Porta di San Pietro

Al di là del suggestivo scatto che inquadra l’accesso a Piazza Banchi visto da Piazza Cinque Lampadi si sta passando sotto l’arco della porta di ponente delle Mura del X secolo.

Tale varco detto porta di San Pietro restò in auge fino al 1155 quando vennero erette le Mura del Barbarossa.

Da qui anche l’invito l’intitolazione dell’attigua primitiva chiesa di S. Pietro della Porta, altrimenti nota come S. Pietro in Banchi.

Alzando gli occhi si può ancora intuire la conformazione a torre con i primi due piani in pietra del che l’ha inglobata di epoca romanica (XII-XIII sec.).

I piani superiori invece sono inficiati da modifiche effettuate nel XVII secolo e da sopraelevazioni successive.

In Copertina: Porta di San Pietro vista dal lato di Piazza Cinque Lampadi. Foto di Giovanni Cogorno.

Vico dei Caprettari

Certo vedere le serrande abbassate nel caruggio fa un po’impressione.

In epoca medievale invece doveva essere un vico molto vivace e frequentato poiché qui avevano sede le macellerie ovine.

Oggi è un vicolo dimenticato che dai portici di Via Turati si inserisce nel budello di Canneto il Lungo e Canneto il Curto.

Oltre alla rivendita vinicola dell’antica vineria, nel caruggio si trova la famosa Barberia Giacalone con il suo secolare inconfondibile stile liberty.

In Copertina: Vico dei Caprettari. Foto di Stefano Eloggi.

Vico del Cioccolatte

Nel quartiere del Carmine numerosi sono i toponimi che rimandano all’antica vocazione pasticcera della zona.

È questo ad esempio il caso del dove avevano sede nel ‘600 i laboratori dei maestri cioccolatai.

Nel caratteristico caruggio si incontrano i resti di una cornice che conteneva un monumentale dipinto. Osservando l’intonaco scrostato si possono notare ancora tracce del profilo di una Madonna con Bambino attorniata da altri non identificati personaggi.

In Copertina: Vico del Cioccolatte. Foto di Franco Risso

Vico Fumo

Ignota l’origine del toponimo di vico del Fumo, si sa soltanto che è molto antico. E’ un vicoletto di pochi metri situato tra il muro esterno della chiesa di S.Giorgio ed il di Grillo Cattaneo.

Quella che si intravede al centro dello scatto è un lato della chiesa, dedicata al martire Pisano, di San Torpete.

Sulla destra invece attraverso una porticina lungo il muro perimetrale della chiesa intitolata al protettore militare genovese si accede ad un singolare appartamento che, disposto su più livelli in un labirintico percorso, presenta dei vani completamente curvilinei a seguire il profilo della cupola.

In Copertina: Vico del Fumo. Foto di Giovanni Cogorno.

Vico Squarciafico

Passando da vico Ragazzi a piazza delle Scuole Pie si incontra vico Squarciafico.

L’origine del toponimo rimanda alla nobile omonima famiglia proveniente attorno al 1100 dalla Germania che qui aveva le proprie dimore.

Se “questi muri potessero parlare” -come cantavano De André e Baccini- racconterebbero storie di ambasciatori, ammiragli e poeti:
il primo Squarciafico di cui si ha notizia fu Oberto che nel 1169 combattè fra le file dei lucchesi e nel 1188 fece parte della delegazione incaricata di trattare la pace con i pisani; sempre a proposito di un tal Montanaro nel 1283 fu capitano di nove galee schierate contro i toscani; nel 1361 Oberto fu signore, prima di cederle alla di Genova, di Ceriana e Sanremo; Antonio nel 1386 fu ambasciatore presso il re di Aragona e Clemente nel 1428 fu presente nelle trattative imbastite con il re Alfonso; nel 1459 all’ammiraglio Oberto venne affidato il compito di difendere la roccaforte di Bonifacio in Corsica; nel 1580 Oberto fu investito del titolo di Marchese di Galabarca nel Regno di Napoli; Gio Batta nel 1605 fu senatore della Repubblica e nel secolo XVII Vincenzo fu un letterato di discreto successo.

Dopo la riforma del 1528, gli Squarciafico chee nel 1414 formavano già un loro Albergo, confluirono in quello dei Cicala.

In Copertina: Vico Squarciafico. Foto di Giovanni Cogorno.

Vico dell’Oliva

Il toponimo di Vico dell’Oliva fa riferimento alla presenza in loco nel medioevo del mercato dell’olio.

Probabilmente da qui ebbe origine l’omonimo casato degli Oliva che si accorpò, a seconda delle schiatte, a quello degli Usodimare, dei Negrone, Cattaneo e dei Grimaldi.

I membri di quest’ultimo, come testimoniato dalla loro presenza in S. Maria di Castello, costituirono il ramo più noto quello appunto dei Grimaldi Oliva.

All’angolo con Vico Gibello si trova sotto una minuscola nicchia con tettuccio a cono una statuetta della Madonna intenta a pregare.

In Copertina: Vico dell’Oliva. Foto di Giovanni Cogorno.

Vico della Cittadella

Tra via Balbi a salita S.Brigida si incontra vico della Cittadella.
Il toponimo del caruggio, oggi assai trascurato, trae origine dalla particolare conformazione fortificata assunta dalla zona dopo l’erezione delle mura nel XV sec.

Questa nuova cinta muraria ebbe un importante ruolo difensivo fino al XVII secolo quando, con la costruzione delle mura nuove del 1632 che ampliarono significativamente il loro perimetro, perse d’importanza.

Da una relazione del 1606 del Senato della emerge infatti la preoccupazione per l’apertura di cancelli per dare una uscita alle vicine salite.

In Copertina: Vico della Cittadella. Foto di Alessandra Illiberi Anna

Vico Gatti

è una traversa, oggi chiusa, di via Lomellini testimone dell’antico amore dei per i felini.

“Genova, città dei gatti. Angoli neri.
Si assiste alla sua ininterrotta costruzione dal tredicesimo al ventesimo secolo.
Questa città tutta visibile e presente a se stessa; in persistente familiarità con il suo mare, la sua roccia, la sua ardesia, i suoi mattoni, i suoi marmi; in lavorio perpetuo contro la sua montagna. – Americana dopo Colombo.
Noia ineffabile delle cose d’arte – assente a Genova”.

Cit. Paul Valery Paul Valery scrittore francese (1871 – 1945).

In Copertina: Vico dei Gatti. Foto di Alessandra Illiberi Anna Stella.

Vico del Papa

Nel quartiere della Maddalena da Piazzetta Cambiaso si snoda il vico del Papa.

L’origine del toponimo nulla ha a che vedere con sua Santità e infatti si fa risalire alla presenza in loco, in epoca medievale, di un’antica taverna chiamata -appunto- del Papa.

Nel caruggio è possibile ammirare una splendida settecentesca edicola che raffigura la Madonna con Bambino e San Giovannino.

In Copertina: Vico del Papa. Foto di Alessandra Illiberi Anna Stella.