celebri crocifissi e con la continuazione del famoso presepe che da lui prende il nome.

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“Il Crocifisso del Maragliano”.

In realtà oltre al Maragliano e al Bissone, le circa cento statuine che lo compongono sono frutto di oltre un secolo di tradizione della scuola genovese e dei suoi eredi. Dai maestri Navone e Pedevilla al tirolese De Scopt.
Molte altre sarebbero le cose da raccontare… buona scusa per una visita… un’ultima però va rammentata:

“Si riconoscono la Porta del Molo, detta Siberia, la parte medievale del Palazzo S. Giorgio e la Torre  De Castro”. Foto di Leti Gagge.

“Da Sottoripa”. Foto di Leti Gagge.

“Foto di Leti Gagge”.

“Foto di Leti Gagge”.

“Foto di Leti Gagge”.

“Foto di Leti Gagge”.

“Foto di Leti Gagge”.

La Pietà del Maragliano, osservata in solitudine, commuove per tragicità espressa.
In particolare gli occhi azzurri della Madonna sono così vivi e lucenti che sembrano implorare noi uomini di non bestemmiare mai più suo Figlio.
La Madonnetta val ben una Messa!

“La Pietà”.

Storia di un’Abbazia poco nota… di santi protettori…

Sulle alture della circonvallazione a monte, sconosciuta ai più, si staglia l’antica abbazia di S. Maria della Sanità, chiesa gentilizia della nobile famiglia De Mari.

"La Madonna della Sanità sopra l'altare".
“La Madonna della Sanità sopra l’altare, opera del Narducci del 1615”.

 

Il complesso sorge sul luogo dove precedentemente nel ‘400 esisteva una chiesa intitolata a San Bernardino da Siena (da qui anche il nome del tratto delle mura e della Porta poco distanti) per volere di Stefano De Mari, proprietario dei terreni (così come dell’attigua attuale Villa Gruber, un tempo De Mari). Fu edificata nel 1592 su progetto del Ponzelli ed affidatane la conduzione ai Carmelitani Scalzi di S. Anna.

Con la Rivoluzione franco genovese del 1797 la gestione passò di mano prima ai De Mari, poi al clero secolare, quindi alle monache di clausura.

Nel 1934, con apposito decreto ministeriale, la chiesa fu inserita nell’elenco dei Monumenti di interesse nazionale ma subì gravi danni in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e cadde nell’oblio.

Dopo alterne vicessitudini e passaggi di mano nel dopoguerra il cardinale Siri si attivò per la sua ricostruzione affidandone i lavori di ripristino all’Ingegner Umberto Pagnini che, grazie all’aiuto del Genio Civile e alle offerte dei fedeli, potè restituire al complesso il perduto splendore.

Nel 1965 l’Arcivescovo riconsegnò al culto dei fedeli l’Abbazia.

Appena superato l’ampio scalone di accesso, nell’atrio si incontra subito una gradita sorpresa, una splendida “Sacra Famiglia” (con San Giovannino) in ardesia di Luca Cambiaso,  insuperato maestro del Manierismo genovese: un’opera che sprigiona in egual misura potenza e delicatezza.

Atrio S.Famiglia L.Cambiaso
“Sacra famiglia e San Giovannino, opera in ardesia di Luca Cambiaso”.

 

Degno di nota anche il busto di Ansaldo De Mari, uno dei personaggi più illustri della Casata,

"Busto di Ansaldo De Mari, un tempo conservato nella cappella familiare della demolita chiesa di San Domenico".
“Busto di Ansaldo De Mari, un tempo conservato nella cappella gentilizia della demolita chiesa di San Domenico”.

primo ammiraglio dell’Impero ai tempi di Federico Secondo, nella prima metà del ‘200.

 

Una volta varcata la soglia dalla curiosa pianta ottagonale numerose sono le opere di scuola genovese custodite al suo interno e alcune di esse meritano particolare menzione come, ad esempio, le balaustre dell’ Orsolino, scultore molto attivo e noto in città (fra le tante opere, il barchile di Piazza delle Erbe) o la secentesca rappresentazione del Narducci sopra l’altare della Madonna della Sanità ma quella che, più di tutte, mi ha colpito, custodita nella seconda cappella sul lato sinistro, opera di G. B. Paggi del 1600 è la

“Madonna con i quattro santi protettori di Genova (S. Giorgio, S. Giovanni Battista, S. Siro e S. Lorenzo).

Genova orgogliosa e impettita non si svela facilmente, basta a se stessa, si lascia trovare solo da chi ha voglia di cercare e la Sanità, a mio modesto parere, ne è emblematica dimostrazione.

2° Cappella Sx
“I quattro santi protettori di Genova, opera di G. B. Paggi”.

 

 

 

 

 

S. Bartolomeo dell’Olivella…

Complesso conventuale eretto nel 1305 dai monaci Cistercensi come ci ricorda una lapide, posta all’ingresso del chiostro dedicata al suo fondatore, Bongiunta Valente.

La piazza, protetta dai frastuoni e dal traffico quotidiano è un luogo dell’anima dove anche il tempo entra in punta di piedi perché ha paura di disturbare, di interrompere l’incanto.
Sulla lunetta un affresco con Madonna e bambino e S. Bartolomeo con in una mano un libro e nell’altra un coltello, a simboleggiare la supremazia della cultura sulla violenza.
Al suo interno, in pieno degrado, opere di artisti minori della scuola genovese.
In epoca napoleonica la chiesa venne requisita dalle truppe francesi e adibita a stalla, il chiostro a caserma.

 

"Scorcio d'altri tempi".
“Scorcio d’altri tempi”.

Cessata l’indipendenza della Repubblica il complesso è stato sconsacrato, in parte inglobato dalle abitazioni circostanti, in parte utilizzato come teatro e luogo ricreativo.

"Particolare dell'arco di accesso alla piazza".
“Particolare dell’arco di accesso alla piazza”.

Storia di una Chiesa particolare…

 profondamente genovese…
In Piazza Banchi attigua all’antica Porta di S. Pietro fin dal 862 esisteva, appena fuori le mura, l’omonima chiesa.
Nel 1398, a causa di un vasto incendio, rimase al suo posto un cumulo di tristi macerie fino a quando, alla fine del secolo successivo, venne demolita per permettere la costruzione del palazzo nobiliare di Giannotto Lomellini, Doge della città.
In seguito ad un voto compiuto nel 1583 dal nobile durante la peste, la lussuosa dimora venne abbattuta.
Soltanto le costruzioni a livello della strada rimasero intatte.
Si decise così di ricostruire la chiesa e, caso unico al mondo, si stabilì di tassare i commercianti che, in questo modo, poterono ottenere la concessione delle botteghe sottostanti.
Rispetto a quella originaria l’architetto Bernardo Cantone spostò la facciata rivolgendola non più a mare, bensì sulla Piazza e aggiunse sia la coreografica balaustra marmorea che lo scalone di accesso.
Terminata nel 1590 la chiesa di S. Pietro prese il nome della Porta, in ricordo della vicinanza all’arco dell’antica porta.
Testimone secolare di liti, omicidi (celebre teatro dell’assassinio del musico Stradella), rivolte, contrattazioni, scambi, commerci S. Pietro in Banchi ,come identificata dalla maggioranza, è la chiesa che meglio rispecchia l’approccio tutto genovese, come direbbe De André, “al sacro e al profano”.
L’edificio dovette subire anche l’onta dei bombardamenti di Re Sole nel 1684 e, soprattutto, quelli alleati del 1942.
Ristrutturata per l’ennesima volta si mostra come ancora oggi la vediamo, nonostante i disarmonici squilibri, in tutta la sua scenografica presenza.

“Chiesa di Piazza Banchi”. Foto di Leti Gagge.

Storia di un santuario antichissimo…

 e di un Frate speciale….
In Piazza delle Grazie, davanti all’omonimo santuario, svetta opera del Galletti, la statua in onore del Padre Santo.
Il frate cappuccino Francesco da Camporosso che si distinse in città per le sue opere misericordiose e caritatevoli.
Si spense nel 1866 mentre pregava per la sua Genova flagellata dal colera.
Il gruppo marmoreo inaugurato nel 1963 celebra, fra i tanti, tre miracoli attribuiti al Santo.

Sono rappresentati un lavoratore portuale, un naufrago ed una madre con la figlioletta agonizzante.
L’attigua chiesa, dall’anonimo moderno aspetto, in realtà secondo la tradizione sorge sul luogo dove nel V sec. d.C. approdarono i SS. Nazario e Celso, i primi predicatori del Cristianesimo in Liguria.
A questi venne intitolata la primitiva cappella che conserva ancor oggi, sita a livello del mare, la più antica cripta esistente.

Nel XI secolo, vista la sua posizione a picco sul mare, venne eletta dai marinai come meta delle loro suppliche e mutò il nome in Nostra Signora delle Grazie.

"Le Mura delle Grazie".
“Le Mura delle Grazie”.

Da qui anche il nome del sottostante tratto di Mura del XIII sec.

Storia…di tre Cattedrali estive ed invernali….

La più antica cattedrale cittadina era l’odierna chiesa di S. Siro fondata, fuori le Mura, nel lV sec d.C. con il nome di Dodici Apostoli.

2Facciata neo classica di San Siro".
“Facciata neo classica di San Siro su disegno del Barabino”.
In seguito al miracolo di Siro, il Vescovo della cacciata del basilisco, la basilica ne assunse il nome.
Causa le continue scorrerie piratesche il luogo di culto fuori porta non venne più ritenuto sicuro e si deliberò di adottare due sedi in contemporanea.
 
"Facciata neo classica di Santa Maria di Castello".
“Facciata neo classica di Santa Maria di Castello”.

 

"Affresco raffigurante il miracolo del Vescovo Siro opera di Taddeo Carlone".
“Affresco raffigurante il miracolo del Vescovo Siro opera di Taddeo Carlone”.

Si decise così di spostare in estate (periodo favorevole alla navigazione e ai probabili saccheggi) la sede vescovile in San Lorenzo, all’interno della cinta muraria e di mantenere S. Siro come dimora invernale.
L’alternanza durò fino al 1006 anno in cui S. Siro cessò la sua funzione di cattedrale rinunciando al suo titolo in favore di San Lorenzo.

"Colonnato di San Lorenzo".
“Colonnato di San Lorenzo”.

Dal 1007 nel gioco delle alternanze, nel ruolo di sede estiva a S. Siro subentrò S. Maria di Castello che manterrà tale privilegio per tutto il secolo.


Di fatto però, già nel 1098, a suggellare l’ormai acclarata supremazia di S. Lorenzo, come definitivo centro di potere ecclesiastico Guglielmo
 Embriaco, di ritorno dalle Crociate, vi consegnerà il bottino di guerra e le ceneri del Battista.
Sarà Papa Gelasio II nel 1118 a consacrare ufficialmente S. Lorenzo come cattedrale di Genova.
"Loggia dell'Annunciazione di Santa Maria di Castello".
“Loggia dell’Annunciazione di Santa Maria di Castello”.

In Copertina: La Cattedrale di San Lorenzo. Foto di Leti Gagge.